28/09/2026
Qualche mese fa ho accompagnato Mario in una costellazione familiare.
Mario non è il suo vero nome: ho chiesto la sua autorizzazione a raccontare questa esperienza, ma ho scelto di tutelare la sua identità. Spero che la sua storia possa far riflettere qualcuno che, leggendo, si riconosca in una domanda simile.
Mario aveva un rapporto con l’alcol che aveva iniziato a fargli sorgere delle domande. Gli piaceva bere in compagnia, durante una cena o con gli amici, ma aveva anche preso l’abitudine di bere da solo. La classica birretta o il bicchiere di vino dopo una giornata faticosa, una volta tornato dal lavoro.
Non si trovava in una condizione clinica di dipendenza. Questo per me è un punto importante da chiarire: se avessi riconosciuto una situazione di dipendenza o un problema clinico, sarei stata io stessa a suggerirgli di rivolgersi a un medico o a uno specialista. Una costellazione non sostituisce in alcun modo un percorso medico o psicologico.
Mario, però, si poneva una domanda molto precisa: “Perché mi viene voglia di bere anche quando sono da solo?”
E e siamo partiti da questa domanda.
Quello che è emerso dal campo ha portato Mario a riconoscere qualcosa che non riguardava soltanto il suo rapporto con l’alcol, ma un modo di vivere e di reagire che apparteneva alla sua storia familiare e che lui, senza rendersene conto, stava ripetendo.
Il rapporto con l’alcol, infatti, era iniziato prima di lui. Ed è proprio questa consapevolezza che ha dato un significato ancora più profondo alla domanda con cui Mario era arrivato.
Nel campo Mario ha potuto vedere quello schema da una prospettiva diversa. Non per trovare un colpevole e nemmeno per attribuire alla famiglia la responsabilità delle proprie scelte, ma per riconoscere qualcosa che fino a quel momento aveva agito senza essere pienamente consapevole.
È uscito dalla costellazione provato, ma allo stesso tempo più leggero.
Nei giorni successivi è arrivata anche la confusione e credo sia una parte importante di questo lavoro. Quando osserviamo qualcosa di noi in modo nuovo, non sempre arriva immediatamente una soluzione. A volte ciò che abbiamo visto ha bisogno di tempo per depositarsi dentro di noi.
Ed è quello che è successo a Mario.
Con il passare dei giorni, quella consapevolezza ha iniziato a diventare concreta.
Oggi mi racconta che riesce a godersi un bicchiere di vino durante i pasti, insieme alla sua compagna, oppure in occasioni speciali con gli amici.
Non perché la costellazione abbia “risolto” il suo problema e nemmeno perché qualcuno gli abbia detto cosa fare.
Il cambiamento è arrivato da lui, dalla consapevolezza di uno schema, dalla volontà di osservarlo e dalla scelta di non continuare necessariamente a ripeterlo.
Ed è proprio questo, per me, uno degli aspetti più profondi del lavoro con le costellazioni: portare alla luce ciò che prima agivamo senza rendercene conto.
La costellazione non decide al posto nostro e non ci toglie la responsabilità delle nostre scelte e non promette soluzioni.
Ci permette, però, di guardare per poi iniziare a scegliere in modo diverso.
Perché la consapevolezza non cambia automaticamente la nostra vita ma ci restituisce la possibilità di farlo.