06/05/2025
Giro giro tondo
Prima di vederlo ho potuto sentirlo.
Le sue grida saturavano tutta la manica del corridoio dove è ubicato anche il nostro ambulatorio infermieristico, strilli capaci di infilarsi in ogni fessura di ogni porta, un pianto straziante che avrebbe allertato chiunque si trovasse in quel luogo e in quel preciso momento.
Invece, nella più consueta rappresentazione dell'indifferenza, dentro un ospedale stava andando in scena un atto così prevedibile da diventare quasi invisibile.
Quella che appariva, e certamente lo era, una grande comunità Rom, stazionava davanti all'ingresso del blocco operatorio, occupando tutte le sedute della sala di attesa, con grande disappunto di altre persone che attendevano i loro cari operati dentro le sale operatorie.
Facile pensare che anche la grande famiglia di zingari attendesse l'uscita di un parente operato ma tutto ciò non giustificava invece quel pianto straziante che proveniva da un bambino in braccio a una di quelle donne dai grandi gonnelloni pesanti e ciabatte con la pelliccia finta.
Tra loro un giovane uomo si aggirava con della documentazione tra le mani mentre, senza alcun problema, tentava di aprire le tante porte di accesso ai tanti ambulatori presenti in quell'area.
Non nego di aver allertato i colleghi e collocato le nostre borse e zaini dentro un armadio custodito, ma quel che continuava a turbarmi, più che a infastidirmi, era quel pianto incontenibile di quel bambino.
Giusto il tempo di mettere al sicuro portafogli e carte di credito che il giovane uomo entra nel nostro ambulatorio infermieristico con tutto il suo carico di fogli tra le mani.
Posso sentire ancora forti le grida di quel bambino sconosciuto ma posso anche vedere che quei fogli sono di un verbale di pronto soccorso.
L'uomo mi dice, piuttosto incazzato, che Dorian, suo figlio di 2 anni, la sera prima si era quasi amputato un dito con un coltello da salame, che il pronto soccorso lo aveva suturato con il superattak (...) e dimesso, ma che adesso il dito era tutto nero, insanguinato e che il bambino grida e non si fa toccare.
Ah, ecco.
Chiedo, se per caso, si fossero nuovamente rivolti al pronto soccorso, o alla guardia medica, o alla pediatria, o al medico di famiglia, a Papa Bergoglio o a Gesù Cristo ma ben presto capisco che qualcuno ha detto loro " andate all'ambulatorio infermieristico che là fanno tutto!"
Ora, quella che a me pareva anche una affermazione orgogliosamente generosa, in quel frangente preciso mi suonò come " Ehi, piantatela di girovagare con questo piccolo demonio ululante, smettetela di invadere i nostri ospedali, le nostre sale di attesa, di sedervi sulle nostre sedie, di parlare ad alta voce e disturbare, andate soprattutto a farvi curare a casa vostra".
Una collega e io decidiamo dunque di non fare "respingenza" ma di fare "accoglienza".
Dorian è letteralmente avvinghiato, tipo scimmietta, a quella che poteva essere una nonna giovane, ben più giovane di me che nonna non sono ancora, per esempio.
La vistosa fasciatura sulla manina destra mostra delle bende parzialmente dislocate di sanguaccio rappreso, scuro, incollato.
Impossibile avvicinarsi alla creaturina, le sue grida ora sono ancora più strazianti.
In meno di un minuto la collega e io veniamo accerchiate da tutta la famiglia che ci chiede in maniera piuttosto folkloristica ( e vagamente minacciosa) di medicare quella manina.
Ok, medichiamo la manina, è la prima rassicurazione.
Ma per farlo, cari signori, cara famiglia, dobbiamo individuare tra voi due persone di fiducia, due non tre, non quattro, non dieci.
Ci vuole un papà che tenga fermo Dorian e una mamma, o una nonna, che parlino dolcemente al bambino.
Gli altri tutti al bar.
Sì sì, signori, al bar.
Decidiamo che per prima cosa è necessario rimuovere quelle bende incollate e prepariamo una bacinella di soluzione fisiologica sterile nella quale immergere la manina.
Facile a dirsi, un po' meno a farsi.
Dorian piange quasi a stimolarsi il vomito e quando tutto sembra precipitare la nonna del bambino inizia a cantilenare una filastrocca incomprensibile ma che per assonanze musicali assomigliava alla nostra " giro giro tondo, casca il mondo, casca la benda, tutti giù per terra!"
E nota dopo nota, giro dopo giro, benda dopo benda, riusciamo a rimuovere tutti quei giri di coesiva coagulata su quel povero e minuscolo dito offeso da una grande e tagliente lama.
L'urlo della scimmietta ora assomiglia più al miagolio di un gattino ferito, ma è certamente meno straziante.
Ovviamente il Superattak non aveva tenuto e la ferita, seppur pulita e senza segni infettivi, necessitava di qualche medicazione successiva per auspicare una guarigione per seconda intenzione.
Cose normali insomma, impegnativa del medico curante, registrazione sul CUP, prenotazione e consegna degli appuntamenti.
Cose anormali invece.
Nessun medico curante reperibile, nessuna registrazione al CUP, nessuna prenotazione possibile nell'immediato, appuntamenti che non possono venir dati, ma prestazione erogata, direbbe l'agenda, ma io cosa dico alla mia amministrazione?
Dorian verrà ancora per tre volte, accompagnato solo dal papà e dalla giovane nonna, tra cantilene e medicazioni abbiamo chiuso quel piccolo dito, su quella piccola mano, su quel buffo muso finalmente sorridente.
Lo spirito del wound care è anche questo.
Giro giro tondo, casca il mondo, casca la benda, tutti giù per terra!