Dott.ssa Cinzia Cirielli

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Dott.ssa Cinzia Cirielli Docente in ambito infermieristico, Scienze Motorie, Nutrizione e FKT Formazione.

Dr Scienze e Tecniche Psicologiche, Founder&Director di Study Academy, è Advisor in Chirurgia Plastica ed esperta in Drenaggio Linfatico Vodder e Leduc, Linfedema .

22/10/2026

IMPARARE A SCEGLIERE SÉ STESSIQuante volte hai detto “sì” quando avresti voluto dire “no”?A volte, per paura di deludere...
21/10/2026

IMPARARE A SCEGLIERE SÉ STESSI

Quante volte hai detto “sì” quando avresti voluto dire “no”?

A volte, per paura di deludere o di essere giudicati, mettiamo da parte i nostri bisogni. E quando finalmente proviamo a pensare a noi stessi, arriva il senso di colpa.

Ma scegliere sé stessi non significa essere egoisti. Significa imparare a rispettarsi.

Da dove cominciare? Ecco 5 piccoli esercizi:

1. Ascoltati. Ogni sera chiediti: cosa mi ha fatto stare bene oggi? Cosa mi è mancato?
2. Prenditi tempo. Prima di accettare una richiesta, prova a rispondere: “Ci penso e ti faccio sapere”.
3. Allenati a dire no. Comincia dalle piccole cose, senza sentirti obbligata a giustificarti sempre.
4. Osserva il senso di colpa. Chiediti: sto facendo qualcosa di sbagliato o sto semplicemente imparando a mettere un limite?
5. Dedica tempo a te stessa. Anche 15 minuti al giorno per qualcosa che ami possono fare la differenza.

Ricorda: non devi aspettare di arrivare al limite per iniziare a scegliere te stessa.

E tu, riesci a dire di no senza sentirti in colpa?

Se ti riconosci in queste parole, seguimi. Continueremo ad approfondire insieme questi temi.

A cura della Dott.ssa Cinzia Cirielli
Laureata in Scienze e Tecniche Psicologiche
Laurea magistrale in Psicologia Clinica in corso

PSICHE & CIBO – DODICESIMO ARGOMENTOQUANDO MANGIARE SANO DIVENTA UN’OSSESSIONEMangiare sano è importante. Ma cosa succed...
12/10/2026

PSICHE & CIBO – DODICESIMO ARGOMENTO

QUANDO MANGIARE SANO DIVENTA UN’OSSESSIONE

Mangiare sano è importante. Ma cosa succede quando la ricerca del cibo perfetto diventa una preoccupazione continua?

Controlli ogni ingrediente, elimini sempre più alimenti, provi ansia se mangi qualcosa che consideri poco salutare.

Magari eviti cene o ristoranti perché non puoi controllare ciò che mangerai.

Quando l’attenzione alla salute diventa rigidità e paura, il cibo può trasformarsi in una fonte di sofferenza.

Questo fenomeno viene spesso chiamato ORTORESSIA.

Il termine descrive una preoccupazione eccessiva per la qualità e la presunta purezza degli alimenti. Non è una diagnosi autonoma nei principali manuali diagnostici, ma può comportare difficoltà importanti.

QUALI SEGNALI MERITANO ATTENZIONE?

* Ti senti in colpa se non rispetti le tue regole alimentari.
* Elimini alimenti senza necessità mediche.
* Rinunci a occasioni sociali per paura del cibo.
* Pensare a cosa mangiare occupa gran parte della giornata.

UN ESERCIZIO PER RIFLETTERE

Prova a chiederti:

“Scelgo cosa mangiare per prendermi cura di me o per paura di sbagliare?”

“Se mangiassi qualcosa di diverso dal previsto, riuscirei a viverlo serenamente?”

Queste domande non servono a diagnosticare un problema, ma a riconoscere quanto spazio occupano le regole alimentari nella tua vita.

COME INIZIARE A CAMBIARE PROSPETTIVA?

Un singolo alimento non definisce la tua salute.

Prova a riconoscere pensieri rigidi come “Questo cibo è proibito”, senza trasformarli automaticamente in regole.

Se la paura di mangiare condiziona le tue giornate, un supporto professionale può aiutarti.

UN PENSIERO SU CUI RIFLETTERE

Ti è mai capitato di rinunciare a qualcosa che desideravi per paura di mangiare un alimento considerato sbagliato?

Prendersi cura dell’alimentazione è importante. Ma anche la serenità fa parte del benessere.

A cura della Dott.ssa Cinzia Cirielli
Laureata in Scienze e Tecniche Psicologiche
Laurea magistrale in Psicologia Clinica in corso

INNAMORAMENTO, ANSIA, DOLORE: PERCHÉ CAMBIA LA NOSTRA FAME?Ti è mai capitato di essere così innamorata, preoccupata o tr...
09/10/2026

INNAMORAMENTO, ANSIA, DOLORE: PERCHÉ CAMBIA LA NOSTRA FAME?

Ti è mai capitato di essere così innamorata, preoccupata o triste da sentire lo stomaco chiuso?

Oppure di attraversare un momento difficile e avere più fame del solito?

Le emozioni non si fermano nella mente: coinvolgono anche il corpo.

L’attesa di un messaggio, una delusione, un esame o una perdita possono modificare l’appetito.

Questo perché cervello, sistema nervoso e meccanismi che regolano la fame sono strettamente collegati.

C’è chi perde la voglia di mangiare e chi cerca maggiormente il cibo. Non esiste una reazione uguale per tutti.

COME PUOI AFFRONTARE QUESTI MOMENTI?

Il primo passo è riconoscere ciò che stai vivendo, senza giudicarti.

Per qualche giorno prova un semplice esercizio:

EMOZIONE → CORPO → FAME

Quando noti un cambiamento nell’appetito, chiediti:

* Quale emozione sto provando?
* Dove la sento nel corpo?
* Ho fame oppure l’emozione sta modificando il mio appetito?

UN PICCOLO SUGGERIMENTO PRATICO

Se l’ansia ti chiude lo stomaco, prova a rallentare, respirare tranquillamente e concederti un momento di calma prima di mangiare.

Se invece senti il bisogno di mangiare per trovare conforto, chiediti:

“Di cosa avrei bisogno, oltre al cibo, in questo momento?”

Una telefonata, una passeggiata, parlare con qualcuno o riposare possono aiutarti a prenderti cura anche dell’emozione.

Non devi combattere la fame né ignorarla. Puoi imparare ad ascoltarla.

E SE SEI UN GENITORE?

Se tuo figlio cambia improvvisamente abitudini alimentari, prima di concentrarti sul piatto prova a chiedergli:

“C’è qualcosa che ti preoccupa in questo periodo?”

A volte dietro un appetito diverso ci sono emozioni difficili da raccontare.

Se il cambiamento è marcato o persiste, è importante confrontarsi con un professionista sanitario.

UN PENSIERO SU CUI RIFLETTERE

Le emozioni non restano soltanto nella mente. A volte arrivano fino allo stomaco.

Ti è mai capitato che un’emozione fosse così forte da cambiarti persino l’appetito?

A cura della Dott.ssa Cinzia Cirielli
Laureata in Scienze e Tecniche Psicologiche
Laurea magistrale in Psicologia Clinica in corso

📚 Nuova stagione, nuove competenze, nuove opportunità.È il momento di ripartire investendo nella formazione: per crescer...
07/10/2026

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PERCHÉ A VOLTE MANGIAMO DI NASCOSTO?Aspetti che gli altri escano dalla stanza. Prendi qualcosa dalla dispensa, mangi vel...
07/10/2026

PERCHÉ A VOLTE MANGIAMO DI NASCOSTO?

Aspetti che gli altri escano dalla stanza. Prendi qualcosa dalla dispensa, mangi velocemente e magari nascondi anche la confezione.

Poi pensi: “Era solo un pezzetto.”

Mangiare di nascosto non significa necessariamente avere un disturbo alimentare. Ma se succede spesso, vale la pena chiedersi cosa c’è dietro.

A volte non è semplicemente fame. Può esserci la sensazione che certi cibi siano “proibiti”, la paura del giudizio, la vergogna o il bisogno di sottrarsi al controllo degli altri.

Può nascere un circolo:

PROIBIZIONE → DESIDERIO → SEGRETEZZA → MANGIO → VERGOGNA → NASCONDO

🔎PROVA A OSSERVARTI

Quando senti il bisogno di mangiare senza farti vedere, fermati un momento e chiediti:

Perché non voglio che qualcuno mi veda?
Temo un giudizio? Mi vergogno? Sento che qualcuno controlla ciò che mangio?

Sto scegliendo di mangiare o sento che “devo” farlo?

Dopo cerco di nascondere ciò che è successo, anche a me stessa/o?

Rendersene conto è già importante: ciò che avviene di nascosto può diventare facilmente automatico.

QUANDO ARRIVA L’IMPULSO

Invece di dirti “Non devo mangiarlo”, prova:

“Posso mangiarlo, ma non ho bisogno di farlo di nascosto.”

Se riesci, mettilo su un piatto, siediti e mangialo senza fretta. Non per impedirti di mangiare, ma per provare a trasformare:

CIBO → SEGRETO → FRETTA → VERGOGNA

in

CIBO → SCELTA → CONSAPEVOLEZZA

SE SEI UN GENITORE

Se trovi confezioni nascoste, evita interrogatori o frasi come “Hai mangiato ancora?”

Prova invece:

“Ho notato questa cosa. Non voglio controllarti: vorrei capire se il rapporto con il cibo ti sta facendo stare male.”

L’obiettivo non è diventare il controllore del frigorifero, ma permettere che il cibo smetta di essere un segreto.

Se il comportamento è frequente, accompagnato da perdita di controllo, abbuffate, forte vergogna o sofferenza, è importante rivolgersi a un professionista.

La domanda non è soltanto: “Cosa mangio quando nessuno mi vede?”
Ma: “Perché sento il bisogno che nessuno mi veda?”

A cura della Dott.ssa Cinzia Cirielli
Laureata in Scienze e Tecniche Psicologiche
Laurea magistrale in Psicologia Clinica in corso

INSTAGRAM PUÒ CAMBIARE IL NOSTRO RAPPORTO CON IL CORPO?Apri Instagram.Scorri qualche foto.Corpi perfetti, addominali def...
06/10/2026

INSTAGRAM PUÒ CAMBIARE IL NOSTRO RAPPORTO CON IL CORPO?

Apri Instagram.
Scorri qualche foto.

Corpi perfetti, addominali definiti, visi senza imperfezioni, outfit impeccabili.

Poi chiudi il telefono e ti guardi allo specchio.

Ti vedi esattamente come prima?

Il confronto sociale è qualcosa di naturale. Ma quando siamo continuamente esposti a immagini selezionate, modificate o semplicemente rappresentative dei momenti “migliori” della vita degli altri, possiamo iniziare a utilizzare quei corpi come termine di paragone per giudicare il nostro.

E spesso accade senza che ce ne rendiamo conto.

PROVA UN PICCOLO ESPERIMENTO

Prima di aprire Instagram chiediti:

“Quanto mi sento a mio agio con il mio corpo in questo momento?”

Dai un numero da 0 a 10.

Poi usa Instagram normalmente per una decina di minuti.

Quando hai finito, rifatti esattamente la stessa domanda.

Il numero è cambiato?

Se è diminuito, prova a ricordare che cosa hai guardato.

Quale immagine ti ha fatto confrontare?
Quale profilo ti ha fatto pensare “vorrei essere così” oppure “io invece…”?

Non fermarti a un solo giorno. Prova qualche volta.

Potresti accorgerti che alcuni contenuti ti lasciano indifferente, altri ti fanno stare bene e altri ancora fanno comparire quasi sempre confronto, inadeguatezza o insoddisfazione per il tuo corpo.

A quel punto puoi fare qualcosa di molto concreto:

scegli consapevolmente cosa lasciare entrare ogni giorno nel tuo spazio mentale.

Silenziare o smettere di seguire un profilo che ti fa stare sistematicamente peggio non significa essere fragile.

Significa riconoscere l’effetto che quel contenuto ha su di te.

Non chiederti soltanto quanto tempo passi sui social.
Chiediti soprattutto: “Come mi sento dopo averli guardati?”

A cura della Dott.ssa Cinzia Cirielli
Laureata in Scienze e Tecniche Psicologiche
Laurea magistrale in Psicologia Clinica in corso

ConfrontoSociale Autostima Consapevolezza RapportoConIlCorpo BenesserePsicologico

ANORESSIA: PERCHÉ LA FAME NON BASTA A FAR MANGIARE?“Se ha fame, perché non mangia?”È una domanda che può sembrare logica...
05/10/2026

ANORESSIA: PERCHÉ LA FAME NON BASTA A FAR MANGIARE?

“Se ha fame, perché non mangia?”

È una domanda che può sembrare logica.
Ma nell’anoressia il problema non è semplicemente non sentire la fame.

Una persona può percepire i segnali del corpo e, nello stesso momento, avere una paura molto forte di mangiare, aumentare di peso o perdere il controllo.

Il cibo può così diventare terreno di regole, pensieri rigidi e paura. E ciò che dall’esterno sembra una semplice scelta — “mangia” — può essere vissuto interiormente come qualcosa di molto più complesso.

PROVA A CAMBIARE LA DOMANDA

Se ti riconosci in una forte difficoltà nel concederti il cibo, invece di chiederti:

“Ho fame oppure no?”

prova ad aggiungere:

“Che cosa temo possa succedere se mangio?”

E osserva il primo pensiero che compare.

“Ingrasserò.”
“Ho già mangiato troppo.”
“Non dovrei.”
“Perderò il controllo.”
“Dopo mi sentirò in colpa.”

Poi prova a chiederti:

“Questo è un segnale del mio corpo o una regola che mi sono imposta?”

Non devi convincerti immediatamente del contrario.
Prova semplicemente a riconoscere il pensiero e a dargli un nome.

Per esempio:

Il mio corpo mi sta dicendo: “ho fame”.
La mia paura mi sta dicendo: “non mangiare”.

Distinguere queste due voci può aiutare a comprendere meglio ciò che sta accadendo.

Ma c’è un punto importante: l’anoressia è un disturbo serio e non si affronta attraverso un esercizio di autoanalisi. Se la paura di mangiare, la restrizione o la preoccupazione per peso e corpo stanno condizionando la vita quotidiana, è importante rivolgersi a professionisti qualificati.

A volte il primo passo non è combattere il pensiero.
È imparare a riconoscere che quel pensiero non è la fame.

A cura della Dott.ssa Cinzia Cirielli
Laureata in Scienze e Tecniche Psicologiche
Laurea magistrale in Psicologia Clinica in corso

ImmagineCorporea Consapevolezza BenesserePsicologico

01/07/2026

Prima di iniziare un percorso psicologico, controlla queste cose

Negli ultimi anni parlare di salute mentale è diventato, fortunatamente, sempre più normale. Sempre più persone chiedono aiuto per affrontare ansia, depressione, attacchi di panico, difficoltà relazionali, lutti, traumi o momenti di particolare fragilità.

È un cambiamento culturale importante.

Parallelamente, però, è cresciuto anche il numero di figure che offrono percorsi di aiuto, crescita personale e benessere emotivo. Psicologi, psicoterapeuti, counselor, coach, operatori olistici e altre figure convivono oggi nello stesso panorama.

Per chi sta cercando aiuto, orientarsi non è semplice.

Ed è proprio questo il punto su cui è importante riflettere.

Il paziente non deve diventare un esperto di psicologia. Ha però il diritto di sapere a chi sta affidando la propria salute mentale.

Quando scegliamo un cardiologo, un ortopedico o un altro professionista sanitario, ci informiamo sul suo percorso di studi, sulla sua esperienza e sulla sua formazione specialistica.

Perché con la salute mentale dovrebbe essere diverso?

La sofferenza psicologica è complessa. Comprendere il funzionamento della mente, riconoscere una psicopatologia, distinguere un momento di difficoltà da un disturbo clinico e sapere quando è necessario collaborare con altri professionisti richiede una preparazione costruita attraverso anni di studio, tirocinio, formazione continua ed esperienza sul campo.

Per questo motivo è importante informarsi.

Non basta fermarsi al nome della professione o a ciò che leggiamo in un profilo social. È utile porsi alcune semplici domande:

• Qual è il percorso di formazione del professionista?
• È iscritto all’Albo degli Psicologi, se si presenta come psicologo?
• In quale ambito si è formato?
• Qual è la sua esperienza rispetto al problema che sto affrontando?
• Continua ad aggiornarsi professionalmente?

Queste domande non servono a giudicare una persona. Servono a scegliere con maggiore consapevolezza.

Ogni professionista possiede competenze diverse e livelli differenti di formazione. Comprendere questo aspetto è fondamentale quando si parla di salute mentale.

Anche all’interno della professione psicologica esistono percorsi, ambiti di specializzazione ed esperienze differenti. Per questo motivo il cittadino ha il diritto di conoscere non solo il titolo professionale, ma anche il percorso formativo e l’esperienza del professionista a cui decide di affidarsi.

Un professionista serio non vivrà mai queste domande come una mancanza di fiducia. Al contrario, sarà felice di raccontare il proprio percorso e aiutare la persona a capire se è la figura più adatta alle sue esigenze.

La fiducia nasce dalla trasparenza.

Mi sono laureata in Scienze e Tecniche Psicologiche e attualmente frequento la laurea magistrale in Psicologia Clinica e Dinamica. Questo percorso mi sta insegnando quanto la salute mentale sia un ambito complesso, che richiede studio continuo, formazione rigorosa ed esperienza sul campo.

Più approfondisco questa disciplina, più mi è chiaro che la competenza non si improvvisa.

L’obiettivo di questo articolo è promuovere una maggiore cultura della consapevolezza nella scelta del professionista della salute mentale. In un’epoca in cui l’offerta di supporto psicologico è sempre più ampia e diversificata, è fondamentale che il cittadino abbia strumenti per orientarsi e scegliere in modo informato e responsabile.

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Indirizzo

Via Le Giosuè Carducci 26/A
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