09/10/2026
𝗟𝗔𝗧𝗧𝗢𝗙𝗘𝗥𝗥𝗜𝗡𝗔: 𝗣𝗘𝗥𝗖𝗛𝗘́ 𝗟𝗔 𝗖𝗢𝗡𝗧𝗜𝗡𝗨𝗜𝗧𝗔̀ 𝗙𝗔 𝗟𝗔 𝗗𝗜𝗙𝗙𝗘𝗥𝗘𝗡𝗭𝗔?
𝘜𝘯𝘰 𝘴𝘵𝘶𝘥𝘪𝘰 𝘤𝘭𝘪𝘯𝘪𝘤𝘰 𝘴𝘶 145 𝘢𝘥𝘶𝘭𝘵𝘪 𝘤𝘪 𝘢𝘪𝘶𝘵𝘢 𝘢 𝘤𝘰𝘮𝘱𝘳𝘦𝘯𝘥𝘦𝘳𝘦 𝘤𝘰𝘴𝘢 𝘢𝘤𝘤𝘢𝘥𝘦 𝘲𝘶𝘢𝘯𝘥𝘰 𝘷𝘪𝘦𝘯𝘦 𝘢𝘴𝘴𝘶𝘯𝘵𝘢 𝘳𝘦𝘨𝘰𝘭𝘢𝘳𝘮𝘦𝘯𝘵𝘦 𝘱𝘦𝘳 12 𝘴𝘦𝘵𝘵𝘪𝘮𝘢𝘯𝘦.
Nei precedenti approfondimenti abbiamo visto come le mucose rappresentino una prima linea di difesa dell'organismo e come la lattoferrina partecipi naturalmente ai meccanismi che cercano di ostacolare l’ingresso dei microrganismi fin dal primo contatto. Abbiamo visto come la lattoferrina intervenga attivamente nei meccanismi di difesa delle mucose, ma per comprenderne gli effetti sull’organismo è opportuno fare un passo ulteriore: osservare in che modo queste proprietà biologiche si traducono in risultati concreti quando viene assunta regolarmente.
È proprio questa la domanda che si sono posti alcuni ricercatori giapponesi, valutando gli effetti dell'assunzione continuativa di lattoferrina bovina sulle condizioni respiratorie e generali di adulti sani.
Lo studio, pubblicato nel 2023 sulla rivista scientifica Nutrients da Oda e colleghi, è stato condotto con un disegno randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo. In pratica, i partecipanti sono stati suddivisi in due gruppi: un gruppo ha ricevuto lattoferrina, mentre l'altro ha assunto un preparato privo del principio attivo. Né i partecipanti né i ricercatori conoscevano l'assegnazione durante lo studio, per ridurre il rischio che le aspettative influenzassero i risultati.
Nell'analisi finale sono stati inclusi 145 adulti sani: 68 hanno assunto 200 mg di lattoferrina bovina al giorno per 12 settimane, mentre 77 hanno ricevuto il placebo.
Durante questo periodo i ricercatori hanno monitorato la comparsa e l'intensità di diversi disturbi respiratori e generali, tra cui irritazione alla gola, raucedine, congestione nasale, starnuti, naso che cola, sensazione febbrile e malessere.
𝗖𝗼𝘀𝗮 𝗲̀ 𝗲𝗺𝗲𝗿𝘀𝗼?
Al termine delle 12 settimane, chi aveva assunto lattoferrina aveva riportato disturbi respiratori e generali complessivamente meno intensi rispetto a chi aveva ricevuto il placebo. Il risultato più interessante, tuttavia, riguarda il modo in cui queste differenze sono emerse nel corso del tempo.
Nelle prime quattro settimane non sono state osservate differenze statisticamente significative tra i due gruppi. Analizzando i periodi successivi, invece, i ricercatori hanno rilevato punteggi complessivi dei sintomi più bassi nel gruppo che assumeva lattoferrina sia tra la quinta e l'ottava settimana sia tra la nona e la dodicesima.
Il dato evidenzia quindi l'importanza della continuità nell'assunzione di lattoferrina: i benefici osservati sono emersi dopo le prime quattro settimane e si sono mantenuti nel corso delle settimane successive.
𝗡𝗼𝗻 𝘀𝗼𝗹𝘁𝗮𝗻𝘁𝗼 𝘀𝗶𝗻𝘁𝗼𝗺𝗶: 𝗰𝗼𝘀𝗮 𝗲̀ 𝗮𝗰𝗰𝗮𝗱𝘂𝘁𝗼 𝗮𝗹 𝘀𝗶𝘀𝘁𝗲𝗺𝗮 𝗶𝗺𝗺𝘂𝗻𝗶𝘁𝗮𝗿𝗶𝗼?
Lo studio non si è limitato alla valutazione dei disturbi riferiti dai partecipanti, ma ha esaminato anche alcuni parametri immunologici.
In particolare, i ricercatori hanno osservato l'attività delle cellule dendritiche plasmacitoidi, ovvero le cellule specializzate nel riconoscimento di segnali associati alle infezioni virali e coinvolte nella produzione degli interferoni di tipo I, le molecole fondamentali nella risposta antivirale.
Queste cellule rappresentano anche un importante punto di collegamento tra immunità innata e immunità specifica, perché contribuiscono a trasmettere informazioni alle altre componenti del sistema immunitario e a organizzare la risposta.
Dopo 12 settimane, chi aveva assunto lattoferrina mostrava indicatori di attività delle cellule dendritiche plasmacitoidi più elevati rispetto al gruppo placebo. Un risultato interessante perché suggerisce come la lattoferrina possa contribuire a sostenere l’attività di queste cellule, importanti nella risposta antivirale. Il dato immunologico si affianca così ai risultati clinici osservati nello stesso gruppo, che aveva riportato disturbi respiratori e generali complessivamente meno intensi.
𝗣𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲́ 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗶 𝗿𝗶𝘀𝘂𝗹𝘁𝗮𝘁𝗶 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗲𝘀𝘀𝗮𝗻𝘁𝗶?
I risultati dello studio evidenziano un aspetto importante: l'assunzione continuativa di lattoferrina è stata associata a una riduzione complessiva dei sintomi respiratori e generali, accompagnata da modificazioni di alcuni parametri immunologici coinvolti nella risposta antivirale.
Questi dati acquistano particolare significato se li colleghiamo al ruolo naturale della lattoferrina nella protezione delle mucose. Come abbiamo visto nei precedenti approfondimenti, la prima linea di difesa dell'organismo è continuamente attiva: muco, molecole antimicrobiche, anticorpi e cellule immunitarie collaborano per ostacolare i microrganismi prima che riescano a superare la barriera.
La lattoferrina partecipa naturalmente a questo sistema e, grazie alle sue proprietà immunomodulanti, può interagire con diversi componenti della risposta immunitaria.
Grazie a questa duplice attività diviene interessante l'assunzione continuativa di lattoferrina, soprattutto durante i periodi di maggiore esposizione ai comuni agenti patogeni respiratori.
La protezione immunitaria, infatti, non comincia quando compaiono i primi sintomi: è un lavoro quotidiano, che il nostro organismo porta avanti anche quando stiamo bene. Ed è proprio in questa prospettiva che si inserisce l'interesse della ricerca verso la lattoferrina e il suo possibile contributo al mantenimento delle difese nel tempo.
Quando decidiamo di utilizzare un integratore di lattoferrina, diventa importante conoscere non soltanto il quantitativo contenuto in ogni capsula, ma anche le caratteristiche della formulazione.
Nel prossimo approfondimento conosceremo più da vicino MOSIAC® e MOSIAC Plus®, le due formulazioni Pharmaguida che apportano 200 mg di lattoferrina per capsula, approfondendone le differenze e le rispettive caratteristiche.