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24/10/2026

INCONTRO di LETTERATURA SPONTANEA domenica prossima 1 novembre 2026 dalle 19:00 alle 21:00 su WhatsApp o di persona a casa mia, Möhlstrasse 44, Monaco di Baviera, 81675.
(se non lo avete già fatto, mandatemi il vostro numero di cellulare, che vi aggiungo alla lista)

Iniziativa sponsorizzata
dalla SOCIETÀ DANTE ALIGHIERI DI MONACO DI BAVIERA e.V.
(leggete anche gli allegati per favore, se ci sono)
La necessità di raccontarsi agli altri e di essere ascoltati diventa sempre più importante di giorno in giorno. Se hai una poesia, un piccolo racconto o anche un pensiero, un sogno o un’idea, che vuoi leggere o raccontare, vieni che sarai la/il benvenuta/o. In pratica se vorrai, ci racconterai qualcosa di tuo o di altri, ma scelto da te. Poi riceverai spesso in cambio anche altri tanti racconti o storie. Quindi ti conviene comunque.
Le testimonianze e le storie di tutti sono importanti e hanno dignità. Esprimersi, ascoltare e conoscersi fa comunque bene. Nel primo giro della tavola rotonda ci si presenta e poi negli altri giri si portano i propri contributi all'incontro. Prepariamone almeno due, se possibile. I dibattiti non sono molto graditi, se finiscono per monopolizzare l'incontro.
Un invito particolare a partecipare e a non sottovalutare quest’iniziativa va agli italiani di qui, ma anche a quelli in Italia, che hanno già pubblicato. La vostra presenza naturalmente ci arricchirebbe molto e credo che sarebbe in fondo anche interessante per voi.
Ancora un'ultima preghiera: se credete nel presente e nel futuro di quest’iniziativa, segnalatela e condividetela per favore nei vostri gruppi di riferimento.
Alcune raccomandazioni:
- attenzione ai rumori molesti del microfono,
- allontanare il telefonino ed altri apparecchi elettronici ecc... dal microfono,
- spegnere il microfono, quando gli altri parlano,
- all’ora stabilita si comincia. Cliccate solo su “partecipa alla chiamata”, anche se non la sentite, perché in caso di molte persone non si sente il suono,
- colleghiamoci puntuali e sentiamo così anche le presentazioni di tutti gli altri,
- raccontiamo storie brevi e leggiamo lentamente a voce alta, per facilitarne la comprensione.
Grazie!

Un caro saluto e a presto
giulio
ps.. Chi può e chi riconosce l’importanza formativa e culturale di questa iniziativa, senza fini di lucro e che dura ormai da 25 anni, ha la possibilità di sostenerla anche un po' economicamente con un piccolo versamento sul c.c. HypoVereinsbank, giulio bailetti, Kontonummer 6860168020, Bankleitzahl 70020270, IBAN DE69700202706860168020, BIC HYVEDEMM### oppure sul mio Paypal: paypalme/letteraturaspontanea Grazie, comincio a diventare vecchio e ve ne sarei molto grato.

21/10/2026

RESOCONTO dell’INCONTRO di LETTERATURA SPONTANEA del 18.10. 2026 a Monaco di Baviera di persona a casa mia o su WhatsApp.
sponsorizzato da Società Dante Alighieri, Monaco di Baviera e.v.


Ci siamo collegati in 6, di cui 1 dall’Egitto, da Il Cairo, 1 dall’Italia, da Roma e 4 da qui da Monaco, con provenienza da Napoli, da Caltanissetta, da Firenze e da Roma:

- Così Antonio di Napoli, ma da qui da Monaco:
SERGIO RESTELLI
In un’epoca di crescente polarizzazione e complessità geopolitica, figure come Sergio Restelli assumono un valore particolare. La sua capacità di superare le divisioni ideologiche e proporre soluzioni basate sul dialogo è un raro esempio di leadership intellettuale e pratica.
Restelli non è solo un consulente politico o un autore: è una voce che invita alla riflessione, alla comprensione e alla ricerca di soluzioni in un mondo spesso concentrato sulle divisioni. La sua carriera dimostra come politica, diplomazia e impegno intellettuale possano contribuire a costruire ponti e delineare un futuro migliore.
Ecco un suo breve saggio su Dante

“DANTE

Dante è il primo grande psicologo della storia. Perché, dopo oltre sette secoli, continuiamo a leggere Dante? Non perché sia il padre della lingua italiana. Non perché la Divina Commedia sia il capolavoro della nostra letteratura. Non perché sia un monumento della cultura occidentale. Continuiamo a leggerlo perché Dante ha compiuto qualcosa che pochissimi uomini nella storia sono riusciti a fare. Ha guardato l’essere umano fino in fondo. Ha avuto il coraggio di entrare nei luoghi più oscuri dell’anima e, una volta uscito, ci ha lasciato una mappa. Noi la chiamiamo Divina Commedia. In realtà è la carta geografica della condizione umana. Ogni volta che apriamo quel libro crediamo di leggere il viaggio di un uomo vissuto settecento anni fa. Invece stiamo leggendo noi stessi. Dante non accompagna il lettore attraverso Inferno, Purgatorio e Paradiso. Accompagna ciascuno di noi dentro le nostre paure, le nostre passioni, i nostri errori, le nostre speranze. Per questo la Divina Commedia non invecchia. Perché non racconta un’epoca. Racconta l’uomo. E l’uomo, pur cambiando vestiti, tecnologie e linguaggi, continua ad avere lo stesso cuore. Dante è il primo grande psicologo della storia. Molto prima di Freud. Molto prima di Jung. Molto prima delle neuroscienze. Aveva compreso che il male non nasce all’improvviso. Nasce da una piccola scelta. Da un desiderio che lentamente prende il controllo. Da una verità che decidiamo di non ascoltare. Da una coscienza che smette di parlare. Per questo l’Inferno non è popolato da mostri. È popolato da uomini. Uomini che, un poco alla volta, hanno lasciato che una parte di sé prendesse il sopravvento su tutte le altre. L’avaro non è soltanto un uomo che ama il denaro. È un uomo che ha smesso di vedere tutto ciò che il denaro non può comprare. Il superbo non è semplicemente arrogante. È un uomo incapace di guardare negli occhi un altro essere umano senza sentirsi superiore. L’invidioso è condannato ad avere gli occhi cuciti. Perché aveva guardato tutta la vita soltanto la felicità degli altri senza riuscire a vedere la propria. Che intuizione straordinaria. La pena non è una vendetta. È la fotografia dell’anima. Paolo e Francesca. perché ancora oggi ci fanno piangere. Francesca non accusa nessuno. Non impreca. Non cerca giustificazioni. Parla con una dolcezza che commuove perfino Dante. «Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende…» «Amor, ch’a nullo amato amar perdona…» «Amor condusse noi ad una morte.» Tre versi. Tre volte la parola “Amore”. È straordinario. Francesca continua a chiamarlo amore anche quando quell’amore l’ha condotta alla rovina. Ed è qui che Dante ci obbliga a riflettere. Esiste un amore che libera. Ed esiste un amore che imprigiona. Esiste un amore che fa crescere. Ed esiste un amore che divora. Quanto è moderno tutto questo? Quante relazioni, ancora oggi,vengono confuse con l’amore quando sono soltanto dipendenza, possesso, paura della solitudine? Dante aveva già visto tutto. E poi arriva Ugolino. Qui la poesia raggiunge un’altezza quasi insopportabile. Dante non descrive. Fa vedere. Sentiamo il rumore della porta che si chiude. Vediamo gli occhi dei bambini. Ascoltiamo il silenzio. Poi il padre racconta: «Io non piangeva, sì dentro impetrai.» Non piangevo. Ero diventato pietra. Basterebbero queste poche parole. Esiste un dolore così grande da togliere persino le lacrime. Poi uno dei figli gli dice: «Padre, assai ci fia men doglia se tu mangi di noi.» È uno dei momenti più terribili della letteratura universale. Il figlio offre il proprio corpo al padre. L’amore supera persino l’istinto della sopravvivenza. Infine arriva il verso che da sette secoli divide studiosi, filosofi e lettori. «Poscia, più che ’l dolor, poté ’l digiuno.» Che cosa significa davvero? La fame uccise Ugolino? Oppure la fame lo spinse a nutrirsi dei corpi dei figli? Dante non risponde. Lascia la domanda sospesa. Perché sa che esistono dolori davanti ai quali nessuna parola è sufficiente. Poi compare Ulisse. Ed è forse il personaggio che più mi affascina. Perché Dante lo ammira. Lo ammira profondamente. Gli affida il discorso più bello dell’Inferno. «Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti,ma per seguir virtute e canoscenza.» Ogni volta che leggo questi versi ho l’impressione che Dante stia parlando direttamente a noi. Non accontentatevi. Non smettete mai di imparare. Non rinunciate alla conoscenza. Ma subito dopo arriva l’altra lezione La conoscenza non basta. Ulisse fallisce non perché vuole conoscere. Fallisce perché vuole sostituirsi a Dio. Perché crede che il genio possa fare a meno della sapienza Quanto è attuale questa domanda? Oggi siamo capaci di modificare il patrimonio genetico. Creiamo intelligenze artificiali. Mandiamo sonde ai confini del sistema solare. Ma ci stiamo chiedendo con la stessa intensità se tutto ciò che possiamo fare sia anche giusto farlo? Dante aveva intuito sette secoli fa il dilemma etico che oggi accompagna ogni grande conquista scientifica. E poi, lentamente, il paesaggio cambia. L’Inferno lascia il posto al Purgatorio. Qui non si urla più. Si spera. È forse la cantica più vicina alla nostra vita. Perché tutti noi siamo incompiuti. Tutti sbagliamo. Tutti possiamo cambiare. Nel Purgatorio Dante scopre una verità immensa: nessuno è definito per sempre dai propri errori. Finché c’è vita, c’è possibilità di rinascere. È un messaggio di una modernità sconvolgente. Infine il Paradiso. Molti lo considerano difficile. Io credo che sia semplicemente troppo alto. Lì Dante tenta l’impossibile. Raccontare ciò che le parole non riescono a contenere. E quando arriva davanti al mistero ultimo dell’universo comprende che l’intelligenza,da sola,non basta più. È allora che conclude con quello che considero il verso più bello mai scritto da un essere umano: «L’amor che move il sole e l’altre stelle.» Non la forza. Non il potere. Non il denaro. Non la paura. L’Amore. Con una sola parola Dante capovolge ogni concezione della storia. Ci dice che l’universo non è governato dal caso, ma da un principio che unisce, crea e dà significato. Forse è questo il segreto della Divina Commedia. Non ci insegna come raggiungere il Paradiso dopo la morte. Ci insegna come attraversare la vita prima della morte. Per questo, dopo oltre sette secoli,Dante continua a parlarci. Perché il suo viaggio non è terminato il giorno in cui pose l’ultima parola del poema. Continua ogni volta che un uomo, smarrito nella propria selva oscura,trova il coraggio di rialzarsi, di guardarsi dentro e di riprendere il cammino verso quella luce che, da sempre, abita il cuore dell’umanità.”

- Cosi Gabrio di Firenze, ma da qui da Monaco:
“La spirale

Si fa un gran parlare di frequenze, vibrazioni, energia, sincronia. Pare che ci sia un
rinnovato interesse per le cosiddette energie sottili e nel mio piccolo mi associo con una
riflessione che vorrei condividere con voi. La tesi è questa: l‘energia non è mai statica, è
sempre in movimento. Mi viene subito l‘immagine di un movimento lineare, osservando
però i fenomeni naturali, si può concludere che l‘energia si muove sempre seguendo una
spirale. Un ciclone visto dal satellite, la disposizione di una galassia, lo stesso DNA della
cellula, si manifestano come spirale. Persino l‘acqua che esce dallo scarico del lavandino
si muove in forma spirale. Addirittura Van Gogh, con la sua visione e intuizione artistica
delle cose, dipinse le stelle come spirali di luce e colori. Gli alberi crescono verso l‘alto
avvolgendo il tronco secondo una struttura elicoidale. E il corpo umano? Qui si può
vedere un‘analogia con la "Danza dei Pianeti", la danza Sufi dove i Dervishi ruotano su se
stessi e al tempo stesso ruotano intorno a un centro ideale della sala. riproducendo così il
movimento cosmico. Quando il vortice di energia avvolge il danzatore, i Dervishi parlano
di "Estasi".
A questo punto mi permetterete una domanda: Ci sarà forse una radice etimologica
comune tra la parola Spirale e la parola Spirito? In fondo lo spirito e il respiro non sono
così distanti, lo spirito viene infuso nel corpo al momento della nascita, quando il bimbo
per la prima volta in-spira, dopo di chè re-spira per un periodo di tempo e poi da ultimo e-
spira. Come vedete ci sono più domande che risposte, per fortuna abbiamo avuto
Leonardo Fibonacci che nell‘anno 1202 è riuscito a dimostrare matematicamente i
rapporti contenuti nella spirale, giungendo così alla "proporzione aurea" che a detta di
molti rappresenta il concetto di perfezione nella geometria.
Questa ricerca non vuole essere una sterile rassegna di nozioni ma vuole essere applicata
alla ricerca interiore, centrata sui motivi profondi che ci accompagnano in questa vita.
Sono consapevole che la frase "io respiro" non è corretta, poiché non sono libero di non
respirare, non è nelle mie capacità di respirare o no. Questo significa che esiste una forza
immanente che "mi respira", e chi sa che non si muova a spirale…”

- Così Guido di Lioni (Avellino), ma da Roma:

“Le rondini senza casa
Tanti anni fa sulla collina dell'Abbondanza sorgeva il paese Felice. Gli abitanti trascorrevano la vita a costruire case sempre più alte, sicuri di pater arrivare alle stelle. La vita scorreva spensierata. I bambini giocava-no nelle vecchie strade, si nascondevano dietro antichi portoni, correva-no sui prati verdi rincorrendo farfalle variopinte. Ogni primavera torna-vano le rondini. Il loro cinguettio riempiva I'aria, i loro voli il cielo. Esse ritrovavano i nidi o li ricostruivano, dando vita a case e contrade, por-tando allegria nel cuore di tutti.
In quell'autunno lontano partirono con la certezza di ritornare a pri-mavera. Sul paese scese il silenzio. I passeri infreddoliti si rifugiarono nei nidi lasciati dalle rondini.
Ma un mago cattivo sconvolse il paesaggio. In un attimo distrusse le case e portò via mamme, papà e bambini. La notte buia avvolse i resti di quello che una volta era stato il paese Felice.
Arrivò l'inverno. Tornò la primavera e con essa le rondini. Lungo e faticoso il loro cammino. Le bestioline volavano a gruppi, si raccontava-no piccole storie, si scambiavano indirizzi, si preparavano a festeggiare insieme il momento del ritorno. Due rondini facevano da guida e comu-nicavano al gruppo pericoli e novità. La stanchezza incominciava a farsi sentire, ma le rondinelle resistevano. Di lì a poco avrebbero ritrovato i loro nidi e si sarebbero riposate. Il paese era al di là del monte, forse le due guide erano già sul posto. Ma le guide tornarono atterrite, confuse e disorientate. Il paese non c'era più. Le case erano state trasformate in macerie. Gli abitanti vivevano in enormi scatoloni. I bambini non si rin-correvano nelle stradine, anch'esse scomparse.
Nel cielo ci fu un incredulo cinguettio doloroso. Le rondini volavano disperate, si fermavano su pezzi di muri, su tetti crollati, su mucchi di pietre. Le più giovani consolavano le più vecchie che piangevano sulla distruzione del loro passato.
"Dove andremo? Che faremo? Impossibile restare, impossibile riparti-re". Di lì a poco sarebbe arrivata la notte, il buio nero e cattivo avrebbe inghiottito ogni cosa.
All'improvviso, nell'aria, un garrito festoso. Cinque rondini arrivaro-no a dare una lieta novella. "Al di là del fiume ci sono i casolari. Venite, ricostruiremo i nostri nidi in attesa che il paese Felice risorga". Tutte le rondini si alzarono in volo e seguirono le compagne.
Da allora sono trascorse tante primavere. II paese è risorto. Le rondini
ritornano ogni anno e ritrovano i loro nidi. In qualcuno di essi è adagiata la piuma di un passero che, frettoloso, lascia il nido e si trasferisce sull'albero. Da lì guarda il viavai delle rondini indaffarate e non si sente solo.”
(Favola scritta dal padre insieme ad una sua collaboratrice)

- Così Daniela da Il Cairo, da accaddeoggi: il 17 ottobre 1849, all’età di trentanove anni, moriva a Parigi Fryderyk Chopin):
“Era una serata di fine ottobre del 1836 e Parigi era più bella che mai sotto quel torvo cielo d’ardesia, con i tetti illuciditi, la luna come una piuma bianca tra i rami, le foglie d’oro antico sui viali. Era piovuto tutto il giorno, e ora dalla Senna esalava la nebbia che aleggiava sulla città con i suoi sortilegi, facendo emergere a tratti l’alone soffuso dei lampioni, le ombre rapide dei passanti frettolosi. Sull’acciotolato di rue Laffitte una carrozza dondolava dolcemente mentre proseguiva piano, senza fretta; arrivata davanti all’Hôtel de France, si fermò. Ne scese un giovane uomo, alto ed esile, avvoltolato in un tabarro scuro, alla cui eleganza contribuivano il satinato cilindro e il bastone sormontato da un pomo d’argento finemente cesellato.
Entrò e bussò alla porta di una sontuosa suite, accolto con amichevole entusiasmo: «Caro Chopin, vi stavamo aspettando impazienti!».
«Caro Liszt, contessa Marie d’Agoult, i mei omaggi» ricambiò lui, inchinandosi deferente.
Era una di quelle belle serate culturali in cui i due illustri anfitrioni, ovvero il sommo compositore ed eccelso pianista ungherese, e la scrittrice e intellettuale nota con lo pseudonimo di Daniel Stern, accoglievano artisti e letterati.
Chopin girò per la stanza il suo sguardo azzurro e malinconico: riconobbe il collega Mayerbeer, il romanziere Eugèe Sue, il poeta Heinrich Heine e alcuni esuli polacchi che lo abbracciarono calorosamente.
Fu allora che la vide per la prima volta: indossava una redingote di velluto bordeaux, calzoni e stivali, un panciotto sgargiante, una fusciacca bianca a mo’ di cravatta, un piccolo pugnale tempestato di gemme infilato alla cintura, e aspirava voluttuose boccate da un sigaro.
«Fryderyk, venite, voglio che conosciate la più grande scrittrice di Francia: madame George Sand!» gli sussurrò Marie d’Agoult prendendolo confidenzialmente sottobraccio e portandolo da lei.
Chopin si inchinò appena, omaggiandola, lei lo guardò con quei «suoi occhi, neri come i capelli» che, come scrisse mirabilmente la stessa d’Agoult «sembravano vedere senza guardare e non si lasciavano penetrare: un’imperturbabilità inquietante, una freddezza simile a quella dell’antica sfinge».
Il giorno dopo il compositore inviò una lettera ai suoi familiari a Varsavia: «Ieri sera ho avuto modo di conoscere una grande celebrità, madame Dudevant, nota con il nome di George Sand; ma non ha una faccia simpatica e non mi è piaciuta affatto. Inoltre c’è qualcosa in lei che mi respinge».
Lui non lo sapeva ancora ma, a breve, avrebbe vissuto con quella straordinaria donna una delle storie d’amore più intense e dolenti dell’Ottocento […] “

Incipit di “George Sand. Nostra Signora degli Artisti”, una delle biografie del libro LE INDOMABILI 33 donne che hanno stupito il mondo, Daniela Musini (Piemme-Mondadori)

- Così Giuseppe di Caltanissetta, ma da qui da Monaco:

“THE PYTHON HORROR PICTURE SHOW
(bambini pagano solo la metá )

Bonito, Mato Grosso del Sud, Brasile
4 gennaio 2007

"Siamo arrivati, signore, questo é il Progetto Boa", dice la guida. Scendo dal minibus, pago il biglietto d´ingresso ed entro nel garage. Garage? Perché? Pensavo che si trattasse di una fattoria... "Sì, signore», risponde la giovane mulatta all'ingresso "non appena sará possibile Bob vuole trasferirsi in una vera fattoria, ma prima di poter far questo abbiamo bisogno di vendere ancora molti, molti biglietti. Deve sapere che il progetto è abbastanza nuovo".
Non fa niente! L´importante é che qui ci siano serpenti. Nella foto sul depliant Bob ne ha almeno quattro appesi al collo. Nel grande capannone con il tetto in lamiera ci sono circa 50 persone sedute in cerchio ad ascoltare Bob; dalle sue spalle pende un enorme boa constrictor. "Non si preoccupi per il discorso“, mi spiega la cassiera, „dopo la cena Bob lo ripeterá, per Lei e per le altre persone che sono arrivate in ritardo“. Rassicurato, comincio a guardarmi intorno. Che bello che fra poco si mangia! Non ci vedo quasi piú dalla fame. Bob non lo ascolto neanche, piú tardi spiegherá tutto di nuovo. Nel locale diviso in due da una tenda regna il disordine. Sulle sedie e sui tavoli: mucchi di libri sui serpenti, per lo più in inglese. Sulle pareti: foto di Bob; alcune lo mostrano molto giovane, con un cappello australiano in testa, sullo sfondo di un paesaggio desertico. In mezzo alla stanza si accatastano montagne di scatole di cartone, malamente nascoste sotto coperte di lana. Tra i due pilastri che sostengono il tetto è tesa un'amaca. Sul lato destro: due cabine chiuse da una porta di vetro. Dentro le cabine: un groviglio di serpenti, boa e pitoni adulti, lunghi circa 3 metri. I poveri animali mostrano una evidente nervositá. Essi strisciano verso l´alto sul vetro della porta poi a causa della forza di gravitá piombano a terra per poi salire di nuovo e cosí via... Mi metto ad osservare Bob. É un omone con le spalle larghe e il corpo muscoloso, alto circa 1,85 m (DEVE esserlo per tenersi animali da compagnia simili, probabilmente di uno come ne farebbero uno spuntino tra un pasto e un altro...). "Bene! Questo é tutto!“ proclama Bob, „adesso vi prego di passare nella stanza sul retro per la cena", e spinge da parte la tenda che funge da partizione. Finalmente! Era ora! Meglio tardi che mai! Mi affretto anche io ad andare sul fondo del garage, ma non riesco a trovare un buffet; al suo posto vi è una cassa di vetro enorme, sulla quale é stesa una rete e sulla quale sono scritte le parole: Per favore, non bussare sul vetro! Bob prende il boa dalle sue spalle, lo mette attraverso una porticina nella cassa e se ne va. Tutti gli ospiti si pongono in cerchio attorno al terrario e preparano le loro macchine fotografiche. Per i numerosi bambini presenti sono state posizionate basse panchine di legno. Alcuni furbi si son portati la sedia su cui erano seduti e salgono su di essa per vedere meglio. Bob ritorna. Nelle sue mani tiene un grosso ratto bianco dagli occhi rossi; anche l´animaletto va a finire dentro la cassa. Una donna gira la testa disgustata e piagnucola: "Mamma mia! Il povero ratto!" Un bambino la prende in giro: "Ma anche Lei si mangia ogni tanto un pollo arrosto, o no?" Sto cominciando a capire! Questo é quello che intendevano dire quando parlavano di cena! Qui sará solo uno a mangiare... e uno sará mangiato e io penso di sapere di chi si tratta. Ovviamente, io faró il tifo per il ratto! É un animale intelligente e molto più vicino a noi uomini nella scala evolutiva di quanto lo sia questo rettile a sangue freddo. Purtroppo, non posso fare nulla per il simpatico roditore. Gli auguro buona fortuna, anche se le sue chances di scamparla sono quasi nulle. Il serpente sembra non avere fretta, si è arrotolato in un angolo e non si muove; a differenza del ratto, che inquieto comincia ad annusare le pareti di vetro e anche il serpente, come se non avesse paura di lui; probabilmente nella sua breve vita non ha mai visto niente del genere. I bambini diventano poco a poco impazienti e cominciano a incitare il serpente: "Dai! Acchiappalo! Ma non hai fame?" Un padre dà istruzioni al figlio: "Attento, Victorio, tieniti pronto e tenta di fotografare il serpente quando cattura il ratto. No, non adesso! Aspetta e non dimenticare che il film sta per finire!" Il ratto, alla ricerca di una via d´uscita, é finito di nuovo in prossimità del boa e annusa la testa del serpente. Sì! Giusto, ben fatto, e ora mordilo sul muso quel mostro! È la tua unica possibilità! Ma questo è un ratto molto stupido! Invece di mordere il serpente lo scavalca e poi inizia un nuovo giro. Ancora tre volte il serpente lo lascia fare, alla quarta la trappola scatta. Clac! Un momento prima il ratto era lí, un momento dopo é scomparso; il suo corpo é ora immobilizzato in una spira mortale. Il boa, con uno scatto fulmineo, si é attorcigliato attorno al ratto. Nessuno è riuscito a catturare la scena col suo obiettivo. Perfino l'occhio umano è troppo lento per seguire il movimento del serpente. "Aspetta fino a quando inizia a divorare il ratto. Non farti sfuggire la scena», grida il padre di Victorio. Bob inizia a spiegare ciò che sta accadendo: „Il serpente si attorciglia sempre più strettamente, il ratto può solo espirare, ma non inalare. A causa della pressione il cuore cessa di ba***re, il ratto è morto! Entro i prossimi 20 minuti, il boa divorerà la sua preda. Ci vorranno 20-25 giorni per digerire il ratto, durante i quali il serpente non ha bisogno di mangiare“. Se questo é vero, comincio a computare, allora Bob deve avere almeno 25 serpenti per poter offrire ogni sera questo spettacolo. Oppure... oppure il tutto è una messinscena! Dopo che gli ospiti sono andati via, Bob tira il ratto sano e salvo dalla pancia del serpente e tutti vanno insieme felici e contenti a cenare da Macdonald´s. Il serpente sembra non aver fretta di divorare il ratto, il tempo passa e si fa sempre più tardi. La gente aspetta impaziente, con le macchine fotografiche puntate. "Siediti, Ronaldinho! Il signore dietro di te vorrebbe anche vedere qualcosa", dice la donna accanto a me al suo moccioso; ma Ronaldinho se ne infischia altamente. Vado sull'altro lato, lí ci sono meno persone. Il boa comincia adesso a muoversi lentamente, fino a che la sua testa tocca la testa del ratto morto. Poi apre la bocca e la macabra procedura comincia. Clic, clic, surr, surr, risuona dalle camere fotografiche! Tutti adesso cercano la posizione migliore per una buona foto. Il rettile può separare le sue mascelle una dall´altra, così la bocca, che di solito è più piccola della preda, la puó ingoiare. La testa del serpente comincia a cingere il corpo del ratto, fino a che solo la coda rosa rimane visibile. Burp! Ratto dentro, bocca chiusa, fine dello spettacolo! Il roditore è ora soltanto un rigonfiamento nella gola del Boa e si muove lentamente verso lo stomaco. La gente comincia a lasciare la sala. Scatto un´ ultima foto da vicino. "Questo è proibito!", esclama un bambino. Ma cosa vuoi, marmocchio? Hai pagato solo la metà e mi dici quello che posso o non posso fare? Vai dalla mamma, vai! Ché devi andare a letto! Ora siamo rimasti solo in dieci nella sala. Bob, la cassiera, una giovane coppia, una famiglia con due figli, due fratelli sui 15 anni e io: fa insieme 11. 12, con il serpente che Bob porta al collo. É mezzanotte, l´ora degli spiriti! L´orario giusto per quello che sta per arrivare. Bob ci racconta la sua vita. E´ nato nel Pantanal. Qui, i serpenti sono stati sempre i cattivi. I vecchi raccontavano cose terribili su di loro. Che essi hanno il potere di ipnotizzare le donne incinte e di costringerle al parto, per mangiare il frutto del grembo. Una stupidaggine, naturalmente! Ma anticamente la gente ci credeva. La religione ha anche influenzato il comportamento delle persone. Nella Bibbia, il serpente è l'incarnazione del male e un simbolo per il diavolo, quindi i contadini uccidevano tutti i serpenti che incontravano; anche Bob, fino a quando emigrò in Australia. Lì incontrò un uomo che possedeva dei serpenti. Un giorno questi gli appese un pitone intorno al collo e Bob si innamorò subito dell'animale; decise di diventare una specie di missionario per aiutare altre persone a rivedere i loro pregiudizi verso i rettili. Così nacque il „Progetto Boa“. "Un serpente non è un animale affettivo come un cane o un gatto", spiega Bob, "non ha sentimenti e considera l'uomo come una cosa, un albero o una pietra. Normalmente non attacca l´uomo ma preferisce girargli alla larga; anche il temibile anaconda non è pericoloso per noi. Eppure a volte avvengono degli attacchi, ma solo quando un uomo accidentalmente gli si avvicina troppo. L'animale si crede attaccato e si difende; per questo si dovrebbe fare attenzione quando si va nella foresta o nel campo. Bob ci invita adesso a fare domande. Un bambino vuole sapere perché Bob non ha un anaconda. Bob risponde: "Non è possibile per motivi di spazio. Devo tenere diverse razze di serpenti in una stanza. Con boa e pitoni non è un problema, ma un anaconda divorerebbe gli altri. Più tardi, quando avró una vera fattoria arriverá anche un anaconda, te lo prometto! ". Io gli chiedo se i serpenti mangiano anche animali morti. "Sì," è la risposta, "potrei dare loro un ratto appena ucciso, ma perché dovrei? I serpenti lo sanno fare meglio di me, come avete visto." Naturalmente, con un ratto morto lo show sarebbe molto meno emozionante per il pubblico; questo dovrebbe essere il vero motivo, penso io, ma Bob non lo dice; invece spiega: "Un ca****re in decomposizione un serpente non lo mangia, non é un necrofago“. Dopo qualche altra domanda, possiamo farci appendere il serpente attorno al collo e farci fotografare con esso. Il boa sembra fatto di plastilina e toccarlo é tutt´altro che piacevole al tatto. Io non ho paura di lui, solo che non lo amo, d´altronde neanche lui mi ama, come ha detto Bob. Posso anche baciare il serpente sulla bocca per impressionare gli amici a casa, peró non devo guardarlo negli occhi; non gli piace, ha detto Bob. Protendo quindi le labbra e punto lo sguardo in giú. Il boa annusa la mia bocca con la sua lingua biforcuta. "Per favore! Niente baci con la lingua, non al primo appuntamento!". Finito! Adesso possiamo andare finalmente a casa. Alla cena ci rinuncio; ho ancora fame, ma ho perso l'appetito!


- Così io di Roma, ma da qui da Monaco:
“L’ULTIMO GIORNO D’ESTATE 1

Lungo l’Isar

Oggi è l’ultimo giorno d’estate e me lo voglio godere a modo mio. In Germania il caldo, quando c’è, è una bella cosa da non perdere e da assaporarsi fino in fondo. Questa volta me ne voglio andare in bicicletta a nord lungo l’Isar. Il mio ritmo in verità sta diventando sempre più come quello di un bambino, che ha da poco imparato ad andarci bene in bici. Ma a me basta anche così e me ne vado in giro ancora soddisfatto.
Questo tragitto poi un po’ mi rassicura. Ci sono i campi verdi, il fiume che scorre, le persone sedute sulle panchine, a volte annoiate o incantate. Capita anche che ti lancino gratuitamente degli sguardi disperati o sospettosi. Io quelli belli me li porto con me, andando e quelli brutti li annego subito nell’allegra acqua del fiume vicino. Anche oggi faccio così, allo scopo di arrivare in fondo leggero, come sono partito. L’Isar è da tempo diventato il mio fiume.
Il Tevere no, non l’ho mai amato. Arrogante, attraversa la città supposta eterna, come una fogna a cielo aperto e sornione se ne scappa. In città è tenuto a distanza, segregato in basso, come uno schiavo, dal suo terribile ex padrone imperiale. È troppo torbido ed anche sporco, per potersene innamorare o anche solo sentirlo. Ci riesce solo ancora qualche straniero sognante. Io da parte mia non l’ho mai neppure sfiorato con un dito. Solo da bambino ci andavo a volte vicino, quando mio padre andava a giocare a tennis con un suo amico in uno dei campi a fianco. Ci andavo a raccogliergli le palline, da raccattapalle quindi e un po’ demoralizzato…E ora questi campi da tempo non ci sono più.
L’Isar invece entra dolcemente e sinuoso nella città. La gente gli è attorno, se solo il tempo lo permette. Accanto ci si gioca, ci si bagna, qualcuno lo guada anche. Fa parte della città, una delle parti più belle. Quando posso, lungo l’Isar attraverso in bicicletta quasi tutta Monaco, senza neppure vedere o sentire una macchina, cosa a Roma di certo inimmaginabile.
Comincio subito a contare i ponti. Prima arriva quello del “Mittelring”, che poi in realtà non conta veramente. Ci passo infatti sotto, spesso senza neppure accorgermene. Percorro il viale alberato della sponda destra. Vedo anche degli scoiattoli. In città faceva caldo, quasi sudavo. Qui l’aria è già piuttosto fresca.
Arrivo all’imponente ponte di pietra con la diga. Non so il suo nome. Io lo chiamo così. Proseguo oltre. Vedo anche dei cavalli. La vegetazione si fa più f***a. Poi c’è il bel ponte di legno, anche questa mia denominazione. Quello vecchio è bruciato, anni fa. È stato un incendio doloso e nessuno ha mai saputo bene come e perché. Era di legno più scuro, mi ricordo, quasi nero del tempo trascorso…
Vado avanti. Di nuovo percorro bei viali alberati, fino ai tre ponti del “ring” esterno, dell’autostrada e della ferrovia. Ci passo sotto, però questi contano, perché dopo lascio l’Isar, per seguire a destra il canale parallelo. Così risparmio poi di farmi una ripida rampa di scale, con la bicicletta in spalla. Il sentiero qui si fa stretto. Non si può sbagliare. A destra c’è il bordo obliquo artificiale, che dà sul canale e non ci sono neppure appigli. È pericoloso e sto attento.
Finalmente arrivo al ponticello, che attraversa il canale e scendo verso Unterföhring trotterellando per le scale, con la bicicletta tenuta a mano. Arranco su una salita ripida, prima d’incrociare la strada provinciale. Ma poi vado spedito, attraverso la zona chic delle televisioni e arrivo al Föhrigersee, zona nudisti.

Al lago

A questo lago ci venivo con …, qualche anno fa. Ora lei non c’è più. Voglio dire:“lei c’è ancora (penso) ma non ci viene più con me”. È rimasta però con me la tradizione e ci ritorno a volte volentieri. Il bagno lo faccio subito e così un po’ mi purifico, di tutti gli errori finora commessi ed anche di quelli non ancora commessi, spero. Mentre nuoto, si fa per dire, meglio mentre sguazzo, mi si avvicina comunque un anatroccolo. Mi pigola qualcosa, che io però non afferro subito. Allora lui se ne va un po’ indispettito, a cercare forse migliore fortuna, da altri più competenti di me.
È già tardi. Sulla pen*sola, riservata a chi crede di non avere ormai più niente da nascondere, si vedono tanti corpi nudi, per la verità non tra i migliori, corpi e anime a caccia degli ultimi raggi di sole. Peccato che all’orizzonte sia già comparso un leggero strato di nuvole, che pericolosamente si avvicina. Sì, lo sapevo, l’avevano detto, che sarebbe avvenuto. Le previsioni del tempo stanno diventando sempre più implacabili. Ma ne valeva lo stesso la pena di arrivare fin qua, per l’ultimo annunciato giorno d’estate.
Poi c’è però un ultimo inaspettato colpo di coda, un ultimo guizzo, l’ultima scarica d’adrenalina. Più tiepido, ma ora il sole s’è riacceso. Ha diradato in qualche modo le nuvole incombenti. Ora è tutto calmo, senza vento, come sempre dovrebbe essere. Sento i bambini dell’altra sponda che continuano a giocare. Gli anatroccoli si avvicinano indefessi alle persone sulla riva o nell’acqua. Ne constatano l’incomunicabilità e si allontanano fieri, fingendo indifferenza. L’autostrada ronza in lontananza. I moscerini in contro luce danzano la loro aria, in apparenza senza senso.
Il mio vicino di destra sembra felice, di sentire con gli auricolari la sua musica a me sconosciuta, ma comunque certamente migliore del ronzio dell’autostrada. La mia vicina di sinistra continua a leggere coricata per terra, innaturalmente appoggiata con la testa, sulla sella della sua bicicletta,
Una matrona mi passa davanti per la terza volta imperiosa. Distolgo lo sguardo. Poi
finalmente, dopo tanti corpi deformi, agli ultimi raggi di sole, una bella donna s’immerge e nuota nel lago, a ritmo costante. Ne sento il lieve sciacquio. I pesci ammireranno. Comunque qui ce l’ho fatta anche quest’anno e sono ancora abbronzato.”
12.9.08 letteratura spontanea

Grazie dell’attenzione.
Un caro saluto e a presto
giulio
ps. Chi può e chi riconosce l’importanza formativa di questa iniziativa, senza fini di lucro e che dura ormai da 26 anni, può anche un po' sostenerla economicamente con un versamento sul c.c. HypoVereinsbank, giulio bailetti, Kontonummer 6860168020, Bankleitzahl 70020270, IBAN DE69700202706860168020, BIC HYVEDEMM### oppure sul mio Paypal: paypalme/letteraturaspontanea Grazie, comincio a diventare vecchio e ve ne sarei molto grato.

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