11/07/2026
L'ANESTESIA REGIONALE MIGLIORA I RISULTATI DELLE RIVASCOLARIZZAZIONI DEGLI ARTI INFERIORI
Capita che alcuni pazienti, legittimamente in preda ad un po' di ansia preoperatoria, chiedano all'equipe medica di essere sottoposti ad intervento in anestesia generale anche quando non vi siano controindicazioni all'anestesia regionale.
Per anestesia regionale (RA) si intende un insieme di pratiche anestesiologiche che comprende l'anestesia spinale, la peridurale ed i blocchi nervosi periferici; queste tecniche sono spesso utilizzate per consentire gli interventi che coinvolgono la parte inferiore del tronco e/o gli arti inferiori.
È noto come, rispetto all'anestesia generale (GA), l'utilizzo della locoregionale (RA) riduca le complicanze generali di tipo cardiovascolare, polmonari ed il rischio di instabilità postoperatoria dei pazienti.
Un recente studio su oltre 500 persone ha dimostrato il ruolo protettivo anche nei confronti dell'efficacia stessa della rivascolarizzazione.
Il gruppo iniziale di studio ne riguardava 628 che sono state "appaiate" con metodi statistici (propensity score matching, PSM) per evitare fattori confondenti e dare maggior significato all'analisi che, alla fine è stata eseguita su 512 pazienti.
Sono state valutate tanto le rivascolarizzazioni chirurgiche (bypass e trombectomie) quanto quelle endovascolari (angioplastica percutanea e stenting, con e senza prodotti a rilascio di farmaco).
Già nel breve periodo postoperatorio (30 giorni dall'intervento) la RA ha dimostrato migliori risultati in termini di pervietà (bypass o arteria trattata esenti da occlusione o restenosi significativa, cioè restringimento superiore al 50% del diametro) e anche di salvataggio d'arto: in particolare per la prima 94% con RA e 88.% con GA, mentre per il secondo 96.5% con RA e 92% con GA.
Analizzando la tecnica anestesiologica come gli altri fattori di rischio il ruolo protettivo appare ancore più evidente: mentre diabete, insufficienza renale e gravità dell'arteriopatia aumentano il rischio di occlusione o restenosi a 30 giorni (rispettivamente di circa 1.8, 2.1 e 2.5 volte) e anche quello di perdita d'arto (2.7 volte in caso di insufficienza renale e 3.2 volte in caso arteriopatia grave), l'anestesia regionale è apparsa dimezzare il rischio di occlusione o restenosi e quello di perdita d'arto.
Questo fattore protettivo si manteneva sia per le rivascolarizzazioni chirurgiche sia per quelle endovascolari ed era presente anche se analizzato nei sottogruppi ad alto rischio (diabetici, pazienti con insufficienza renale o con arteriopatia agli stadi più gravi).
Ci sono vari motivi per cui l'anestesia regionale è benefica, oltre che nei confronti delle possibili complicazioni di ordine generale (rischio di inferto, polmonite postoperatoria, etc.), anche in termini di efficacia della rivascolarizzazione: interrompendo il segnale del sistema nervoso autonomo ortosimpatico favorisce la vasodilatazione a carico degli arti inferiori, attenua la risposta infiammatoria dell'intero organismo mediata dagli ormoni dello stress ed il loro effetto negativo sull'endotelio (lo strato interno dei vasi sanguigni che fisiologicamente previene la trombosi) ed evita l'instabilità emodinamica postoperatoria che può invece essere presente con l'anestesia generale, cioè quel rischio di fluttuazioni della pressione sanguigna che possono compromettere il risultato immediato di una rivascolarizzazione.
Ovviamente ci sono anche motivi legati al tipo di intervento o a caratteristiche del paziente che inducono a preferire l'anestesia generale o controindicano quella regionale, ma potendo scegliere, la seconda andrebbe preferita in questo ambito.
It J Vasc Endovasc Surg 2026;33:1-9