Postural Training

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Postural Training Dott. Angelo Rago
Fisioterapista

Metodo Mézières, G.O.M.M., Osteopatia

16/09/2026
09/02/2026

PERCHÉ ALCUNE PERSONE NON GUARISCONO NONOSTANTE FACCIANO “TUTTO GIUSTO”

(Di Patrizia Coffaro)

Dopo aver letto testi di biochimica e manuali (come Lehrbuch der Biochemie ed. tedesca di Voet/Voet/Pratt) sulla respirazione cellulare e la fosforilazione ossidativa, diventa tutto più chiaro, molte condizioni che chiamiamo stanchezza, infiammazione o malattia cronica non sono altro che un corpo che non ha più abbastanza energia per guarire.

E quando si capisce anche solo un po’ come funzionano i mitocondri, ci si rende conto che nessun protocollo può funzionare davvero se la catena di trasporto degli elettroni è bloccata. Per questo nasce questo post, per tradurre concetti tecnici in parole semplici, e spiegare cosa succede quando una persona fa tutto giusto… ma il corpo non risponde.

Ci sono pazienti che arrivano agli operatori con un curricuIum impeccabile, dieta perfetta, integrazione ragionata, un protocollo intestinale eseguito con disciplina, sostegno ormonale calibrato, stile di vita ripulito, attenzione a stress e sonno. Eppure… niente. Restano fermi nello stesso punto, come se il corpo avesse premuto un freno invisibile. La stanchezza cronica non cede, la nebbia mentale oscura tutto, il recupero è inesistente. È la tipica situazione in cui chi guarda dall’esterno pensa: “Ma come è possibile? Stanno facendo tutto bene…”.

Quando accade questo, quasi sempre si sta guardando il posto sbagliato. Perché la chiave sta in un livello profondissimo della fisiologia... la catena di trasporto degli elettroni nei mitocondri.

È lì che si decide chi recupera e chi resta intrappolato.

I mitocondri non sono solo “e centrali energetiche della cellula, sono il vero cuore biochimico della guarigione. Quando funzionano, ogni terapia ha più margine. Quando sono in tilt… il corpo esegue gli ordini, ma senza energia sufficiente per rispondere davvero.

La catena di trasporto degli elettroni è la linea produttiva che permette di trasformare nutrienti in ATP. È composta da diversi nodi, Complesso I, II, III, IV e V, che passano energia l’uno all’altro. Se si blocca un nodo, si inceppa tutto.

E il paradosso? I mitocondri disfunzionali si replicano più velocemente di quelli sani. È una maledizione biologica, le copie difettose aumentano e diventano dominanti. Il paziente peggiora, anche seguendo i protocolli migliori.

Molti Iong-C0VlD, molte stanchezze croniche, molte non-risposte terapeutiche nascono da qui. Le cause sono molto più diffuse di quanto si creda.

1️⃣ Post-C0VlD

L’infezione colpisce direttamente i Complessi I, II e III. È come se un vlrus avesse strappato dei fili dal circuito elettrico cellulare. Da qui nebbia mentale, dispnea, tachicardia, esaurimento fisico.

2️⃣ Farmaci comuni

Molti farmaci di uso quotidiano interferiscono proprio con la catena mitocondriale:

- St4tine

- SSRl

- Metf0rmina

- 0meprazolo e simili

- F4NS

(Ho dovuto omettere delle parole per non essere penalizzata)

Non sono farmaci cattivi, sono farmaci diffusi. E spesso il paziente peggiora senza sapere perché.

3️⃣ Tossine alimentari e ambientali

GIifosato, dolcificanti artificiali, pesticidi, muffe, micotossine... Sono tutte molecole che disturbano uno o più complessi della catena respiratoria.

4️⃣ Stress cronico e glicemia ballerina

Il cortisolo alto e gli sbalzi di zuccheri devastano in particolare il Complesso I. È come guidare in salita con il serbatoio in riserva.

Si vedono sempre più casi in cui le terapie non decollano:

- Antimicrobici che non funzionano come previsto

- Integratori che sembrano acqua fresca

- Protocolli intestinali che migliorano, ma non ribaltano la situazione

- Pazienti che rimangono esausti nonostante esami nella norma

- Glicemie che non si sistemano anche se la dieta è perfetta

Ed è qui che si dovrebbe smettere di incolpare il paziente e si dovrebbe iniziare a guardare al vero responsabile... la catena di trasporto degli elettroni.

Se manca la corrente, nessun dispositivo si accende. Il corpo funziona allo stesso modo.

- Complesso I

É l'ingresso dell'energia, il punto piu fragile. È il complesso preferito dal C0VlD, dallo stress, dai farmaci e dall’infiammazione. Quando si blocca, il corpo perde la capacità di ossidare NADH e produrre energia di base.

Cosa lo sostiene:

- Niacina (vitamina B3), il mattone fondamentale per creare NAD+.

- NMN o NR, aumentano NAD+ e accendono l’ingresso energetico.

- Magnesio, senza di lui, l’ATP resta inattivo.

- B1 e B2, essenziali per far partire la scintilla metabolica.

- CoQ10, lubrifica il passaggio degli elettroni.

- Glicemia stabile, senza picchi e crolli.

Il Complesso I è il semaforo della vita, se resta rosso, il traffico metabolico si ferma.

- Complesso II

É il collegamento con il ciclo di Krebs. Qui il protagonista è il FAD/FADH2. Molti lo ignorano, ma è fondamentale nell’energia muscolare e immunitaria.

Lo aiutano:

- Riboflavina (B2), senza, il Complesso II rimane senza carburante.

- Acido α-lipoico, rigenera FAD, NAD e glutatione.

- Carnitina, porta i grassi dentro i mitocondri per bruciarli.

- Nitrati naturali (barbabietola), migliorano l’ossigenazione.

- Complesso III

É il ponte elettronico. Il Complesso III soffre tantissimo lo stress ossidativo e alcuni farmaci.

Lo sostengono:

- CoQ10 (di nuovo, ed è normale, qui è protagonista).

- Vitamina C + E, proteggono dai radicali liberi.

- Polidatina/Resveratrolo, migliorano il flusso elettronico.

- Omega-3, rendono elastiche le membrane mitocondriali.

- Complesso IV

É l'accettore finale di ossigeno. Qui avviene la magia, l’elettrone incontra l’ossigeno. Quando questo complesso è lesionato, anche solo respirare affatica.

Lo aiutano:

- N-acetilcisteina (NAC), aumenta glutatione e riduce il danno ossidativo.

- Taurina, aiuta la respirazione cellulare e la regolazione del calcio.

- Curcumina, riduce l’infiammazione mitocondriale (la curcumina non è per tutti e deve essere di buona qualità)

- Movimento leggero, non troppo, non poco: costanza.

- Complesso V

La turbina dell'ATP. Se questo complesso non gira, l’energia non arriva alle cellule.

Supporti utili:

- Magnesio, attiva l’ATP (sempre).

- Fosfatidilcolina, ripara le membrane mitocondriali danneggiate.

- Creatina, è un serbatoio di energia rapida.

- Grassi di qualità, sono la benzina più pulita per i mitocondri.

Il vero nemico è l'infiammazione cronica. Non serve avere febbre o dolori. Basta quel fuoco basso che dura anni. Lo alimentano gli sbalzi glicemici, stress continuo, additivi alimentari. grassi ossidati, disbiosi, tossine ambientali

Lo spengono gli Omega-3, il sonno profondo, alimenti veri, riduzione degli stimoli tossici, respirazione lenta e consapevole. riequilibrio del sistema nervoso.

Quando l’infiammazione si abbassa, i mitocondri possono finalmente respirare. Ci sono nutrienti che sostengono tutti i complessi contemporaneamente:

- Glutatione e precursori (NAC, glicina, selenio)

- PQQ, stimola la biogenesi mitocondriale

- Acetil-L-carnitina, migliora energia e cognizione

- Polifenoli, cacao puro, mirtilli, melograno

- Magnesio, indispensabile dall’inizio alla fine

Sono come una squadra di manutenzione, non intervengono solo su un nodo, ma sull’intero impianto.

Molte persone non migliorano perché nessuno guarda al livello dove la guarigione inizia davvero, la produzione di energia. Non serve una lista infinita di integratori. Non serve cambiare protocolo ogni due settimane. Non serve accusare il paziente di non impegnarsi abbastanza.

Serve restituire ai mitocondri ciò che gli è stato tolto:

- NAD: Complesso I

- Riboflavina-5-fosfato per FAD: Complesso II

- CoQ10: Complesso III

- Antiossidanti: Complesso IV

- Fosfatidilcolina/omega3: Complesso V

È semplice solo quando nessuno lo spiega. Ma quando lo si capisce, ogni tassello del puzzle inizia finalmente a combaciare.

Questo non è un discorso filosofico né una promessa di guarigione miracolosa. È fisiologia pura, il corpo guarisce quando ha energia sufficiente per farlo. Chi non risponde ai protocolli non è complicato. Non è psicosomatico. Non è resistente. È semplicemente senza corrente. Rimettere in moto la catena di trasporto degli elettroni significa permettere alle cellule di tornare a fare ciò che sanno fare meglio...ripararsi, rigenerarsi, vivere. Ed è da qui che riparte ogni percorso di guarigione vero.

XO - Patrizia Coffaro

20/12/2025
13/11/2025
11/11/2025

🟢 Metodo Mézières: come evitare le false informazioni che circolano online — e capire a chi affidarsi davvero

Negli ultimi anni il nome di Françoise Mézières è diventato sempre più diffuso anche tra i non addetti ai lavori.

Tuttavia, molte delle informazioni che circolano online non rispecchiano la realtà del Metodo: spesso vengono presentati come “Mézières” semplici esercizi di stretching o posture ginniche, privi delle basi biomeccaniche e cliniche che ne garantiscono l’efficacia terapeutica.

Per questo AIFiMM ha realizzato mezieres.it — un sito divulgativo che chiarisce cosa distingue il vero Metodo Mézières da pratiche superficiali o imitate.

Per i pazienti

Il Metodo Mézières è una tecnica riabilitativa basata su principi biomeccanici e fisici:
non è ginnastica posturale, né una sequenza di esercizi da ripetere a casa.

Ogni seduta deve essere guidata da un fisioterapista formato, perché le posture — se eseguite in modo scorretto — possono accentuare i compensi e peggiorare il quadro.

Sul sito mezieres.it è possibile:

capire in cosa consiste realmente il Metodo,

trovare un operatore certificato AIFiMM, garanzia di sicurezza e coerenza con i principi originali.

Per i professionisti

mezieres.it è anche una vetrina di autorevolezza per chi applica il Metodo in modo corretto.

Essere presenti nell’albo ufficiale AIFiMM significa:

dimostrare un percorso formativo verificabile,

lavorare con criteri biomeccanici rigorosi,

tutelare i pazienti da pratiche scorrette o non supportate.

Dal 1996 AIFiMM forma fisioterapisti, medici, osteopati con un modello di biomeccanica sistemica basato su fisica lineare e non lineare: un approccio oggi riconosciuto a livello nazionale e internazionale. (AIFIMM Provider ECM n 1701, Provider CPD internazionale n 21418)

In sintesi

Il sito mezieres (punto) it nasce per tutelare la qualità delle informazioni e offrire un punto di riferimento autorevole:

per chi cerca operatori qualificati,

per chi desidera un percorso formativo serio e scientificamente fondato.

🔹 Per approfondire: link del sito mezieres.it nel primo commento 👇

16/07/2025

Tensegrità costale: la gabbia toracica che respira (e spiega tutto)!

Quando pensi alle coste, immagini una struttura rigida, fissa, “gabbia” appunto. Ma se ti dicessi che anche il torace vive di tensegrità?

Cos’è la rib tensegrity?

È il principio per cui il complesso vertebro-costosternale si comporta come una struttura flessibile ma stabile, dove le vertebre sono elementi di compressione, le coste e le cartilagini funzionano da elementi di trazione dinamica e il respiro è la variabile che orchestra tutto il movimento.

Le coste non si incastrano: si sospendono, si flettono, si adattano.

Perché è una rivoluzione vista così?

Perché ci libera dall’idea del “torace bloccato” come se fosse una cassa panca. Ogni respiro è una danza biomeccanica tra sterno, vertebre, dischi e cartilagini.

Un’oscillazione strutturata dove la cartilagine costale assorbe, lo sterno guida, le articolazioni costovertebrali modulano e la fascia toracica tiene insieme tutto come una rete di sicurezza.

Cosa cambia in clinica?

Tutto.

Una dorsalgia persistente potrebbe essere una restrizione costosternale non un problema vertebrale.

Un alterato schema di attivazione diaframmatica compromette l’intero schema di distribuzione tensiva delle coste.

Un infortunio costale non è mai solo locale: disorganizza l’intero pattern respiratorio-posturale.

Dettaglio che nessuno ti dice..

Le coste non solo si muovono verticalmente con l’inspirazione, ma traslano e si espandono radialmente grazie alla tensegrità tra i legamenti costovertebrali, la fascia endotoracica e il tono muscolare stabilizzatore.

Hai letto bene: il tuo torace si espande in 3D.
E se uno di questi assi va in tilt.. lo senti ovunque: collo, spalla, diaframma, zona lombare.

La “gabbia toracica” è in realtà un sistema elastico e tensionato, come il cerchio perfetto di un tamburo che vibra quando serve e si stabilizza quando è sotto pressione.

È il cuore strutturale della funzione respiratoria e posturale, e ogni fisioterapista dovrebbe conoscerne non solo le ossa, ma i ritmi.

Il torace non è una gabbia.
È uno strumento musicale biomeccanico.
Sta a noi imparare a suonarlo. ☺️

06/06/2025

Bentornati ad un nuovo episodio di “Commenta che ti passa! Dove i vostri commenti trasformano i nostri post!” Oggi rispolveriamo un muscolo che ci tiene in piedi.. anche quando crolliamo!

C’è infatti un muscolo che conosce tutte le nostre cadute, che si attiva ogni volta che ci pieghiamo.. e non solo col corpo.

Non lo vedi, non lo tocchi, ma lo senti. Quando la schiena tira, quando la pancia è rigida, quando il respiro si fa corto e non capisci perché.

Il suo nome è ileopsoas. Ma noi potremmo chiamarlo in molti altri modi: il muscolo della postura, il muscolo dell’anima, il muscolo della sopravvivenza.

Dove comincia, dove finisce.. e cosa tiene insieme?

Anatomicamente, lo sappiamo: lo psoas nasce dalle vertebre lombari (T12–L5), scende nella pelvi, si unisce all’iliaco e insieme vanno ad aggrapparsi al piccolo trocantere del femore.
Ma il suo significato va oltre la biomeccanica. È un ponte, una cerniera tra il centro e il movimento. Unisce colonna, bacino e gamba. Ma soprattutto, collega il dentro col fuori.

Lo dice bene Anna, nei commenti:

“So che somatizziamo anche i problemi quotidiani sulla nostra schiena.. non so se è esatto, correggetemi pure, ma per me è così..”

E sì, Anna, è proprio così.

L’ileopsoas è come una spugna: assorbe carichi meccanici ed emotivi, come se sapesse cosa portiamo dentro. Quando viviamo un trauma, un lutto, uno stress, lui stringe. Non per farci male, ma per tenerci insieme.

Non è solo un flessore!

Sì, biomeccanicamente, flette l’anca.
Ma se ci fermassimo qui, lo sottovaluteremmo. L’ileopsoas mantiene la lordosi, stabilizza il bacino, modula la respirazione (tramite il legamento arcuato e il diaframma), influenza il pavimento pelvico e partecipa al sistema nervoso simpatico.

È un crocevia.

E se si irrigidisce? Il bacino si inclina in avanti. La colonna lombare si inarca. Il respiro si fa corto. I visceri si comprimono. E il dubbio, prima o poi, arriva per tutti. Come faccio a sapere se è davvero lui?

Angela lo ha chiesto con semplicità disarmante:

“Ma si può fare un esame per vedere se è proprio lo psoas?”

La risposta? Non è quella che ci aspettiamo.
Perché l’ileopsoas non si mostra in una radiografia, non parla tramite una risonanza.
Si fa sentire nei gesti, nei respiri trattenuti, nei movimenti bloccati.

Lo si scopre non con uno schermo, ma con uno sguardo clinico attento. Un fisioterapista che osserva come ti muovi, come compensi, come reagisce il tuo corpo quando cerchi di rilassarti.

Non è solo un dolore. È una storia.

Un ileopsoas retratto non genera solo tensione meccanica. Genera compensi. E i compensi generano confusione diagnostica.

Come dice Marco:

“Quasi l’80% delle ernie conclamate radiologicamente sono innocue.”

Esatto. Il dolore spesso non viene dalla lesione visibile, ma dal sistema che non funziona. Ed è qui che l’ileopsoas diventa sospetto numero uno.

Può simulare una lombosciatalgia (termine improprio ma è per capirci, non è il nervo, è lui che tira) ernie (per compressione lombare e rigidità fasciale), dolore inguinale, tensioni diaframmatiche, perfino disturbi digestivi.

Le parole dei pazienti diventano chiavi

Quando Vanessa racconta:

“Ho accudito mia madre malata.. e ora mi sento spezzata in due, con la schiena bloccata..”

Non parla solo di L4, L5 o S2. Parla dello sforzo di rimanere dritta mentre tutto crollava. E l’ileopsoas lo sa. Perché si contrae per difendere la nostra struttura quando siamo fragili.

E cosa le abbiamo risposto?

“La nostra schiena è spesso il riflesso di ciò che viviamo. E l’ileopsoas è uno dei primi a raccontarcelo.”

Stretching? Forse. Ma prima ascolto.

Non si rieduca un ileopsoas con un semplice affondo. Prima si libera il diaframma, si riattiva il core, si respira profondamente, si riorganizza il carico.

Poi, magari, lo si allunga.

Perché se tiriamo un muscolo che si sta proteggendo, rischiamo di peggiorare la sua paura.

Lo dicono in tanti:

“Faccio stretching da mesi, ma non cambia nulla.”

Forse è perché non serviva un allungamento. Ma un dialogo.

Come lo trattiamo in fisioterapia?

Valutazione funzionale (non radiologica)
Osservazione dei pattern motori
Test per il reclutamento del core (es. test di reclutamento del trasverso, test di instabilità sacroiliaca)
Palpazione fasciale e test miofasciali
Rieducazione respiratoria integrata
Approccio globale (non esercizio spot, ma ricostruzione della sinergia)

Come dice Elisabetta:

“Non sono titolata, ma ho sempre amato capire il corpo.. e ora che pratico yoga, mi rendo conto di quanto questo muscolo condizioni tutto.”

La verità è che il corpo non ci mente. Ma ci parla sottovoce.

Conclusione? Non trattare il muscolo, ma il suo messaggio.

L’ileopsoas non è un muscolo da allungare. È un testimone. Ti dice: quando sei troppo seduto, quando trattieni il respiro, quando hai paura di mollare, quando il carico è troppo (anche se fuori sembri stabile).

E allora non basta “fare addominali”. Serve rieducare il sistema a respirare, a stabilizzarsi, a muoversi in modo integrato. Serve una fisioterapia che non rincorra la lesione, ma ascolti il funzionamento.

Vuoi provare un piccolo test?

Prova il mini-test di ascolto del tuo Ileopsoas:

1. Sdraiati sul letto o su un tappetino.

2. Porta lentamente un ginocchio al petto, tenendo l’altra gamba distesa.

3. Osserva: la gamba distesa rimane appoggiata o si solleva leggermente?

Se si solleva, potrebbe essere un segno che il tuo ileopsoas è rigido, in tensione o semplicemente stanco.

Non è una diagnosi, ma uno spunto per iniziare ad ascoltarlo.

E se vuoi andare oltre.. affidati a chi può leggere davvero il tuo movimento.

Domanda finale al lettore

E tu? Hai mai sentito il tuo corpo bloccarsi quando la tua testa non ce la faceva più? Hai mai avuto un dolore “senza senso apparente” che si ripresenta quando sei sotto stress?

Parliamone. Magari, nel silenzio del tuo ileopsoas.. c’è una storia da ascoltare.

E per i colleghi fisioterapisti..

Se anche tu stai osservando sempre più pazienti con disfunzioni che sembrano “invisibili”, ma che parlano il linguaggio dello psoas.. raccontaci la tua esperienza nei commenti.

Quali test usi? Quali approcci ti hanno dato risultati?

Stiamo raccogliendo le riflessioni migliori per una discussione clinica condivisa.

Il sapere cresce quando viene condiviso. E l’ileopsoas..ne ha di cose da insegnarci. 🥰

01/05/2025

IL DIAFRAMMA: IL MUSCOLO CHE TI STA NASCONDENDO LA VERITÀ

Hai mai pensato che il dolore che senti non venga da dove lo senti?

Hai mai avuto:

- un dolore alla spalla che non passa con nessuna terapia?

- una cervicale che ti sveglia ogni mattina?

- un senso di oppressione al petto, ma gli esami dicono che è tutto a posto?

- una digestione lenta, gonfia, instabile?

- un mal di schiena cronico che non ha una causa precisa?

Allora ti do una notizia.
Il tuo diaframma potrebbe averti fregato. Per anni. In silenzio.

Il diaframma è come un hacker nel tuo sistema!

Non lo vedi.
Non lo senti lavorare.
Ma controlla tutto.

È il tuo muscolo della respirazione, certo.
Ma anche il tuo stabilizzatore posturale, il modulatore del dolore, l’interruttore dello stress, l’equilibrista tra la vita digestiva, emotiva e motoria.

Se si blocca, può fare danni ovunque.
Ma nessuno ti ha mai detto che il problema potesse essere lì.

È la grande bugia della localizzazione del dolore..

Il tuo corpo è un genio, ma non è preciso.
Se il diaframma soffre, la tua spalla brucia.
Se è contratto, il tuo collo si irrigidisce.
Se lavora troppo, il tuo sistema nervoso resta in allerta continua.

Hai dolore alla spalla? Forse è il diaframma.
Hai il collo di marmo? Forse è il diaframma.
Ti senti sempre sotto pressione, anche se è tutto tranquillo? Forse è lui.

Una domanda sola: il tuo diaframma è libero o prigioniero?

Fai questo test in 60 secondi:

- Respiri più con il petto che con l’addome?
- Ti senti gonfio anche dopo un pasto leggero?
- Ti rilassa sbadigliare, fumare o sospirare profondamente?
- Hai dolori “misteriosi” alla schiena o alla spalla?
- Ti svegli già teso, anche dopo una notte intera?

Se hai risposto sì anche solo a 2 di queste domande.. il tuo diaframma non è libero.

E se non è libero lui, non sei libero tu. Immaginalo come un superpotere nascosto che nessuno ti ha mai spiegato.

Respirare bene non è solo una questione di ossigeno. È un reset del sistema nervoso, un riequilibrio posturale, un gesto curativo.

Un diaframma bloccato ti fa digerire male, ti destabilizza la colonna, ti costringe a compensare con altri muscoli, ti fa credere che tu abbia problemi che non hai.

Un diaframma libero, invece ti allinea, ti calma, ti restituisce potere.

La verità è questa: la tua salute non inizia da un farmaco, ma da un respiro.

Vuoi sapere qual è il gesto che accomuna:

- i neonati che dormono profondamente,
- gli atleti che si muovono con efficienza,
- i cantanti che vibrano d’anima,
- i monaci che meditano senza ansia?

La respirazione diaframmatica.

E sai chi lo fa anche senza volerlo? Il fumatore.
Ma non è la nicotina che lo calma. È il gesto profondo di inspirare ed espirare lentamente.
È il diaframma che, per un attimo, torna a fare il suo mestiere.

Wow, bello! Ma.. Come liberarlo? Non servono miracoli. Serve consapevolezza.

Ecco da dove puoi partire.

Respira da sdraiato. Una mano sul petto, una sull’addome. Quella sull’addome deve muoversi. L’altra no.

Allunga la tua gabbia toracica ogni giorno.
Il diaframma ha bisogno di spazio.

Trattalo con rispetto. Con il tocco, con la voce, con la postura.

Fatti valutare da chi sa davvero ascoltare il respiro. Un fisioterapista formato in terapia manuale, respiro e postura può cambiare il tuo corpo.. partendo da dentro.

È il muscolo che ti cambia la vita e anche quello che nessuno ti guarda

Non è glamour.
Non lo alleni in palestra.
Non lo vedi allo specchio.
Ma è il centro gravitazionale della tua salute.

Se ti senti fuori asse, bloccato, contratto, stanco.. Non cercare sempre fuori. Guarda dentro.
E ascolta il tuo diaframma.

Ti ha colpito questo post? Allora fallo arrivare a chi ne ha bisogno.

Chi ha mal di schiena da anni.
Chi non respira più davvero da troppo tempo.
Chi ha bisogno di un alleato silenzioso, e non lo sa.

Condividilo.

E se vuoi approfondire, leggi l’episodio di Muscolandia che abbiamo dedicato al diaframma e l’articolo sullo stretching diaframmatico!

https://educarefisio.com/2024/10/03/diaframma

https://educarefisio.com/2016/07/04/lo-stretching-diaframmatico/

Indirizzo

Via Tagliamento 260
Avellino
83100

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Lunedì 09:00 - 21:00
Martedì 09:00 - 21:00
Mercoledì 09:00 - 21:00
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