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Coop.API Operiamo a favore di persone anziane e/o diversamente abili al fine di aiutarli a vivere al meglio!

La Cooperativa nasce nel 2004 con l'ambizione di offrire un servizio di assistenza alla persona connotato da alta professionalità, competenze multidisciplinari, elasticità ed innovazione. Come ormai è assodato l'assistenza domiciliare permette alla persona che ne usufruisce di non vedersi sradicare dalla propria abitazione, dalle abitudini e dalle amicizie ed affetti che nel quotidiano domestico trovano l'habitat ideale e naturale per crescere e consolidarsi. Noi di API siamo però fermamente convinti che occorra stare attentissimi a che l'abitazione non si trasformi in una "prigione" magari dorata ma pur sempre una "prigione" e per questo il nostro operato si connota come incentrato sulle necessità dell'assistito non solo in riferimento a quelle primarie quali l'igiene, la mobilizzazione e la sicurezza generale bensì anche e soprattutto verso il sostegno relazionale e la socializzazione all'interno certo del nucleo famigliare ma non di meno verso l'esterno, facciamo di tutto per evitare che le persone si creino delle limitazioni superiori a quelle reali ed oggettive, ricordando che la disabilità e/o le difficoltà sono da vivere come delle condizioni gestibili e di certo non come condanne definitive. Secondo noi il concetto dell'ormai va sostituito con quello del nonostante:
..ormai sono disabile... ► ...nonostante la disabilità posso fare.....ormai sono anziano... ► ...nonostante la mia età riesco ancora...

07/10/2026

Il paradosso digitale della sanità: quando la burocrazia sconfigge la logica

Viviamo nell'era della digitalizzazione e dei servizi al cittadino, eppure il sistema di prenotazione CUP/TreC ci regala un cortocircuito logico che merita un'attenta analisi. Parliamo dell'accesso semplificato per la prenotazione delle visite mediche tramite Tessera Sanitaria e NRE (il codice della ricetta elettronica).

Il processo, alla prova dei fatti, si scontra con la logica più basilare:

1. L'autorizzazione a "scrivere"
Inserendo semplicemente il Codice Fiscale e l'NRE, il portale ci riconosce e ci conferisce un potere enorme: ci permette di prenotare una visita. Il sistema ci ritiene sufficientemente titolati per impegnare una risorsa della sanità pubblica, bloccare l'agenda di un medico specialista e formalizzare un appuntamento.

2. Il divieto di "leggere"
Ma cosa succede se, dieci secondi dopo aver chiuso la pagina, ci viene un legittimo dubbio sull'orario o sul giorno che abbiamo appena confermato? Proviamo a rientrare con gli stessi identici dati e troviamo un muro. Il sistema ci impedisce di visualizzare l'appuntamento appena preso. Il motivo? La tutela della privacy: per "leggere" il promemoria, il sistema esige improvvisamente un'autenticazione forte tramite SPID o CIE.

È qui che l'architettura informatica crolla su se stessa, rivelando un'incoerenza inattaccabile: se la combinazione Tessera Sanitaria + NRE è considerata sicura al punto da autorizzare una transazione clinica vincolante, come può essere considerata troppo "debole" per mostrarne semplicemente la ricevuta a video?

L'argomentazione della "protezione da malintenzionati" è priva di fondamento fattuale. Nessuno può fissare visite a caso con la sola Tessera Sanitaria: serve l'NRE. E se un estraneo fosse già in possesso della nostra prescrizione medica personale, il "danno" della prenotazione potrebbe già farlo. Oscurare il riepilogo a schermo non protegge alcun dato sensibile, nasconde semplicemente l'informazione a chi l'ha appena generata.

Questa applicazione cieca e compartimentata della normativa sulla privacy ha conseguenze molto pratiche e misurabili. A farne le spese sono soprattutto le persone più fragili e gli anziani, che spesso non possiedono lo SPID e si affidano alla comodità dell'NRE. Il risultato? L'utente, impossibilitato a verificare online un proprio dubbio, è costretto ad attaccarsi al telefono, intasando i centralini del CUP e sprecando il tempo degli operatori per farsi confermare un dato che il computer ha già in memoria.

Proteggere i dati clinici è essenziale e indiscutibile. Ma quando la rigidità di un software smette di dialogare con il buon senso e il pragmatismo, non stiamo tutelando i cittadini: stiamo solo scaricando su di loro le contraddizioni di un sistema incapace di contestualizzare le operazioni. La vera transizione digitale si ha quando la tecnologia risolve i problemi, non quando impone dogmi irrazionali.

01/10/2026

Fibromialgia nei LEA: un primo importante passo.

Dopo anni di attesa, la fibromialgia entra ufficialmente nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), cioè le prestazioni che il Servizio Sanitario Nazionale deve garantire a tutti. È un riconoscimento che AISF ODV chiede da tempo, insieme a migliaia di pazienti, e che finalmente dice una cosa importante: la fibromialgia è una malattia cronica e invalidante, non un disturbo "immaginario".

COSA PREVEDE IL NUOVO DECRETO

Esenzione dal ticket per le forme molto severe

• Viene istituito il codice di esenzione 068 – Sindrome fibromialgica, riservato alle forme molto severe, cioè con un punteggio al questionario FIQR superiore a 82.
• L'attestato di esenzione ha una durata minima di 2 anni.
• Le prestazioni esenti dal ticket sono:

o una visita specialistica di controllo ogni 12 mesi;
o un ciclo di 10 sedute di rieducazione motoria di gruppo ogni 12 mesi;
o una visita psichiatrica di controllo ogni 12 mesi, in caso di disturbi psichiatrici associati.

Cure termali per tutti i pazienti

• La fibromialgia è inserita tra le malattie reumatiche che danno diritto alle cure termali a carico del SSN: cicli di fanghi e bagni termali.
• Questa misura vale per tutte le persone con diagnosi di fibromialgia, indipendentemente dalla gravità. È una buona notizia, che accogliamo con favore.

Il decreto entrerà in vigore 30 giorni dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Vi terremo aggiornati sui tempi e sulle modalità per richiedere l'esenzione.

Fra un «non ci sono mai stata» ed un «eccoci qua!».A volte sembra che certi luoghi appartengano solo ai ricordi del pass...
22/09/2026

Fra un «non ci sono mai stata» ed un «eccoci qua!».
A volte sembra che certi luoghi appartengano solo ai ricordi del passato o alle cartoline, mete che si pensa di non poter più raggiungere. Eppure basta davvero poco: il supporto giusto, il tempo di organizzarsi con cura e la voglia di partire insieme.
Oggi siamo qui, davanti alle sfumature incredibili del Lago di Tovel, a respirare aria buona, a guardare le cime che si specchiano nell'acqua e a ricordarci che la bellezza della natura è di tutti e per tutti.
L'autonomia e il diritto di meravigliarsi non hanno età.

Per informazioni sui nostri progetti e servizi di accompagnamento:
www.coopapi.it

C'è un filo sottile che unisce il tempo che scorre alla bellezza di riscoprirsi capaci di meravigliarsi.L'altro giorno l...
16/09/2026

C'è un filo sottile che unisce il tempo che scorre alla bellezza di riscoprirsi capaci di meravigliarsi.
L'altro giorno la strada ci ha portati a Padergnone, nella Valle dei Laghi, alle porte di un luogo dove il tempo non è una corsa, ma un custode: la Casa Caveau del Vino Santo. Tra profumi intensi di uve Nosiola lasciate appassire sulle arèle all'aria dell'Òra del Garda, abbiamo attraversato uno spazio che racconta storie di attesa, tradizioni contadine e pazienza antica.
Condividere questa visita insieme a un nostro assistito e a sua figlia ha avuto un significato profondo. Ogni persona porta con sé una storia unica, fatta di passioni a volte messe da parte, di desideri che aspettano solo il momento giusto per tornare a galla e della semplice, autentica voglia di godersi una bella giornata. Guardare i loro sguardi curiosi illuminarsi tra le installazioni interattive, vederli scambiarsi un sorriso complice davanti a una memoria riaffiorata e ascoltare i loro commenti appassionati è il cuore esatto del nostro lavoro.
Non si tratta solo di organizzare un'uscita accessibile o di superare un ostacolo logistico. Significa costruire, attorno a ogni singola persona, un'esperienza pensata su misura che restituisca spazio alla meraviglia, alla relazione e al piacere autentico di condividere del tempo di qualità con chi si ama.
Il Vino Santo insegna che le cose più preziose hanno bisogno di cura, dedizione e del giusto tempo per maturare. La stessa cura che mettiamo ogni giorno nell'accendere nuovi ricordi insieme.

10/09/2026

Quando la ricerca medica incontra l'ingegno e il rigore del metodo scientifico, la realtà supera le narrazioni prive di fondamento.
I risultati ottenuti da quattro giovani con lesioni al midollo spinale, tornati a muovere passi grazie a un neurostimolatore attivato da piccoli movimenti del busto, rappresentano un passo concreto e documentato. Una tecnologia sviluppata con un contributo cruciale della ricerca italiana che non promette scorciatoie né ricorre a formule magiche: si basa su anni di studio, sperimentazione clinica e verifica rigorosa dei dati. È questo metodo, fondato sulle evidenze e non sulle opinioni o sulle suggestioni antiscientifiche, l'unica vera bussola per il progresso della cura.
La riabilitazione e il recupero non sono solo parametri biologici. Quando la medicina restituisce una funzione o apre una nuova possibilità di movimento, il vero valore emerge nella vita quotidiana: tornare a esplorare lo spazio, riscoprire i propri interessi e riattivare la curiosità, il piacere e la dimensione del divertimento.
La tecnologia e le terapie avanzate forniscono le basi, ma è la capacità di costruire attorno a ogni persona un percorso su misura — attento a desideri, inclinazioni e aspirazioni autentiche — che trasforma un risultato scientifico in una reale riconquista di senso e di autonomia.

Ci sono gesti che non hanno bisogno di parole, solo di essere ascoltati e custoditi con cura.Quando costruiamo un proget...
28/08/2026

Ci sono gesti che non hanno bisogno di parole, solo di essere ascoltati e custoditi con cura.
Quando costruiamo un progetto su misura per una persona, non guardiamo soltanto ai bisogni pratici della quotidianità. Guardiamo soprattutto ai desideri, a quelle scintille che fanno riscoprire la bellezza di un momento atteso, alla voglia intatta di provare un'emozione vera.
Oggi è bastato un tragitto insieme e un pensiero chiaro, tenuto stretto tra le mani: «Voglio portargli una rosa».
Accompagnare una moglie a trovare il proprio marito, vederla stringere quel fiore con delicatezza lungo la strada e poi fermarsi un istante davanti a quell'abbraccio, a quel bacio che cancella ogni distanza e ogni fatica.
Prendersi cura significa anche questo: dare spazio a ciò che scalda il cuore e rendere possibile la felicità delle piccole cose.
Se non è amore questo.

Andare dal dentista non è mai in cima alla lista delle attività preferite di nessuno, ma quando il tragitto si trasforma...
26/08/2026

Andare dal dentista non è mai in cima alla lista delle attività preferite di nessuno, ma quando il tragitto si trasforma in una piccola gita sotto un bel cielo limpido, tutto prende un'altra piega!
Oggi abbiamo accompagnato una cara signora dalla RSA alla sua visita e ritorno: missione compiuta in totale sicurezza, comodità e soprattutto con il sorriso.
Spesso si pensa al trasporto protetto o assistito solo come a un fatto logistico. In realtà, per molti nostri anziani questi spostamenti rappresentano una boccata d’aria fresca, un momento per scambiare due parole, guardare le nostre montagne dal finestrino e sentirsi parte viva della comunità. Garantire autonomia e mobilità a chi è più fragile è una questione di cura, ma anche di dignità e calore umano.
Capita anche a voi, quando accompagnate un genitore, un nonno o un vicino per una commissione, di accorgervi che il viaggio e le chiacchiere lungo la strada spesso stimolano l'attenzione e l'interazione?

Riaccompagnare in struttura lascia sempre un sapore diverso rispetto all’uscita, inutile nasconderlo. Varcare quelle por...
23/08/2026

Riaccompagnare in struttura lascia sempre un sapore diverso rispetto all’uscita, inutile nasconderlo. Varcare quelle porte automatiche ha un peso specifico differente.
Eppure la differenza la fa il modo in cui si rientra: con quale bagaglio, con quale sguardo.
Costruire uscite e percorsi su misura significa proprio questo: non limitarsi a un semplice spostamento, ma andare a riaccendere desideri, interessi, il gusto di stare insieme e la capacità di divertirsi. Quando l’incontro regala sorrisi sinceri, l'abbraccio di chi aspettava a braccia aperte e un ritorno vissuto con serenità e calma autentica, capisci che il cerchio si è chiuso nel modo giusto.
Andata anche questa domenica di lavoro. Stanchi, ma con la certezza di aver dato valore al tempo.

20/08/2026

A volte il silenzio su questa pagina non è assenza, ma presenza totale altrove.

Non abbiamo il dono dell’ubiquità e i miracoli non sono ancora nelle nostre corde, quindi ogni giorno facciamo una scelta precisa: dedicare tutto il nostro tempo e le nostre energie alle persone.

Il nostro lavoro non si ferma all'assistenza quotidiana, ma va a cercare ciò che spesso rischia di restare in ombra: riaccendere la scintilla di un vecchio interesse, ritrovare un desiderio dimenticato, restituire il gusto puro e semplice di divertirsi e condividere un sorriso. Per riuscirci davvero non servono ricette pronte, ma ascolto, cura e progetti costruiti su misura per ciascuno, come abiti cuciti addosso alla storia e all'unicità di ogni assistito.

Tutto questo richiede tempo, testa e cuore. Per questo la bacheca di Facebook a volte finisce in secondo piano: perché la vita vera, quella fatta di sguardi, incontri e piccoli grandi traguardi quotidiani, viene sempre prima di uno schermo.

Noi siamo qui, immersi in ciò che conta davvero. Un caro saluto a tutti!

12/08/2026

Il costo dell'assistenza non può ricadere tutto sulle famiglie e tutto sulle spalle degli operatori

Da anni, parlando di assistenza, sento ripetere che "costa troppo".

È vero.

Ma bisogna avere il coraggio di chiederci perché costa troppo e chi sta pagando davvero quel costo.

Prendiamo un esempio concreto. Un'ora di assistenza regolarmente fornita può arrivare a costare a una famiglia cifre che si avvicinano anche ai 27/28 euro. All'operatore che quella prestazione la svolge, alla fine, rimane una cifra molto più bassa, nell'ordine degli 8 euro.

Naturalmente tra queste due cifre ci sono contributi, ferie, tfr, malattia, assicurazioni e tutti gli altri costi necessari per avere un rapporto di lavoro regolare. Ma il dato sostanziale rimane: la famiglia paga molto e chi materialmente presta l'assistenza riceve relativamente poco.

E allora forse il problema non è soltanto quanto costa l'assistenza.

È come è costruito il costo dell'assistenza.

Io penso che serva una riforma radicale del costo del lavoro nei servizi sanitari, socioassistenziali e di assistenza alla persona.

Non una riforma fatta per aumentare i margini delle cooperative.

Anzi, esattamente il contrario.

Le cooperative che erogano assistenza devono essere efficienti. Devono imparare a stare dentro costi sostenibili. Devono ridurre gli sprechi, evitare strutture sovradimensionate e contenere tutti i costi che non producono direttamente assistenza.

Una cooperativa non può chiedere continuamente alle famiglie di pagare di più perché ha una struttura organizzativa troppo costosa.

Prima viene il servizio. Poi tutto il resto.

È anche quello che cerchiamo di fare noi.

Abbiamo ridotto i costi all'essenziale e oggi circa il 90% dei nostri costi è rappresentato dal personale.

Questo significa una cosa molto semplice: non esiste più un grande margine da comprimere.

Se voglio pagare meglio chi lavora, il costo aumenta.

Se aumento la tariffa, paga di più la famiglia.

Se non aumento la tariffa, il lavoratore non può essere pagato meglio.

E qui si arriva al punto.

Quando il costo di un servizio è costituito quasi interamente dal lavoro umano, non puoi risolvere il problema semplicemente chiedendo alla cooperativa di "tagliare i costi".

A un certo punto non hai più costi da tagliare.

Hai persone.

Persone che devono essere pagate.

Persone che devono avere contributi previdenziali adeguati.

Persone che devono poter costruire una pensione dignitosa.

E famiglie che devono poter acquistare l'assistenza senza essere economicamente messe in ginocchio.

Per questo penso che serva un nuovo modello nazionale per il costo dell'assistenza.

Il principio dovrebbe essere molto semplice: il lavoratore deve guadagnare di più, la famiglia deve pagare meno e la pensione futura del lavoratore non deve essere penalizzata.

Per ottenere questo risultato non basta ridurre di qualche punto il cuneo fiscale.

Servirebbe un regime fiscale e contributivo specifico per il lavoro assistenziale.

Lo Stato dovrebbe riconoscere che un'ora trascorsa da un operatore accanto a una persona anziana, disabile o fragile ha un valore sociale particolare.

Non perché quel lavoro valga più o meno degli altri di per sé.

Ma esattamente perché vale di più per la collettività.

Immagino quindi un sistema nel quale venga stabilito un costo sociale riconosciuto dell'ora di assistenza.

Si parte dalla retribuzione che deve essere garantita al lavoratore.

Si garantisce la piena contribuzione previdenziale.

Si riconoscono i costi indispensabili per organizzare il servizio.

Si stabilisce una tariffa massima sostenibile per la famiglia.

E la differenza necessaria viene coperta attraverso un intervento pubblico strutturale sul costo del lavoro.

Non un contributo generico alla cooperativa.

Un sostegno legato all'ora di assistenza realmente erogata e alla persona che ne ha bisogno.

Questo è fondamentale.

Se una persona ha bisogno di 20 ore di assistenza, il sostegno deve riguardare quelle 20 ore.

Se ne servono 80, riguarderà quelle 80.

In questo modo il denaro pubblico non finanzia semplicemente la struttura. Finanzia il lavoro necessario per garantire un diritto sociale.

Ma ci deve essere anche un'altra condizione.

Il beneficio pubblico non deve trasformarsi in maggiore margine per il gestore.

La tariffa deve essere trasparente.

La quota destinata al lavoratore deve essere tutelata.

La contribuzione previdenziale deve essere piena.

E il beneficio della parte di sostegno pubblico destinata a ridurre il prezzo deve arrivare realmente alla famiglia.

In sostanza, bisogna creare un meccanismo nel quale sia difficile trasformare il sostegno pubblico in profitto o in costi organizzativi aggiuntivi.

Le cooperative dovrebbero quindi lavorare con tariffe definite sulla base di parametri chiari, non costruire il prezzo finale scaricando sulla famiglia qualsiasi costo della propria organizzazione.

Se una cooperativa vuole una sede faraonica, dovrà chiedersi se può permettersela.

Se vuole una struttura dirigenziale sovradimensionata, dovrà pagarla con le proprie risorse.

Se vuole riconoscere premi molto elevati ai propri vertici, dovrà trovare il modo di farlo senza aumentare artificialmente il costo dell'assistenza.

Non è il compito della famiglia finanziare l'inefficienza organizzativa.

E non è nemmeno il compito dell'operatore rinunciare a una parte del proprio reddito perché una struttura non è capace di organizzarsi.

Naturalmente non sto dicendo che le cooperative non debbano avere costi amministrativi o una direzione.

Sto dicendo che il costo dell'assistenza deve essere costruito partendo dal valore dell'assistenza, non dalla dimensione della struttura che la eroga.

Questo modello avrebbe anche un altro effetto.

Premierebbe le organizzazioni efficienti.

Una cooperativa che riesce a mantenere bassi i costi non direttamente assistenziali avrebbe più spazio per migliorare le condizioni dei propri operatori.

Una cooperativa con costi amministrativi e organizzativi eccessivi sarebbe invece costretta a rivedere il proprio modello.

Non sarebbe più possibile aumentare semplicemente la tariffa per coprire tutto.

E questo sarebbe un bene anche per il settore.

Perché oggi abbiamo un problema che riguarda tutti.

Le famiglie fanno sempre più fatica a sostenere il costo dell'assistenza.

Gli operatori fanno fatica a vivere con retribuzioni che spesso non riflettono la responsabilità e la delicatezza del loro lavoro.

Le cooperative fanno fatica a mantenere servizi di qualità senza aumentare continuamente le tariffe.

E intanto la popolazione invecchia e il bisogno di assistenza cresce.

Continuare così non è una soluzione.

Serve una scelta politica.

L'assistenza alla persona deve essere considerata un settore strategico del welfare nazionale.

Non un normale servizio commerciale.

Non si può chiedere a una famiglia di pagare integralmente il costo di una necessità che deriva dalla non autosufficienza, dalla disabilità o dall'invecchiamento.

E non si può nemmeno chiedere a chi svolge questo lavoro di accettare stipendi bassi in nome della sostenibilità del sistema.

La soluzione non è pagare meno chi assiste.

La soluzione non è far pagare di più chi ha bisogno.

La soluzione è ridurre il costo strutturale del lavoro assistenziale attraverso la fiscalità generale, mantenendo piena la contribuzione previdenziale e facendo arrivare il beneficio contemporaneamente al lavoratore e alla famiglia.

In altre parole: più soldi a chi lavora, meno soldi richiesti a chi ha bisogno, nessuna penalizzazione pensionistica e nessun assegno in bianco alle strutture.

Questo, secondo me, dovrebbe essere il punto di partenza di una vera riforma del costo del lavoro nell'assistenza.

Perché se continuiamo a considerare un'ora di assistenza semplicemente come "un'ora di lavoro che deve essere pagata dalla famiglia", prima o poi renderemo l'assistenza un lusso, anzi a dirla tutta, per moltissimi già lo è.

E una società civile non può permetterselo.

Indirizzo

Via Roma 96
Caldonazzo
38052

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