11/10/2026
«I miei piedi… sono più luminosi».
È quello che mi dice M. al termine del trattamento, quando arriva il momento di alzarsi.
È proprio lì che a volte, riesco a vedere ciò che è cambiato durante il nostro incontro.
Quando arriva, M. è un fascio di nervi.
È tutta tesa, dalla testa ai piedi.
Sta affrontando cambiamenti importanti, nella vita lavorativa e in quella personale.
La malattia l’ha messa a dura prova, stravolgendo la sua giovane vita.
Ma lei non si è arresa.
E non si arrende.
Cambiano le abitudini, cambiano i ritmi, cambiano gli equilibri.
E non sempre è facile affrontare tutto questo con leggerezza.
Così lo stress torna a farsi sentire, anche spesso.
Non è il nostro primo incontro.
Ogni volta andiamo a sfogliare quella parte di lei che non le appartiene più, per aiutarla a lasciarla andare.
È come se qualcosa si sbloccasse, un pezzetto alla volta, per trasformarsi.
Un po’ come il bruco che diventa farfalla.
Con gentilezza, senza forzature.
Rispettando i suoi tempi.
E poi ci sono quei piccoli segnali che mi fanno capire che qualcosa si sta muovendo: il viso più disteso, lo sguardo più vivo, la postura che cambia.
E quei piedi che lei vede più luminosi.
Come se quella luce non si fermasse lì, ma si diffondesse in tutto il corpo.
La verità è che quella luce, quella forza, erano già dentro di lei.
Io non ho creato qualcosa che prima non c’era.
Ho cercato di accompagnarla, di aiutarla a ritrovare uno spazio in cui potersi ascoltare e riconoscere.
E capisco che il nostro incontro ha lasciato qualcosa di buono quando la vedo uscire dalla porta e mi accorgo che cammina in modo diverso.
A volte basta questo.
Un passo diverso, un respiro più libero, uno sguardo più sereno.
Piccoli segnali che raccontano qualcosa di grande.
Che luce hanno i tuoi piedi?
Barbara 💙