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Prendere consapevolezza del proprio potere di scelta non significa che, da quel momento, sia automaticamente possibile c...
07/10/2026

Prendere consapevolezza del proprio potere di scelta non significa che, da quel momento, sia automaticamente possibile cambiare ciò che ci fa stare male.

Non basta riconoscere che il passato non deve necessariamente determinare il presente.

Molto spesso, infatti, il modo in cui ci relazioniamo agli altri, le dinamiche nelle quali rimaniamo coinvolti e le situazioni che continuiamo a ripetere affondano le loro radici in esperienze, bisogni e conflitti più profondi, che non sempre sono immediatamente accessibili alla nostra consapevolezza.

Per questo essere consapevoli non significa necessariamente essere già in grado di cambiare.

Possiamo sapere che una relazione ci fa soffrire e continuare a rimanervi.
Possiamo riconoscere un meccanismo che ci fa stare male e ritrovarci, nonostante tutto, a ripeterlo.

Ed è proprio qui che diventa importante un lavoro su di sé.

Un percorso psicologico può aiutare a comprendere più profondamente ciò che abbiamo vissuto, il modo in cui quelle esperienze hanno contribuito a costruire il nostro modo di stare nelle relazioni e quali risorse possiamo oggi sviluppare e mettere in campo.

Non si tratta semplicemente di capire “cosa dovrei fare”, ma di comprendere perché, pur sapendolo, a volte non riusciamo ancora a farlo.

È nel lavoro sulle dimensioni più profonde ed emotive della nostra esperienza che la consapevolezza può gradualmente trasformarsi in una possibilità concreta di cambiamento.

Perché scegliere di stare bene è una responsabilità.
Ma imparare a farlo è, spesso, un percorso.

La salute mentale riguarda tutti noi.Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel 2023 circa 1 persona su 7 nel m...
25/09/2026

La salute mentale riguarda tutti noi.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel 2023 circa 1 persona su 7 nel mondo — 1,2 miliardi di persone — viveva con un disturbo mentale. E, nonostante esistano possibilità efficaci di prevenzione e trattamento, la maggior parte delle persone che ne avrebbe bisogno non riesce ad accedere a cure efficaci.

Anche in Italia il bisogno di cura è significativo: nel 2024 i servizi specialistici di salute mentale hanno assistito 845.516 persone e 272.497 persone sono entrate in contatto per la prima volta durante l’anno con i Dipartimenti di Salute Mentale.

Ma prendersi cura della propria salute mentale non significa necessariamente aspettare una crisi.

Significa anche prevenire, comprendere, dare un significato a ciò che ci accade e costruire nuovi modi di stare nelle relazioni e con noi stessi.

Chiedere aiuto non significa essere deboli.
E non è necessario arrivare al limite per meritare uno spazio di ascolto.

Per questo, durante tutto il mese di ottobre, ho scelto di rendere gratuito il primo colloquio.

Un primo incontro per conoscerci, raccontarmi cosa ti sta portando a chiedere aiuto e capire insieme se e da dove può essere utile iniziare.

📍 Online oppure in studio a Cisternino
📅 Su appuntamento
📞 328 22 11 046

A volte non serve aspettare di stare peggio.
Può essere sufficiente accorgersi che qualcosa dentro di noi sta chiedendo di essere ascoltato. 🤍

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* World Health Organization (WHO) (2026). Mental disorders. Dati epidemiologici globali riferiti al 2023.
* Ministero della Salute (2026). Rapporto salute mentale. Analisi dei dati del Sistema Informativo per la Salute Mentale (SISM). Anno 2024.
* Ministero della Salute (2026). Rapporto salute mentale: i dati 2024 sui pazienti e i servizi di assistenza.
* Ministero della Salute (2026). Che cos’è la salute mentale.

SPOILER ALERT 🚨Questo è un post provocatorio, oltre che divulgativo.Questa volta su FocusPsiche parliamo anche di politi...
22/09/2026

SPOILER ALERT 🚨
Questo è un post provocatorio, oltre che divulgativo.

Questa volta su FocusPsiche parliamo anche di politica.

Non perché questa sia una pagina politica, ma perché la cultura entra nella psiche.

Le recenti dichiarazioni di Antonio Tajani sulla donna “seria e affidabile”, sulla lunghezza della gonna e sul modello di donna più adatto alla famiglia hanno riacceso un tema che va ben oltre la politica: il modo in cui stereotipi e pregiudizi definiscono ancora ciò che una donna dovrebbe essere.

Perché quando colleghiamo:

gonna lunga → serietà → affidabilità → moglie → madre

non stiamo semplicemente descrivendo una donna.

Stiamo costruendo un modello di donna.

E il problema degli stereotipi è che, a forza di sentirli, possono diventare una voce interna:

“Sto mostrando troppo?”
“Sembrerò una donna seria?”
“Ho avuto troppi uomini?”
“Se non voglio figli, cosa dice questo di me?”

È qui che la cultura diventa psicologia.

E forse non è un caso che questo post abbia come colonna sonora “Donna vedi” di Madame, un brano che mette in scena e provoca proprio gli stereotipi e i pregiudizi legati alle donne.

Perché una provocazione può servire a una cosa importante:

non dirci cosa pensare, ma farci chiedere perché pensiamo certe cose.

La gonna non misura l’affidabilità.
La maternità non misura il valore.
E il corpo di una donna non è il suo curriculum morale.

Il mio percorso nasce dalla curiosità per ciò che accade nella mente, ma soprattutto per ciò che accade nelle relazioni:...
21/09/2026

Il mio percorso nasce dalla curiosità per ciò che accade nella mente, ma soprattutto per ciò che accade nelle relazioni: quei vissuti, conflitti e dinamiche che spesso facciamo fatica a comprendere e che, tuttavia, continuano a ripetersi.

Dopo la laurea in Psicologia, ho scelto di proseguire la mia formazione specializzandomi in psicoterapia psicoanalitica, un percorso che mi ha permesso di approfondire lo studio della personalità, delle relazioni, dell’attaccamento e dei processi inconsci che contribuiscono a dare forma al nostro modo di stare con noi stessi e con gli altri.

Oggi svolgo attività clinica con adolescenti, giovani adulti e adulti, lavorando sulle difficoltà emotive e relazionali, sui momenti di crisi e sui vissuti che possono diventare difficili da affrontare da soli.

Per me, fare psicoterapia non significa semplicemente cercare di eliminare un sintomo.

Significa anche comprendere ciò che accade dentro di noi, dare significato alle nostre esperienze e riconoscere le dinamiche profonde che prendono forma nelle relazioni.

È da qui che nasce FocusPsiche: uno spazio per parlare di psicologia e psicoterapia con profondità, ma senza perdere complessità, curiosità e — perché no — un po’ di ironia.

Perché conoscersi non significa avere sempre una risposta.

A volte significa iniziare a farsi le domande giuste.

Non si insegna a nuotare a chi sta affogando.Prima si sostiene, poi si insegna a cambiare.Perché quando una persona è in...
14/09/2026

Non si insegna a nuotare a chi sta affogando.

Prima si sostiene, poi si insegna a cambiare.

Perché quando una persona è in piena sofferenza, dirle cosa dovrebbe fare non sempre la aiuta a farlo.
A volte ha prima bisogno di sentirsi vista, contenuta e al sicuro.

Il cambiamento non nasce dalla pressione.
Nasce quando c’è abbastanza sostegno per poterlo affrontare.

Molti pensano che la terapia serva solo a “risolvere un problema”. In realtà, spesso insegna qualcosa di molto più profo...
21/07/2026

Molti pensano che la terapia serva solo a “risolvere un problema”. In realtà, spesso insegna qualcosa di molto più profondo: un modo diverso di stare al mondo.

Ti aiuta a rallentare senza sentirti in colpa, a mettere confini senza sentirti egoista, ad accogliere le emozioni invece di combatterle e a smettere di rincorrere un ideale di perfezione che non esiste.

La crescita psicologica non consiste nel diventare una versione impeccabile di sé, ma nel vivere con maggiore consapevolezza, libertà e autenticità.

Quale di queste cose ti ha sorpreso di più? 💙

Siamo spesso portati a pensare che una relazione “sana” sia una relazione senza dipendenza.In realtà, dal punto di vista...
15/05/2026

Siamo spesso portati a pensare che una relazione “sana” sia una relazione senza dipendenza.

In realtà, dal punto di vista psicologico, questo non è possibile.

Le relazioni umane implicano sempre una forma di dipendenza: emotiva, affettiva, regolativa. Il punto non è eliminarla, ma comprenderne la qualità.

Esiste una dipendenza che sostiene la crescita e una che, invece, la limita. La differenza non sta nel “bisogno dell’altro”, ma nella possibilità di mantenere un senso di Sé anche dentro il legame.

La direzione non è l’indipendenza assoluta, ma l’interdipendenza: un equilibrio dinamico tra autonomia e legame.

💧 Eco e Narciso: il mito che parla di relazioni feriteIl mito di Eco e Narciso ci parla di due ferite emotive che spesso...
11/02/2026

💧 Eco e Narciso: il mito che parla di relazioni ferite

Il mito di Eco e Narciso ci parla di due ferite emotive che spesso si incontrano nelle relazioni sbilanciate.

Eco era una ninfa amata dagli dei, che aiutava Zeus a nascondere i suoi tradimenti. Quando Era scoprì l’inganno, la punì: Eco non poteva più parlare per prima, solo ripetere le parole degli altri. Da allora la sua voce diventa riflesso, simbolo di chi ama intensamente ma perde sé stesso nel tentativo di essere amata.

Narciso, invece, era destinato a una lunga vita finché non si fosse innamorato di sé stesso. Quando si specchia nell’acqua e vede la propria immagine, non riconosce l’altro dentro di sé: ama un riflesso perfetto, irraggiungibile, incapace di relazionarsi realmente. Non è cattivo: il suo comportamento nasce da una ferita profonda, un’autostima fragile che lo porta a proteggersi con distacco e bisogno di conferme esterne.

💡 Psicologicamente:
• Eco rappresenta la dipendenza affettiva, l’annullamento di sé, l’attaccamento ansioso e la paura dell’abbandono.
• Narciso rappresenta il narcisismo come strategia di sopravvivenza emotiva: cerca conferme e specchi per proteggere la propria vulnerabilità, evitando l’intimità reale.

Quando queste due ferite si incontrano, nasce una relazione dolorosa: Eco si consuma nell’amore non corrisposto, Narciso si riflette nell’altro senza mai incontrarlo davvero. Entrambi cercano nell’altro ciò che manca dentro di sé.

💡 La lezione: amare non significa annullarsi né specchiarsi.
Amare significa riconoscersi e riconoscere l’altro, con confini chiari, reciprocità emotiva e identità differenziate.

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Quando l’identità è fragile, non basta “stare meglio”:serve ricostruire dall’interno.I sintomi – vuoto, instabilità emot...
09/01/2026

Quando l’identità è fragile, non basta “stare meglio”:
serve ricostruire dall’interno.

I sintomi – vuoto, instabilità emotiva, relazioni che oscillano tra bisogno e rifiuto – non si risolvono con consigli o tecniche rapide. Hanno bisogno di uno spazio terapeutico in cui ciò che accade nelle relazioni di vita può essere compreso mentre si manifesta, dentro la relazione di cura.

Il trattamento efficace lavora proprio lì:
nel modo in cui ti leghi, nel modo in cui senti l’altro, nel modo in cui temi di perderlo o di esserne invaso.
Non si evita l’intensità: la si contiene, la si osserva, la si trasforma.

È un percorso strutturato, profondo, che aiuta a dare continuità all’identità, a integrare parti opposte, a rendere le relazioni meno caotiche e più reali.

Se ti riconosci in questi segnali, sappi che esiste una psicoterapia pensata specificamente per questo funzionamento e che può portare a cambiamenti stabili, non solo a sollievi momentanei.

Curare non significa spegnere ciò che senti.
Significa imparare a reggerlo senza perderti.

Indirizzo

Cisternino

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