Moira Del Miglio

Indicazioni

Moira Del Miglio Moira Delmiglio Omeopata Naturopata Iridologa specializzata in psicosomatica, alimentazione bio-naturale e tecniche di massaggio orientale e occidentale

22/09/2026

IL BAMBINO NON AMATO NON SMETTE DI AMARE I GENITORI.

SMETTE DI AMARE SE STESSO.

È una delle riflessioni più dolorose che attraversano il pensiero di Alice Miller.

Un bambino difficilmente può pensare:

“Il mio genitore non riesce a vedermi.”

Ha bisogno di quell’adulto.
Dipende da lui.
Lo ama.

È più facile arrivare, inconsapevolmente, a un’altra conclusione:

“Sono io che non vado bene.”

E allora si adatta.

Diventa bravo.
Responsabile.
Forte.
Accomodante.
Impara a non disturbare, a chiedere poco, a capire gli altri prima ancora di capire se stesso.

E qualche volta lo chiamiamo persino “un bambino maturo”.

Poi quel bambino cresce.

E può diventare un adulto che fa tantissimo.

Studia.
Lavora.
Produce.
Si riempie di impegni, corsi, titoli, riconoscimenti.

Raggiunge un obiettivo e per un attimo si sente finalmente abbastanza.

Poi passa.

E ne serve un altro.

Ancora un titolo.
Ancora un progetto.
Ancora qualcosa da dimostrare.

Da fuori sembra ambizione.

Dentro, qualche volta, c’è ancora un bambino che domanda:

“Adesso sono abbastanza perché tu mi veda?”

Ed è qui che nessun riconoscimento basta davvero.

Perché se hai imparato che il tuo valore dipende da ciò che fai, continuerai a fare per sentirti degno di essere.

Ma crescere significa anche poter interrompere questa corsa.

Accorgerti che oggi non sei più quel bambino che deve conquistarsi lo sguardo di qualcuno.

Puoi fermarti.
Puoi non eccellere.
Puoi deludere.
Puoi cambiare strada.
Puoi desiderare qualcosa che non impressionerà nessuno.

E continuare a valere.

Forse guarire comincia proprio qui:

quando smetti di costruire una vita che dimostri quanto vali
e inizi a costruirne una in cui puoi finalmente esistere.

Non devi diventare ancora di più.

Devi, forse, smettere di abbandonare te stesso.

A partire dal 2004, l'immunologo giapponese Qing Li, professore presso la Nippon Medical School di Tokyo, ha dedicato ol...
22/08/2026

A partire dal 2004, l'immunologo giapponese Qing Li, professore presso la Nippon Medical School di Tokyo, ha dedicato oltre vent'anni della sua carriera a studiare gli effetti biologici del contatto con la natura sulla salute umana. Le sue ricerche si sono concentrate sulla pratica tradizionale dello Shinrin-yoku, letteralmente il "bagno nella foresta", con l'obiettivo di trovare una convalida medica e rigorosa a un'abitudine radicata nella cultura del suo Paese. Attraverso approfonditi test di laboratorio, il team guidato dallo scienziato è riuscito a dimostrare che camminare nei boschi genera cambiamenti chimici concreti e misurabili all'interno del nostro organismo.

Il cuore pulsante di questa scoperta risiede nei fitoncidi, sostanze organiche volatili che gli alberi, in particolare le conifere, rilasciano nell'aria per proteggersi da funghi, insetti e batteri. Quando un essere umano si immerge in un ambiente boschivo e respira profondamente, inala questi composti aromatici, i quali penetrano nei polmoni ed entrano direttamente nel flusso sanguigno. Questa interazione biochimica avvia una risposta immediata da parte del sistema nervoso, che si traduce in un rilassamento profondo e in un riequilibrio generale delle funzioni vitali del corpo.

L'impatto più evidente rilevato dagli studi del dottor Li riguarda la gestione dello stress e il potenziamento delle difese naturali. I dati raccolti indicano che l'assorbimento dei fitoncidi abbatte drasticamente i livelli di cortisolo e adrenalina, gli ormoni responsabili degli stati d'ansia, regolarizzando al contempo la pressione arteriosa e il battito cardiaco. Parallelamente, l'esposizione ai boschi stimola una straordinaria risposta immunitaria, incrementando la produzione e l'attività delle cellule Natural Killer, un tipo di globuli bianchi specializzato nel combattere i virus e nel contrastare l'insorgenza di cellule tumorali, i cui benefici restano attivi nel sangue fino a trenta giorni dopo l'esperienza.

07/07/2026

Il cambiamento è necessario quando tutto intorno a noi ristagna, quando le situazioni non evolvono, quando le cose si ripetono ciclicamente..
Questi sono i classici segni che una lezione non è stata appresa e così l'esperienza si ripete, non importa se cambia lo scenario o se cambiano i personaggi, continuiamo a ripetere lo stesso copione senza comprendere qual'è l'aspetto di noi che ci riporta negli stessi meccanismi, perché il cambiamento può avvenire solo all'interno e poi di conseguenza anche all'esterno..
Non è la vita che ci punisce, siamo noi che non comprendiamo la nostra responsabilità..
Deleghiamo l'esterno per i nostri insuccessi senza cambiare il nostro modo di percepire noi stessi e ciò che ci circonda, vogliamo tutto e non siamo disposti a perdere niente..
Possiamo cambiare casa, lavoro, relazione ma se le vibrazioni emesse nel campo rimangono le stesse il risultato non potrà essere diverso da prima..
Comprendere la nostra vibrazione ed esserne pienamente responsabili significa poterla cambiare e liberarsi degli atteggiamenti tossici che non ci permettono di evolvere.

06/06/2026
Questa illustrazione ci invita a riflettere sull’importanza della prospettiva individuale. Ogni persona vive esperienze,...
02/06/2026

Questa illustrazione ci invita a riflettere sull’importanza della prospettiva individuale. Ogni persona vive esperienze, emozioni e difficoltà in modo unico, influenzato dalla propria posizione, storia e capacità. Quello che per qualcuno può sembrare affrontabile, per un altro può essere opprimente.

È un richiamo all’empatia: prima di giudicare o dare consigli, dovremmo ricordare che ciò che vediamo o comprendiamo non rappresenta necessariamente la verità altrui.

Una bellissima rappresentazione visiva della saggezza che ci insegna a non misurare il mondo solo con i nostri occhi.

11/05/2026

Dedicato a tutte le coppie

Non c’è stata una grande lite. Non hanno urlato. Non si sono detti cose irreparabili. Semplicemente… hanno smesso di cercarsi.
All’inizio succedeva meno spesso. Poi… quasi per niente. E dopo… il silenzio. Senza abbracci. Senza baci. Senza quella vicinanza che prima veniva naturale.

Ed è lì che inizia qualcosa che molti non notano: la distanza.
Perché l’intimità non è solo sesso. È un modo per dire, senza parole:
“Continuo a scegliere te.”
“Sono qui.”
“Tu per me conti.”

Quando tutto questo scompare… non cambia solo il corpo. Cambia il legame.
Le conversazioni diventano più brevi. La routine pesa di più. La distanza smette di fare male… e comincia a sembrare normale. Ed è questo il problema. Perché non si rompe tutto all’improvviso. Si spegne poco a poco.

E con il tempo compaiono cose che non sempre vengono dette: dubbi. Insicurezza. Quella sensazione di non sentirsi desiderati… o di non contare più come prima.
E allora… anche se si resta insieme… non ci si sente più vicini.

Il punto è questo: non tutte le relazioni finiscono per le liti. Molte finiscono perché si smette di connettersi.
E l’intimità è una delle forme più forti di questa connessione. Non è l’unica… ma è una parte importante.

Ed è qui che tutto questo diventa utile:

• Parlatene, anche se vi mette a disagio
• Recuperate il contatto poco a poco: non tutto comincia dal sesso
• Non aspettate che “torni da solo”
• Ricordate che possono esserci cause emotive, fisiche o legate allo stress

Perché non si tratta solo di fare sesso.
Si tratta di non lasciare che la distanza diventi un’abitudine.
… perché a volte… non è mancanza d’amore. È mancanza di connessione.

04/05/2026

I vampiri esistono. Ma raramente hanno i canini. Li incontriamo tutti i giorni.

Non indossano mantelli. Non dormono in bare di legno. Non temono l’aglio né la luce del sole. Camminano accanto a noi. A volte dormono nel nostro letto, siedono alla nostra tavola, condividono il nostro ufficio, bevono il caffè con noi.

Possono essere un partner che trasforma ogni dialogo in un processo, dove ogni tua energia viene consumata per rassicurare, spiegare, riparare, giustificarti. Possono essere un amico che compare soltanto quando è in crisi, quando ha bisogno di sfogarsi, quando deve svuotare il proprio caos interiore, salvo poi sparire quando sei tu ad aver bisogno di ascolto. Possono essere colleghi che si nutrono del tuo equilibrio, scaricando tensioni, lamentele, frustrazioni, lasciandoti addosso una stanchezza che non capisci da dove arrivi. O ancora, possono essere familiari che, attraverso il senso di colpa, il ricatto emotivo o la manipolazione affettiva, ti tengono agganciato a dinamiche che lentamente ti prosciugano.

Il vampiro moderno non ti morde il collo. Ti morde l’attenzione. Ti succhia il tempo. Si nutre della tua disponibilità, della tua empatia, della tua capacità di comprendere, finché inizi a sentirti svuotato, confuso, irritabile… come se, dopo alcune ore con quella persona, qualcosa di tuo fosse rimasto lì.
E la verità più scomoda è che, proprio come nel romanzo di Stoker, il vampiro entra solo se trova una porta aperta.
Una fragilità.
Un bisogno di approvazione.
La paura di deludere.
L’incapacità di dire no.
L’illusione che amare significhi sempre sacrificarsi.

Non tutti lo fanno con cattiveria. Alcuni sono semplicemente così vuoti da cercare inconsapevolmente energia negli altri. Ma inconsapevolezza e innocenza non sono la stessa cosa: anche chi non vuole ferire può lasciare ferite.
Per questo, nella vita di tutti i giorni, la vera protezione non è una croce, né un paletto nel cuore. È imparare a riconoscere chi, dopo averti incontrato, ti lascia più vivo… e chi invece, ogni volta, ti lascia un po’ più spento.

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Cremona

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