17/10/2026
Ieri, il mio aiutante più prezioso era un arcobaleno.
In un gruppo di propedeutica musicale all'asilo, le cose non sono sempre semplici.
Ci sono bambini che fanno fatica a restare dentro un gioco strutturato, a seguire una consegna, ad aspettare il proprio turno. A volte basta un minuto perché l'attività prenda una direzione diversa da quella che avevo immaginato.
In questo gruppo è arrivato anche A. — nome di fantasia — un bambino nello spettro autistico.
All'inizio, la preoccupazione della scuola era soprattutto una: come avrei fatto a gestire anche lui, da sola, con tutta la classe?
Ieri, però, A. è stato uno dei miei aiuti più grandi.
Ha memorizzato subito la melodia della canzone di benvenuto e ha cominciato a riproporla cantando, mentre suonava le sue amate percussioni. Si diverte a drammatizzare le storie con la musica, a inventare paesaggi sonori, a esplorare gli strumenti.
Ci sono attività che, per ora, gli risultano più difficili: la musica registrata, alcuni giochi di body percussion. Lo osserviamo, troviamo altre strade, vediamo che cosa è possibile fare insieme.
Ma la domanda, per me, non è: come preparo una lezione per lui?
E nemmeno: come faccio a farlo stare dentro una lezione pensata per gli altri?
La domanda è un'altra: come preparo una lezione che possa accogliere tutti i bambini che ho davanti?
Non una lezione parallela. Non un'attività speciale riservata a uno. Una lezione costruita con quello che ciascuno porta, in quel momento, nel cerchio.
Ieri, durante la canzone di benvenuto, ho ceduto tre dei miei allievi a un arcobaleno, una tigre e un unicorno.
E va bene così.
Perché mentre cantiamo, suoniamo, inventiamo storie e ci ascoltiamo, non stiamo semplicemente imparando una canzone. Stiamo imparando a stare in un'attività comune, a riconoscere le idee degli altri, a trovare un posto per le nostre.
Un'unica classe. Un'unica attività. Per tutti.
Tutto impariamo, in cerchio.
Me compresa.
— Erica