11/09/2026
𝗜𝗻𝗳𝗹𝗮𝗺𝗺𝗮𝗴𝗶𝗻𝗴: 𝗹’𝗶𝗻𝗳𝗶𝗮𝗺𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝘀𝗶𝗹𝗲𝗻𝘇𝗶𝗼𝘀𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝗮𝗰𝗰𝗼𝗺𝗽𝗮𝗴𝗻𝗮 𝗹’𝗶𝗻𝘃𝗲𝗰𝗰𝗵𝗶𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼
Quando pensiamo all’infiammazione immaginiamo generalmente qualcosa di evidente: un’infezione, un trauma, dolore, gonfiore. In realtà l’infiammazione è prima di tutto un meccanismo di difesa. Una risposta infiammatoria acuta e ben regolata è indispensabile per proteggerci e per avviare i processi di riparazione dei tessuti.
Il problema può nascere quando questa risposta non si spegne completamente e nell’organismo persiste, nel tempo, una 𝗰𝗼𝗻𝗱𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗶𝗻𝗳𝗶𝗮𝗺𝗺𝗮𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮 𝗹𝗶𝗲𝘃𝗲 𝗺𝗮 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗶𝗻𝘂𝗮.
È quello che, quando associato all’invecchiamento, viene definito 𝗶𝗻𝗳𝗹𝗮𝗺𝗺𝗮𝗴𝗶𝗻𝗴: uno stato di infiammazione cronica, sistemica e di basso grado, generalmente privo dei segni tipici di un’infiammazione acuta.
Non è una malattia, ma un fenomeno biologico complesso oggi considerato uno dei processi centrali dell’invecchiamento. Può interferire con la capacità dei tessuti di mantenere il proprio equilibrio — quella che in medicina chiamiamo 𝗼𝗺𝗲𝗼𝘀𝘁𝗮𝘀𝗶 —, di rispondere a un danno e di attivare efficacemente i meccanismi di riparazione.
𝗗𝗮 𝗱𝗼𝘃𝗲 𝗻𝗮𝘀𝗰𝗲?
Con il passare degli anni possono concorrere diversi fenomeni. Alcune cellule entrano in 𝘀𝗲𝗻𝗲𝘀𝗰𝗲𝗻𝘇𝗮: smettono di dividersi, ma rimangono metabolicamente attive e possono liberare un insieme di molecole pro-infiammatorie chiamato 𝗦𝗔𝗦𝗣 (Senescence-Associated Secretory Phenotype). A questo possono aggiungersi alterazioni della funzione dei mitocondri, stress ossidativo, modificazioni del sistema immunitario e del metabolismo e cambiamenti del microbiota.
È come se, progressivamente, cambiasse il 𝘁𝗲𝗿𝗿𝗲𝗻𝗼 𝗯𝗶𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗰𝗼 nel quale vivono e lavorano le nostre cellule. E questo terreno non è uguale per tutti.
𝗟’𝗲𝘁𝗮̀ 𝗮𝗻𝗮𝗴𝗿𝗮𝗳𝗶𝗰𝗮, 𝗶𝗻𝗳𝗮𝘁𝘁𝗶, 𝗻𝗼𝗻 𝗿𝗮𝗰𝗰𝗼𝗻𝘁𝗮 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗮 𝗹𝗮 𝘀𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮. Due persone di 60 anni possono avere condizioni biologiche molto differenti. Genetica, alimentazione, attività fisica, composizione corporea, infezioni incontrate nel corso della vita, sonno, esposizioni ambientali e numerosi altri fattori contribuiscono a determinare traiettorie di invecchiamento diverse.
Possiamo misurare alcuni biomarcatori dell’infiammazione sistemica. Tra questi vi è, per esempio, la proteina C-reattiva misurata con metodica ad alta sensibilità (𝗵𝘀-𝗖𝗥𝗣), che consente di rilevare anche concentrazioni molto basse di CRP ed è utilizzata, tra l’altro, nella valutazione del rischio cardiovascolare.
Ma attenzione: si tratta di un indicatore sensibile, ma non specifico. 𝗨𝗻 𝘀𝗶𝗻𝗴𝗼𝗹𝗼 𝘃𝗮𝗹𝗼𝗿𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝗽𝘂𝗼̀ 𝗱𝗶𝗿𝗰𝗶 𝘀𝗲𝗺𝗽𝗹𝗶𝗰𝗲𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 «𝗾𝘂𝗮𝗻𝘁𝗼 𝘀𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗶𝗻𝗳𝗶𝗮𝗺𝗺𝗮𝘁𝗶» e, soprattutto, non può diagnosticare da solo l’inflammaging.
Proprio per questo la ricerca sta studiando i cosiddetti 𝗶𝗻𝗳𝗹𝗮𝗺𝗺𝗮𝘁𝗼𝗿𝘆 𝗰𝗹𝗼𝗰𝗸𝘀: modelli che integrano diversi biomarcatori nel tentativo di descrivere una sorta di “età infiammatoria” dell’organismo.
𝗨𝗻 𝘁𝗲𝘀𝘀𝘂𝘁𝗼 𝗻𝗼𝗻 𝗽𝘂𝗼̀ 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲 𝗰𝗼𝗻𝘀𝗶𝗱𝗲𝗿𝗮𝘁𝗼 𝘀𝗲𝗽𝗮𝗿𝗮𝘁𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗱𝗮𝗹𝗹’𝗼𝗿𝗴𝗮𝗻𝗶𝘀𝗺𝗼 𝗮𝗹 𝗾𝘂𝗮𝗹𝗲 𝗮𝗽𝗽𝗮𝗿𝘁𝗶𝗲𝗻𝗲. Questo vale per il muscolo, per i vasi, per il tessuto adiposo e naturalmente anche per la pelle.
Quando valutiamo la qualità di un tessuto, la sua capacità di rispondere a uno stimolo o di ripararsi dopo un danno, dobbiamo ricordare che quella risposta avviene all’interno di un organismo con una propria storia biologica, metabolica e infiammatoria.
Per questo occuparsi di rigenerazione non dovrebbe significare soltanto intervenire sul tessuto che vogliamo migliorare, ma anche cercare di comprendere il 𝘁𝗲𝗿𝗿𝗲𝗻𝗼 𝗯𝗶𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗰𝗼 nel quale chiediamo a quel tessuto di rigenerarsi.
Forse è proprio questa una delle prospettive più interessanti della medicina dell’invecchiamento: 𝗻𝗼𝗻 𝗰𝗵𝗶𝗲𝗱𝗲𝗿𝗰𝗶 𝘀𝗼𝗹𝘁𝗮𝗻𝘁𝗼 𝗾𝘂𝗮𝗻𝘁𝗶 𝗮𝗻𝗻𝗶 𝗮𝗯𝗯𝗶𝗮𝗺𝗼, 𝗺𝗮 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗹𝗶 𝘀𝘁𝗮 𝘃𝗶𝘃𝗲𝗻𝗱𝗼 𝗶𝗹 𝗻𝗼𝘀𝘁𝗿𝗼 𝗼𝗿𝗴𝗮𝗻𝗶𝘀𝗺𝗼.