Psicologia in Pratica

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Psicologia in Pratica Sono Elisa Scuderi, psicologa. Lavoro principalmente con chi ad un certo punto si ferma e pensa "Non è questa la vita che immaginavo".

Qui trovi uno spazio pensato per comprenderti meglio, orientarti al cambiamento e rimetterti al centro della tua vita 🤎

La delusione più difficile da accettare è quella che nasce dal vedere una persona comportarsi in un modo in cui noi non ...
19/10/2026

La delusione più difficile da accettare è quella che nasce dal vedere una persona comportarsi in un modo in cui noi non ci saremmo mai comportati, soprattutto quando si tratta di qualcuno a cui teniamo e da cui ci saremmo aspettati qualcosa di diverso.

Ci chiediamo come abbia potuto agire proprio così, perché noi, al suo posto, avremmo fatto un'altra scelta. E più quella persona è importante per noi, più facciamo fatica a comprendere quella distanza tra ciò che avremmo fatto e ciò che abbiamo ricevuto. È come se il nostro modo di sentire, i nostri valori e ciò che per noi conta davvero diventassero, senza che ce ne accorgiamo, il metro con cui valutiamo anche il comportamento degli altri.

Il fatto è che tendiamo a dare per scontato che ciò che per noi ha un significato profondo lo abbia anche per chi ci sta accanto. Non perché conosciamo davvero il suo modo di pensare, ma perché, quando qualcuno è importante per noi, finiamo per immaginare che ci somigli proprio negli aspetti che consideriamo fondamentali. E così, quando si comporta diversamente, non ci troviamo soltanto davanti ad una realtà che non avevamo previsto: ci scontriamo con la distanza tra la persona che avevamo immaginato e quella che stiamo conoscendo.

È in quella distanza che può nascere una delusione profonda, perché non sempre stiamo soffrendo soltanto per ciò che l'altro ha fatto, ma anche per ciò che eravamo convinti avrebbe fatto. Avevamo dato per scontato un modo di sentire, una sensibilità, un'attenzione che per noi erano naturali, senza renderci conto che stavamo attribuendo all'altro qualcosa che apparteneva soprattutto al nostro modo di essere.

Accettare questa differenza significa fare i conti con una realtà che non sempre coincide con le nostre aspettative. E forse la parte più difficile è proprio questa: riconoscere che il modo in cui noi avremmo trattato qualcuno ci racconta chi siamo, ma non ci dice necessariamente chi abbiamo davanti 🤎 E.S.

19/10/2026

Una madre sufficientemente buona non è una madre che non sbaglia mai. È una madre che può perdere la pazienza, non capire subito, commettere errori, ma che sa anche riconoscerli, riparare e lasciare al figlio lo spazio per essere una persona diversa da lei.

Una madre tossica, invece, può essere quella da cui impari che per essere amato devi stare attento a come parli, a cosa provi, a quanto la contraddici. Quella con cui finisci per chiederti se hai davvero il diritto di essere arrabbiato, deluso o semplicemente diverso da ciò che si aspetta da te.

La differenza non sta nell'amare sempre nel modo giusto, ma nello spazio che viene lasciato ai bisogni, alle emozioni e all'identità del figlio.

Perché un figlio non dovrebbe dover rinunciare a una parte di sé per proteggere la propria madre. E non dovrebbe passare la vita a cercare di meritare quell'amore che avrebbe dovuto aiutarlo a diventare se stesso 🤎 E.S.

Un grande ringraziamento ai miei nuovi follower!Grazie per esservi uniti a  noi 🤎Caterina EliaFernanda Catocossi
17/10/2026

Un grande ringraziamento ai miei nuovi follower!
Grazie per esservi uniti a noi 🤎

Caterina Elia
Fernanda Catocossi

Il problema di sentirsi dire per anni che sei troppo sensibile, che esageri sempre o che sei tu quella che crea problemi...
16/10/2026

Il problema di sentirsi dire per anni che sei troppo sensibile, che esageri sempre o che sei tu quella che crea problemi, è che a un certo punto potresti smettere di chiederti perché qualcosa ti fa stare male e cominciare a chiederti se hai davvero il diritto di starci male.

Quando a minimizzare ciò che provi è un genitore, non stai semplicemente ricevendo un'opinione diversa dalla tua. Stai imparando a conoscere te stesso attraverso lo sguardo di una persona il cui riconoscimento, soprattutto durante l'infanzia, ha un peso enorme. E se ogni volta che esprimi un dispiacere ti senti giudicato, se la tua rabbia viene liquidata come esagerazione e la tua delusione diventa la prova che sei difficile da gestire, puoi finire per associare l'espressione delle tue emozioni al rischio di essere rifiutato, criticato o allontanato.

Così impari a trattenerti, a spiegarti continuamente, a ridimensionare quello che senti prima ancora che possa farlo qualcun altro. Oppure inizi a dubitare delle tue percezioni, perché se proprio chi avrebbe dovuto aiutarti a comprendere le tue emozioni ti restituisce l'immagine di una persona esagerata, diventa difficile non domandarsi se il problema sia davvero tuo.

E questo schema può accompagnarti anche da adulto, nelle relazioni in cui senti di dover dimostrare che hai una ragione valida per essere ferito, nelle situazioni in cui temi di essere troppo esigente, troppo complicato, troppo sensibile per poter essere amato senza riserve.

Il passaggio più difficile è riconoscere che il fatto di aver imparato a dubitare di ciò che senti non significa che le tue emozioni siano sbagliate. Significa che, forse, non hai avuto abbastanza spazio per comprenderle senza doverti anche difendere dal giudizio di chi le riceveva 🤎 E.S.

Un grande ringraziamento ai miei nuovi follower! Sono felice di avervi tra noi 🤎Caterina Elia,Fernanda Catocossi
15/10/2026

Un grande ringraziamento ai miei nuovi follower! Sono felice di avervi tra noi 🤎

Caterina Elia,
Fernanda Catocossi

Ci sono perdite che portano via anche una parte del futuro che avevi già cominciato a vivere dentro di te.Nel lutto peri...
15/10/2026

Ci sono perdite che portano via anche una parte del futuro che avevi già cominciato a vivere dentro di te.

Nel lutto perinatale non viene meno soltanto la possibilità di stringere tra le braccia un bambino atteso, amato e immaginato. Può interrompersi anche il filo di pensieri, progetti e trasformazioni attraverso cui una persona stava iniziando a riconoscersi come madre o come padre. Quel futuro, che forse non era ancora visibile agli altri, aveva già cominciato ad esistere nella propria vita interiore, e la sua perdita può lasciare un vuoto difficile da raccontare a chi non riesce a comprenderne la profondità.

C'è un aspetto particolarmente doloroso in questa esperienza: dover attraversare un lutto mentre il mondo intorno sembra non sapere bene che cosa riconoscere. Non sempre ci sono ricordi condivisi, fotografie o momenti vissuti insieme da poter raccontare, eppure esiste una storia fatta di attese, legami, cambiamenti e significati che nessuno può misurare dall'esterno. Il fatto che quella vita sia stata breve, o che non abbia avuto il tempo di essere conosciuta dagli altri, non rende meno reale ciò che ha rappresentato per chi l'aspettava.

E può diventare ancora più difficile trovare un posto per questo dolore se, insieme alla perdita, si avverte anche la necessità di dimostrare quanto fosse importante, di spiegare perché faccia ancora così male o di confrontarsi con un mondo che sembra già proiettato verso ciò che verrà dopo.

Oggi, nella Giornata mondiale della consapevolezza sul lutto perinatale, credo sia importante ricordare che non si perde soltanto ciò che si è potuto vivere e conoscere. Si può soffrire profondamente anche per tutto ciò che si era iniziato ad amare senza averlo ancora potuto incontrare.

E riconoscere questa perdita significa anche lasciare che quella storia abbia dignità, senza stabilire dall'esterno quanto avrebbe dovuto durare un legame per meritare di essere ricordato 🤎 E.S.

Proprio quando inizi a prendere le distanze da una relazione che ti ha fatto stare male, quella persona può tornare a ce...
14/10/2026

Proprio quando inizi a prendere le distanze da una relazione che ti ha fatto stare male, quella persona può tornare a cercarti con un'intensità che non vedevi da tempo.

L'hoovering è il termine utilizzato per descrivere i tentativi di riportare qualcuno dentro una relazione dalla quale sta cercando di allontanarsi, attraverso dichiarazioni d'amore, scuse, promesse di cambiamento o improvvise manifestazioni di attenzione. È spesso associato alle dinamiche narcisistiche, ma può comparire anche in altre relazioni tossiche. Non è una diagnosi clinica e, da solo, non dimostra le intenzioni di chi lo mette in atto: è il modello relazionale nel suo insieme a essere significativo.

La parte più destabilizzante è che il riavvicinamento può toccare proprio ciò che ti ha tenuto legato alla relazione: la speranza che le cose possano finalmente cambiare, il ricordo dei momenti belli, il bisogno di dare un significato a ciò che avete vissuto. E così, proprio quando stavi recuperando lucidità, puoi ritrovarti a dubitare della tua decisione e a chiederti se questa volta sarà davvero diverso.

La differenza non sta tanto nelle parole con cui una persona ritorna, ma in ciò che accade dopo: se riconosce concretamente il male provocato, rispetta i tuoi confini e mantiene nel tempo comportamenti diversi, oppure se l'attenzione si esaurisce appena riottiene accesso alla relazione.

Un ritorno, da solo, non è la prova di un cambiamento. A volte, ciò che rende così difficile riconoscere una dinamica che si ripete è proprio il fatto che il riavvicinamento riaccende la speranza di ricevere finalmente ciò che è mancato per tanto tempo.

E quando quella speranza si intreccia con il bisogno di sentirsi amati, riconosciuti o finalmente abbastanza importanti per qualcuno, può diventare difficile distinguere ciò che sta accadendo davvero da ciò che si desidera ancora che accada 🤎 E.S.

«Dai, metti una pietra sopra a quello che è successo tra voi e vai avanti»Come se bastasse coprire quello che è successo...
13/10/2026

«Dai, metti una pietra sopra a quello che è successo tra voi e vai avanti»

Come se bastasse coprire quello che è successo per farlo smettere di fare male. Come se, per salvare una relazione, dovessi mettere da parte il tuo punto di vista, ingoiare quello che non hai condiviso e fare finta che ciò che ti ha ferito non abbia più importanza.

Così rinunci al confronto, alle domande che avresti ancora bisogno di fare, alla possibilità che l'altro comprenda davvero come ti sei sentito. E finisci per accettare una situazione che dentro di te non hai mai davvero accettato.

Ma come si fa ad andare avanti insieme a qualcuno se, per farlo, devi seppellire anche quello che ti ha fatto male?

Mettere una pietra sopra non è riparare. E non puoi chiamarla pace se, per ritrovarla, hai dovuto mettere a tacere te stesso 🤎 E.S.

Una situazione con la famiglia del tuo partner ti ferisce, torni a casa con il peso di quello che è successo e provi a s...
13/10/2026

Una situazione con la famiglia del tuo partner ti ferisce, torni a casa con il peso di quello che è successo e provi a spiegargli perché ci sei rimasto male. Ma mentre ne parlate, ti accorgi che state discutendo di tutt'altro: lui cerca di ridimensionare l'accaduto, tu insisti perché comprenda quanto ti abbia ferito, e più cerchi di farti capire, più lui sembra mettersi sulla difensiva. A quel punto, il dolore iniziale si intreccia con un altro, forse ancora più difficile da esprimere: la sensazione che proprio la persona da cui avresti voluto sentirti compreso non riesca a vedere quello che stai vivendo.

Nelle dinamiche con le famiglie di origine, infatti, può accadere che ciascun partner rimanga intrappolato in una posizione che alimenta la distanza. Chi si sente ferito cerca riconoscimento e vorrebbe che l'altro prendesse sul serio il proprio disagio; chi si sente diviso tra il partner e la propria famiglia può percepire quelle richieste come un'accusa, sentirsi costretto a difendere i familiari o vivere il timore di deludere qualcuno a cui è legato. Così, mentre uno insiste per ottenere vicinanza, l'altro può allontanarsi proprio per sottrarsi alla pressione, rendendo ancora più forte la solitudine del primo.

Il conflitto sembra riguardare ciò che ha fatto un genitore, un fratello o una sorella, ma nella coppia si sta consumando qualcosa di diverso: uno cerca la conferma di essere importante e di avere un posto riconosciuto, l'altro fatica a comprendere quella richiesta senza sentirsi messo in discussione nel proprio legame familiare. E più ciascuno rimane concentrato sulla propria posizione, meno riesce a vedere la vulnerabilità che si nasconde dietro quella dell'altro.

Questo non significa che le responsabilità siano sempre uguali o che ogni comportamento della famiglia debba essere accettato. Significa riconoscere che il modo in cui la coppia affronta ciò che accade può trasformare un episodio esterno in una ferita interna, soprattutto se uno dei due finisce per sentirsi continuamente esagerato e l'altro costantemente sotto accusa.

La domanda che può cambiare la prospettiva non è soltanto chi abbia ragione su ciò che è successo, ma che cosa sia accaduto tra voi mentre cercavate di affrontarlo. Perché la famiglia di origine può essere il luogo da cui nasce la tensione, ma è nella relazione di coppia che si può finire per sentirsi soli, oppure trovare finalmente qualcuno disposto a comprendere perché quella situazione faccia così male 🤎 E.S.

Hai passato anni a cercare di non deludere la tua famiglia, a fare ciò che ci si aspettava da te, ad evitare discussioni...
13/10/2026

Hai passato anni a cercare di non deludere la tua famiglia, a fare ciò che ci si aspettava da te, ad evitare discussioni e a trovare il modo di mantenere un equilibrio anche a costo di mettere da parte quello che sentivi. Poi, ad un certo punto, qualcosa cambia: cominci a dire di no, a fare scelte diverse, a non sentirti più obbligato a spiegare ogni tua decisione. E proprio mentre inizi a sentirti più libero, ti accorgi che nei rapporti con i tuoi familiari qualcosa si è incrinato.

Le reazioni possono farti dubitare di te stesso, perché chi prima sembrava apprezzarti adesso può descriverti come egoista, ingrato o cambiato in peggio. Ma c'è un aspetto che spesso sfugge: in una famiglia, il modo in cui ciascuno si comporta contribuisce a mantenere un certo equilibrio. Se per anni sei stato quello che cede, comprende, si adatta o evita i conflitti, gli altri possono aver imparato a contare su quel tuo modo di essere, senza interrogarsi troppo su quanto ti costasse.

Quando smetti di fare ciò che rendeva tutto più semplice per gli altri, non cambia soltanto il tuo comportamento. Cambia anche il modo in cui funzionano le relazioni, perché chi era abituato a trovare in te una certa disponibilità deve confrontarsi con qualcosa che prima non c'era: i tuoi limiti, i tuoi bisogni, la tua possibilità di scegliere diversamente.

E così può accadere che proprio nel momento in cui inizi a stare meglio con te stesso, tu venga percepito come quello che sta creando problemi. Non necessariamente perché stai facendo qualcosa di sbagliato, ma perché il tuo cambiamento rende visibile un equilibrio che, per restare stabile, aveva bisogno anche della tua rinuncia.

Forse la domanda più difficile non è capire perché la tua famiglia faccia fatica ad accettarti diverso, ma riconoscere quanto a lungo tu abbia confuso l'essere amato con il riuscire a occupare il posto che ti era stato assegnato 🤎 E.S.

Indirizzo

Via Albaro 24/4
Genova
16145

Orario di apertura

Lunedì 08:00 - 20:00
Martedì 08:00 - 20:00
Mercoledì 08:00 - 20:00
Giovedì 08:00 - 20:00
Venerdì 08:00 - 20:00
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Telefono

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