22/09/2026
Un'altra importante riflessione che condivido dalla pagina del Dott Andrea Nascimben
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ACIDI URICI e INFIAMMAZIONE
Uno spunto di riflessione Scientifica
Non di rado mi capita di osservare pazienti che riportano elevati livelli di acidi urici.
La spiegazione fornita loro fino a quel momento è stata quasi sempre la stessa:
“lei mangia troppa carne, potrebbe incorrere nella gotta”.
Purtroppo è un errore che si incorre quando si decide di non effettuare alcun tipo di indagine alimentare, e quando non si sa bene come spiegare un elevata uricemia si preferisce riesumare il vecchio adagio della carne e frattaglie consumate in eccesso.
Proviamo quest'oggi a fornire una spiegazione razionale basata su dati biochimici e di letteratura.
L’acido urico è il prodotto finale della degradazione delle purine, che provengono solo marginalmente degli alimenti come la carne e frattaglie, ma soprattutto dal turnover cellulare.
In altre parole fenomeni come Ischemia, necrosi o necroptosi (causata anche da metaboliti batterici in cronico, PAMPs) portano alla morte cellulare, con conseguente rilascio di ATP, DNA e RNA e quindi la produzione di acidi urici.
In sintesi il percorso è:
danno cellulare - ischemia - endotossinemia (microbica) poi necrosi o necroptosi quindi degradazione di ATP, DNA e RNA e formazione di ipoxantina in xantina ed infine formazione di acidi urici (attraverso la xantina-ossidoreduttasi)
Quindi, lo stato infiammatorio cronico (spesso a genesi microbico-intestinale) può favorire la formazione degli Acidi urici.
Nell’iperuricemia comune, però, il problema prevalente è spesso la ridotta eliminazione renale dell’urato.
Ovvero una riduzione della filtrazione renale o dell’escrezione tubulare ne diminuisce la clearance, favorendo l’accumulo di urato nel sangue. Quando l’urato raggiunge la sovrasaturazione e cristallizza come urato monosodico, diventa un potente DAMP capace di attivare l’inflammasoma NLRP3, con caspasi-1, IL-1β e IL-18.
In altri termini stiamo rafforzando, ancora una volta, lo stato infiammatorio
Quindi si crea un circuito:
infiammazione e danno cellulare che comporta l’aumento dell’urato, la formazione di cristalli di urato i quali attivano l'inflammasoma mediato dal NLRP3, ovvero nuova infiammazione.
La domanda che ci dovremmo, a questo punto, porre, è :
“per quale motivo la funzionalità renale va diminuendo?“
Una condizione cronica di disfunzione metabolica ed endoteliale può contribuire al danno del microcircolo, dei glomeruli e dei tubuli renali, riducendo progressivamente la capacità di eliminare l’urato.
Questo meccanismo è particolarmente rilevante in presenza di iperglicemia e ipertensione. Anche segnali infiammatori provenienti dall’intestino, come l’LPS, possono partecipare all’asse intestino–rene.
In conclusione possiamo dire che l’infiammazione può agire su due fronti:
può aumentare il danno e il turnover cellulare, favorendo la produzione di acido urico, e può concorrere al deterioramento della funzione glomerulare e tubulare, riducendone l’eliminazione.
L’urato che si accumula può quindi cristallizzare, attivare l’inflammasoma NLRP3 e alimentare nuova infiammazione.
COSA POSSIAMO FARE ?
1- condurre il microbiota verso una condizione EUbiotica , in principale fattore che concorre a mantenere un clima tollerogenico e non infiammatorio a livello intestinale, ovvero uno dei principali fattori che determina un efficiente controllo della barriera epiteliale evitando ingresso di metaboliti microbici nel fluido ematico ( e conseguente infiammazione sistemica) .
2- contenere cibi ad alto carico ed indice glicemico
Invece di prendersela con il succo d’acero o con l'anguria o con qualche altro alimento, iniziamo a prendere atto che il motivo di quell uricemia è essenzialmente dovuto ad uno stato infiammatorio cronico.
Non mi stancherò mai di ripetere che il sistema biologico esige rispetto in ogni momento della giornata e fornirgli ciò di cui necessita è un fattore imprescindibile se vogliamo rimuovere le cause che hanno condotto quel sistema verso la deriva di malattia.
Al prossimo spunto di riflessione scientifica