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Paroliamo Studio di terapia logopedia, potenziamento cogntivo e couselling sistemico-relazionale

20/10/2026

Oggi, 20 ottobre, si celebra il World Evidence-Based Healthcare Day! 🌍✨

Il tema di quest'anno per la Giornata Mondiale della Sanità Basata sulle Evidenze, "Evidence and AI: People at the Centre" (Evidenze e IA: le persone al centro), lancia una sfida cruciale per tutta la comunità sanitaria e riabilitativa.

L’Intelligenza Artificiale offre enormi promesse nel rendere le evidenze scientifiche più tempestive e accessibili. Tuttavia, porta con sé rischi reali: se non guidata, può amplificare bias cognitivi, approfondire le disuguaglianze nell'accesso alle cure e minare il rigore metodologico su cui si basa l'Evidence-Based Practice (EBP).

Logopediste e Logopedisti sanno che i dati da soli non bastano. Con l'aumento dei tools di IA generativa che influenzano le informazioni sanitarie a cui i cittadini attingono, diventano fondamentali:
1️⃣ L'alfabetizzazione basata sulle evidenze (evidence literacy) per contrastare le fake news.
2️⃣ La trasparenza degli strumenti digitali che usiamo nella pratica clinica.
3️⃣ La centralità del paziente: le persone devono essere partner attivi della tecnologia, non semplici destinatari passivi.

La FLI sostiene un ecosistema digitale in cui l'innovazione tecnologica sia sempre governata dall'etica, dal giudizio clinico e dall'equità, tutelando la salute e la fiducia dei pazienti.

💬 Quali opportunità o rischi intravedete nell'uso dell'IA applicata alla logopedia? Parliamone nei commenti!

19/10/2026

Chi si riconosce?

La maggior parte dei genitori sa perfettamente che lo smartphone creerà problemi, eppure lo regala ben prima dei 13 anni (età minima secondo le indicazioni dei Pediatri).

Succede così:
tuo/a figlio/a comincia a dire che ce l’hanno tutti, che si sente diverso, isolato, che resterà tagliato fuori… 😞

In realtà non ce l’hanno tutti, ce l’ha una parte della classe, ma altri no. Però tuo figlio dice «tutti».

Un altro pensiero del genitore è «se comincia a uscire per andare al parco potrò rintracciarlo: chiamarlo o geolocalizzarlo. 📍

Poi c’è la scuola: il registro elettronico, i compiti da controllare con l’account del ragazzo/a…

E poi gli altri genitori l’hanno sempre dato ai figli, ben prima di te, in giro si vedono perfino passeggini con il porta-cellulare! Ti senti un boomer.

Beh, sembra proprio che il mondo ti dica: compralo!

Eppure i pediatri ti dicono: aspetta, il suo cervello non è pronto per autoregolarsi!
Se glielo prendi prima dovrai sempre controllare l’accesso a Internet (sicuro di poterlo fare?), fare il famoso «accompagnamento digitale» (doveroso, ma ne hai onestamente il tempo?)…

Sai che andrete incontro a discussioni?
Sai che limitarlo poi non sarà facile?
Sai che non è un giocattolo, ma un ambiente dove è molto meno sicuro che andando da solo al parco?

Ecco, pensaci.
✔️ Sappi che non sei solo/a, molti genitori vogliono aspettare, ma si sentono soli come te, hai solo bisogno di metterti in contatto con loro.
✔️ Parlane con i genitori della tua classe, del gruppo sportivo. Magari non tutti, ma una parte potrebbe essere sensibile al tema.
✔️ Parlane con la scuola e porta il materiale dei «patti_digitali»

Nessun genitore dovrebbe sentirsi obbligato dalla società a fare qualcosa di nocivo per i propri figli.

Riprendetevi la libertà di scelta: potete dire «no» senza sentirvi cattivi genitori, ma genitori consapevoli.

Si può fare in un solo modo: insieme.





06/10/2026
04/07/2026

Mi chiamo Giulia. Ho 18 anni. E ieri ho finito gli Esami di Stato.
Dovrei essere felice. Dovrei sentirmi libera. Dovrei postare una foto con il sorriso, il mazzo di fiori, la solita frase tipo: “ce l’ho fatta”. E invece no.
Ieri sera sono tornata a casa, ho chiuso la porta della mia stanza e ho pianto. Non di gioia. Non di stanchezza. Ho pianto di rabbia.
Perché sono dislessica. E sono stanca di sentirmi dire che siamo “aiutati”.
Aiutati da chi? Aiutati dove? Aiutati quando?
Per anni mi hanno promesso strumenti. Mappe, tempi adeguati, modalità diverse. Parole bellissime scritte su fogli bellissimi. Poi però, quando arrivava il momento vero, quello in cui ti giochi la faccia, tutto diventava improvvisamente complicato.
“Vediamo.”
“Non esageriamo.”
“Questo forse no.”
“Così diventa troppo facile.”
“Ma dai, alla fine te la cavi.”
Me la cavo.

Questa frase mi fa schifo. Perché “te la cavi” significa che nessuno vede davvero quanta fatica c’è dietro. Io non leggo come gli altri. Io non memorizzo come gli altri. Io non riesco a stare dentro certi tempi come gli altri. Ma devo sempre dimostrare di non stare fingendo.
Sempre.
Anche all’Esame di Stato.
Quando ho tirato fuori le mappe, quelle previste, quelle preparate, quelle che non erano un favore ma un diritto, ho sentito le risatine. Piccole. Basse. Velenose.
Non serviva che qualcuno dicesse qualcosa ad alta voce.
Lo capisci dagli occhi.

Quello sguardo lì lo conosco bene. Lo sguardo di chi pensa: “eh, però così è facile”. “Beata lei”. “Magari fossi dislessico anch’io”. “Alla fine ha gli aiuti”.
Gli aiuti.
Come se una mappa cancellasse anni di fatica. Come se una sintesi vocale ti regalasse un cervello nuovo. Come se avere più tempo significasse avere meno dignità.
Sapete qual è la verità?

La verità è che molti strumenti sono solo promessi. Scritti. Citati. Firmati. Archiviati. Poi, nella pratica, diventano concessioni. Favori. Eccezioni da sopportare. E tu devi pure ringraziare.
Devi stare zitta. Devi non creare problemi. Devi non sembrare arrogante. Devi non sembrare quella che pretende. Perché se chiedi ciò che ti spetta, diventi subito “pesante”.
Io ne conosco tante come me. Ragazze e ragazzi che hanno passato anni a sentirsi sbagliati. Che hanno studiato il doppio per ottenere la metà. Che hanno imparato a sorridere mentre dentro si sentivano stupidi. Che hanno nascosto la diagnosi per vergogna. Che non hanno mai avuto il coraggio di dire: “io così non ce la faccio”.
Perché il problema non è solo la dislessia.

Il problema è doverla giustificare ogni volta. Come se fosse una colpa. Come se fosse una furbata. Come se fosse una scorciatoia.
Ma io una scorciatoia non l’ho mai avuta. Io ho avuto la strada più lunga. Quella dove leggi una pagina e dopo dieci minuti non sai più cosa hai letto. Quella dove studi fino a tardi e il giorno dopo ti senti comunque vuota. Quella dove confondi parole, date, formule, consegne. Quella dove ti dicono “devi solo impegnarti di più” e tu vorresti urlare: “ma secondo voi cosa sto facendo da anni?”

Per questo oggi lo dico.
Smettiamola con l’ipocrisia che siamo tutti aiutati. Perché non è così.
Ci sono ragazzi con DSA che vengono aiutati bene a norma di legge. E meno male. Ma ce ne sono tanti altri che vengono lasciati soli, giudicati, tollerati, messi in dubbio.
E NON PARLANO.
Non perché non abbiano niente da dire. Ma perché sono stanchi. Stanchi di spiegare. Stanchi di difendersi. Stanchi di sentirsi un problema.
Io ieri ho finito gli Esami di Stato. E sì, ce l’ho fatta. Ma non voglio che qualcuno dica: “vedi? Alla fine è andata bene.”
No.

Non usate il mio risultato per cancellare quello che è successo prima. Non usate il mio diploma per dire che allora non era così grave. Non usate il mio silenzio di questi anni come prova che andava tutto bene.
Perché non andava tutto bene.
Io ce l’ho fatta. Ma mi avete fatto arrivare al traguardo con addosso la sensazione di dover chiedere scusa per ogni diritto che avevo.
E questa cosa, sinceramente, non la voglio più accettare. Non per me. E non per tutte quelle che ancora oggi abbassano gli occhi, stringono le mappe tra le mani e sperano solo di non essere umiliate.

Giulia, 18 anni
P.S. So che mi aveva detto di non farlo, ma io voglio che si pubblichi lo stesso.
Grazie al Dr. Lo Presti per il lavoro che porta avanti da anni sui DSA. Non perché “salvi” qualcuno, ma perché aiuta tante persone a capire, orientarsi e sentirsi meno sole. E per chi ha vissuto certe cose, non è poco, anzi, per il mondo DSA in Italia, alle volte è tutta la luce di cui abbiamo di bisogno. Grazie Dott.!

Agevolazioni fiscali per DSA
28/04/2026

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