02/10/2025
La crisi del Servizio Sanitario Nazionale non è una novità. L’articolo odierno de Il Sole 24 Ore conferma l’improrogabile necessità di un piano strutturale per affrontare l’emergenza di personale, attraverso un piano triennale di assunzioni e un incremento mirato dei fondi.
Accolgo con favore l’annunciato piano di circa 27.000 nuovi ingressi e l’introduzione di incentivi per i professionisti sanitari, perché è evidente che la tenuta del SSN passa necessariamente dal potenziamento numerico e dalla valorizzazione di chi, ogni giorno, ne garantisce l’operatività.
L’emergenza, però, non riguarda soltanto la categoria degli infermieri: coinvolge trasversalmente tutte le professioni sanitarie, comprese le 18 rappresentate dagli Ordini TSRM e PSTRP. Un investimento efficace e risolutivo sulle risorse umane del SSN deve quindi essere ampio, equo e capace di rispondere alle esigenze di tutto il comparto.
Un punto, a mio avviso, fondamentale, da sostenere e da estendere è la proposta di rimozione del vincolo di esclusività, che consentirebbe agli infermieri di svolgere attività libero-professionale, senza preventiva autorizzazione dell’ASL, come già avviene per i medici. Affinché questa misura diventi un reale strumento di valorizzazione ed equità, è indispensabile che venga estesa in modo uniforme a tutte le professioni sanitarie, superando ogni distinzione.
Investire solo su “Medici e Infermieri” non è sufficiente per garantire la tenuta del Servizio Sanitario Nazionale. La sanità del futuro dipenderà dal riconoscimento e dalla valorizzazione dell’autonomia di tutti i professionisti che quotidianamente ne assicurano l’operatività. Nessuno escluso.
Mi auguro che chi sarà chiamato a decidere o a proporre emendamenti alla legge di bilancio lavori affinché nessuna delle 30 professioni sanitarie venga lasciata indietro.