Assunta Marone Psicoterapeuta

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Sono andata a vedere il nuovo film "Ragione e Sentimento" uscito il 22 ottobre con lo sguardo di chi adora Jane Austen, ...
25/10/2026

Sono andata a vedere il nuovo film "Ragione e Sentimento" uscito il 22 ottobre con lo sguardo di chi adora Jane Austen, ma anche con quello di chi, non può fare a meno di interrogarsi su ciò che si muove dietro i comportamenti, i silenzi e le scelte dei personaggi.
Conta più la ragione o il sentimento? La ragione ci protegge dal dolore, ma rischia di allontanarci da noi stessi, disagio emotivo. Il sentimento ci rende più fragili.

Sono uscita dal cinema con una riflessione, che va ben oltre l'amore romantico.

Questa nuova rilettura di Georgia Oakley, mette al centro soprattutto il legame tra Elinor e Marianne.

Sotto la trama romantica c'è un substrato emotivo ed esistenziale molto profondo, tipico di Austen.

Tutto parte da un drammatico evento: la morte del padre, che porta alla precarietà economica.

Il lutto non stravolge solo l'equilibrio affettivo della famiglia Dashwood, ma ne demolisce le certezze. La precarietà economica irrompe nella vita delle due sorelle costringendole a fare i conti con la vulnerabilità, la perdita di status e l'incertezza per il futuro. All'ombra di questa precarietà, si gioca la difficile ricerca di un affetto autentico.

Ed è qui che le due sorelle prendono strade opposte, per proteggersi dal dolore e affrontare il lutto.

Elinor e Marianne non rappresentano semplicemente, la ragione e il sentimento. Rappresentano due modi diversi di affrontare la vulnerabilità.

Elinor contiene, trattiene, riflette, è altruista. Cerca di non aggiungere il proprio dolore a quello degli altri. Di fronte al lutto e al ribaltamento della loro vita, sceglie la ragione come scudo. Ma la ragione, se usata per governare ogni singolo vissuto, rischia di trasformarsi in un' armatura, una difesa troppo rigida. Applicare la logica e il controllo su ogni emozione finisce per anestetizzare il sentire, facendoci vivere in una condizione di ritiro e di sopravvivenza emotiva. Ciò ci allontana gradualmente dalla felicità e da noi stessi.

Marianne, al contrario, non separa ciò che sente da ciò che mostra. Vive le emozioni con intensità, si affida al proprio sentire e fatica ad accettare, che la realtà possa non corrispondere alle sue aspettative. Non coglie l' incongruenza tra ciò che pensa e ciò che accade.

Ma chi delle due, fa bene?

Da terapeuta, trovo interessante leggere questa contrapposizione alla luce degli studi sulla regolazione emotiva. J. Gross, afferma che conoscere le proprie ferite ci aiuta a modificare il modo in cui interpretiamo una situazione. In breve, se ho subito un tradimento penserò che tutti mi tradiranno/abbandoneranno. Solo quando imparerò a leggere la mia ferita, che mi porta a creare un distacco emotivo difensivo verso l'altro, capirò che non è vero che gli altri mi tradiranno/abbandoneranno, ma che sono io che porto l'Altro a farmi allontanare/abbandonare. Devo sapere che il mondo non è nero, ma sono io che ho indossato degli occhiali neri. Questa consapevolezza, farà una differenza enorme e mi proteggerà da disagi emotivi/sofferenza!

Elinor ricorre al controllo, alla soppressione dell'espressione emotiva. È una strategia, che può essere utile per attraversare momenti di crisi e proteggere chi si ama, ma non durevole e efficace quando diventa l'unica soluzione. Impedisce l'elaborazione autentica del dolore e fa diventare il controllo, una rinuncia ai propri bisogni emotivi. La conseguenza è il disagio emotivo profondo.

Marianne, invece, ci ricorda che sentire intensamente, non significa necessariamente comprendere ciò che sentiamo. Un'emozione è reale e autentica, ma non per questo la nostra interpretazione della realtà è sempre reale, soprattutto quando non vogliamo cogliere i macro segnali delle situazioni. La disillusione può diventare un passaggio di crescita: quando riusciamo a distinguere ciò che desideriamo, da ciò che invece la persona reale ci dà. Puoi amare tanto, ma senza un investimento reciproco è autodistruzione. Impara a fare a meno di chi poteva restare, e non l'ha fatto. Di chi aveva una scelta, e non ti ha scelto. Di chi poteva provare ad agire diversamente, e non l' ha fatto. Solo così farai spazio, a chi ti apprezza. Lascia andare, ciò che non ti rende felice non ti appartiene.

La vera maturità emotiva non consiste nel diventare iper-razionali — negando le ragioni del cuore per paura di soffrire, perché tanto soffri lo stesso ed in ugual misura, ma per motivi diversi — né nel lasciarsi travolgere incondizionatamente da ogni onda emotiva. Consiste nell'imparare a riconoscere le proprie emozioni, senza esserne dominati, a pensare senza soffocare ciò che si prova. Attua un agire prudente, come rispetto verso di te e verso l'Altro.

Ricordati, mostrare la propria fragilità/affetto, è l'unico modo per permettere agli altri di incontrarti davvero. Fallo a modo tuo (lettera, canzone, conversazione, video), basta che arrivi all'Altro.

Ragione e sentimento non sono in competizione, ma sono due dimensioni che hanno bisogno di incontrarsi per aiutarci a comprendere chi siamo.

E tu, come ti comporti di fronte alle difficoltà e ai sentimenti? Ti riconosci di più in Elinor, che cerca di governare e spiegare ciò che prova con la mente, o in Marianne, che non riesce a separare il cuore dalla realtà, fino a distorcerla?

Io sono molto Elinor e mi sono lasciata contaminare con prudenza, da Marianne. Ho imparato con notevoli sofferenze emotive che è meglio rischiare di desiderare, piuttosto che proteggersi dalla paura e ingannarsi dicendosi: "tanto non accadrà mai". Se ci pensi, già dire a te stessa... "non sperare, in qualcosa che potrebbe non accadere mai" (cit. Elinor), è già desiderare. Come dice Pavese, la paura è già amore. Dunque se la frittata è ormai fatta, tanto vale mangiarla! Non si spreca il cibo, un giorno potresti non averla più una frittata (proteine), ma solo carboidrati, penserai sempre a quella frittata e sarai infelice due volte! Ciò si applica al campo affettivo, ma anche lavorativo... rischiare con prudenza è sempre un investimento di felicità, di coraggio e di vita!

Ti auguro di desiderare, di non smettere mai di desiderare!

P.s. In sala ovviamente eramo quasi tutte donne, e solo cinque uomini che accompagnavano le compagne. Ho seri dubbi sul fatto che, questi tre uomini fossero lì volontariamente. Ad ogni modo uno dei cinque, che era dietro di me appena seduto ha detto (rivolgendosi alla partner): "Vedi bene da qui o ci spostiamo?". L' amore è semplice. ❤️

Un abbraccio pieno di ragionato e appassionato sentimento

Da una viaggiatrice di anime

Assunta Marone

Riporto questo racconto per offrire una riflessione sul concetto di sincronicità, applicato agli eventi che accadono nel...
24/10/2026

Riporto questo racconto per offrire una riflessione sul concetto di sincronicità, applicato agli eventi che accadono nella nostra vita. La sincronicità, è un tema molto caro a Jung.

Un giovane monaco, tormentato dal bisogno di capire il disegno segreto della vita, andò a trovare un vecchio maestro che viveva in cima a una montagna isolata.
"Maestro," disse il giovane, "passo le giornate a cercare di anticipare il futuro e a dare una spiegazione logica a ogni cosa che mi accade. Eppure, più cerco di controllare la mia vita, più mi sento confuso e disconnesso dal mondo. Come posso trovare il filo conduttore di tutto questo?"
Il maestro lo guardò, sorrise in silenzio e gli fece cenno di seguirlo nel bosco dietro l'eremo. Camminarono per un po' finché non giunsero davanti a una f***a rete di alberi di bambù. Il maestro si fermò, indicò un punto in alto e disse: "Guarda lassù".
Sul ramo di un albero c'era un bruco, immobile. In quello stesso istante, una folata improvvisa di vento scosse la cima del bosco. Il ramo oscillò violentemente e il bruco p***e la presa, cadendo nel vuoto.
Il giovane monaco trattenne il respiro, pensando che il bruco si sarebbe schiantato al suolo. Ma proprio mentre il bruco cadeva, un'ampia foglia di loto, trasportata dal medesimo soffio di vento che aveva scosso l'albero, scivolò a mezz'aria posizionandosi esattamente sotto l'insetto, raccogliendolo dolcemente. La foglia continuò a fluttuare nell'aria come una barchetta, depositando il bruco sano e salvo su un morbido letto di muschio, pochi passi più in là.
Il giovane monaco rimase a bocca aperta. "È incredibile, maestro! Una coincidenza miracolosa! Che probabilità c'erano che il vento staccasse la foglia e il bruco nello stesso identico istante e li facesse incontrare a mezz'aria?"
Il maestro scosse la testa e disse: "Tu lo chiami miracolo, o coincidenza, perché guardi il bruco e la foglia come se fossero due cose separate. Ma il vento che ha scosso il ramo è lo stesso vento che ha staccato la foglia. Il bruco non sapeva della foglia, la foglia non sapeva del bruco. Eppure, il bosco sapeva cosa fare di entrambi."
Il vecchio saggio guardò il discepolo negli occhi e concluse: "Non consumare la tua mente cercando di forzare gli eventi o di incastrarli nella tua logica. Quando il tuo cuore è aperto e cammini sulla tua strada, scoprirai che la vita non si muove per cause e per effetti, ma per risonanza. Il vento si alza sempre quando è il momento di lasciarsi cadere."

Cosa pensi del caso? Esiste secondo te? La vita è fatta di logica e emozioni, ma anche di un' apertura verso il mistero, che lega queste due forze.

La migliore strategia nella vita è avere un cuore aperto agli eventi, senza pregiudizi. Valido soprattutto, se siamo in un momento di fragilità e siamo alla ricerca di una stabilità emotiva. Quando il vento soffia forte tu non puoi che seguire quella forza, devi sottometterti. Ma quando il vento si calma, tu devi sapere dove devi solo passare e dove invece, devi restare. Distinguere ciò, fa tutta la differenza del mondo!

Cosa pensi a riguardo? Hai già sentito parlare del concetto di sincronicità junghiano? Ve ne parlerò presto!

Un misterioso abbraccio

Da una viaggiatrice di anime

Assunta Marone

"I TUOI ABBRACCI SONO COSÌ AVVOLGENTI".Ci sono parole che arrivano al cuore e ci ricordano quanto, a volte, un gesto pos...
19/10/2026

"I TUOI ABBRACCI SONO COSÌ AVVOLGENTI".

Ci sono parole che arrivano al cuore e ci ricordano quanto, a volte, un gesto possa comunicare, ciò che le parole non riescono a esprimere.

Oggi, un' amica, profondamente scossa da una br**ta notizia mi ha salutata con questa frase, dopo un mio abbraccio. Un feedback che mi ha toccata e mi ha ricordato quanto, la relazione, passi spesso attraverso la presenza, il corpo e la sintonizzazione emotiva.

Un abbraccio autentico non è soltanto un gesto, ma un modo di esserci.

Per me, abbracciare significa accogliere la vulnerabilità dell'altro, senza giudizio e senza pretendere di aggiustare tutto. È offrire, per un istante, uno spazio sicuro in cui potersi sentire accolti, anche quando dentro sembra crollare ogni certezza.
Considero da sempre l'abbraccio, una delle espressioni più profonde e pure di connessione emotiva.

Negli anni Cinquanta, lo psicologo Harry Harlow, attraverso i suoi celebri esperimenti sui piccoli macachi rhesus, mostrò quanto il bisogno di contatto e conforto fosse fondamentale. I cuccioli preferivano trascorrere il tempo con una madre artificiale morbida, rivestita di stoffa, piuttosto che con una madre di filo metallico che forniva loro il nutrimento.
Questi studi misero in luce che non viviamo soltanto di bisogni fisici, anzi, ma abbiamo bisogno di vicinanza, conforto e sicurezza emotiva.

Emerge la necessità di avere qualcuno accanto, con il quale sentirci al sicuro.
Essere forti non significa non avere bisogno di nessuno, ma imparare ad accogliere la propria fragilità.
Perché quando ci sentiamo accolti, possiamo imparare, lentamente, ad accogliere anche noi stessi.

C'è qualcosa di profondamente poetico nell'abbraccio: due mondi che si avvicinano senza invadersi, due fragilità che si riconoscono, due cuori che, per un istante, non devono dimostrare nulla.

La vicinanza emotiva significa anche non avere sempre le parole giuste, non poter cancellare il dolore dell'altro, ma restare abbastanza vicini da fargli sentire, che il dolore non è tutto ciò che esiste. Per un attimo in un abbraccio i cuori battono insieme, seguendo una co regolazione fisiologica.

Ci sono abbracci che non cancellano le ferite, ma le sfiorano con tanta delicatezza da ricordarci che possiamo ancora guarire. Dopotutto alcune persone che incontri ti ricordano che, se vuoi puoi salvarti e ritrovarti.

Un abbraccio è come una piccola casa nel mezzo della tempesta: fuori il mondo continua a fare rumore, ma dentro, per qualche istante, possiamo deporre le nostre paure e riprendere fiato.

Tu che leggi hai mai ricevuto un abbraccio che, ti ha fatto sentire inter*? Un abbraccio che non ha risolto tutto, ma ti ha restituito un po' di pace e di fiducia?

Un abbraccio, da una anima golosa di abbracci autentici

Da una viaggiatrice di anime

Assunta Marone

La sensibilità e la delicatezza d'animo, secondo te sono una debolezza?Un fiore è fragile, facilmente calpestabile come ...
13/10/2026

La sensibilità e la delicatezza d'animo, secondo te sono una debolezza?

Un fiore è fragile, facilmente calpestabile come il nostro cuore.

Tuttavia, ciò che appare fragile può custodire una grande forza. La forza di attraversare le difficoltà, senza perdere completamente la capacità di fidarsi, di amare.

Le esperienze dolorose, soprattutto quelle vissute nelle relazioni affettive, possono lasciare tracce profonde nel nostro modo di percepire noi stessi e il mondo. Bowlby ci aiuta a comprendere quanto le prime esperienze relazionali possano influenzare le aspettative affettive e il senso di sicurezza nelle relazioni successive.

Quante volte, per proteggerci dal dolore, impariamo a chiuderci, a diffidare, a costruire difese che inizialmente ci aiutano a sopravvivere emotivamente, ma che nel tempo diventano una prigione di rimpianti.

Riporto spesso un'immagine mentale ricorrente che ho, sulla condizione affettiva di alcune persone (non sono solo miei pazienti, ovviamente). Li vedo come abitanti di un castello stupendo esternamente, diroccato internamente e circondato da una grande distesa d'acqua abitato da coccodrilli. La beffa della cosa è che, quando gli abitanti del castello si affacciano, non vedono coccodrilli... ma una famiglia di delfini. Ecco adesso dimmi: chi credi che riesca a salvarti/amarti in una condizione così? Se hai i contatti di una persona, che sa volare, ti prego di farmelo sapere. Sono sempre lieta di cambiare idea, davanti a fatti che contraddicono la mia idea. (Quest' ultimo è il principio cardine di un buon equilibrio psicologico, ovviamente se non avviene continuamente). Che dici lo mettiamo un ponte dal tuo castello alla terraferma?

Non diventare, come le ferite che ti porti dentro, sarai uguale a coloro che ti hanno ferito. Non confondere ciò che hai vissuto, con ciò che sei.

Non lasciare che il rifiuto, ti convinca di non meritare amore.
Non permettere al tradimento, di cancellare ogni possibilità di fiducia.
Non trasformare la durezza che hai incontrato, in una durezza che rivolgi a te stess* e agli altri.

Questo non significa negare il dolore, né imporsi di perdonare o dimenticare. Significa poter riconoscere ciò che ti è accaduto, senza lasciare che diventi l'unica chiave con cui interpreti il presente, senza identificarsi con esso.

La prospettiva di Rogers, con il suo richiamo all’accettazione e alla comprensione empatica, ci ricorda quanto sia importante incontrare uno spazio relazionale in cui sentirsi accolti senza essere giudicati. Un luogo in cui le proprie esperienze, possano essere comprese e nuove possibilità di essere/vivere possano gradualmente emergere.

La resilienza, non consiste nell'essere invincibili, ma nella possibilità di riorganizzarsi e trovare nuove risorse dopo esperienze difficili.

Resta capace di delicatezza, non perché la vita non ti abbia ferit*, ma perché quella ferita non racconta di te, ma solo di ciò che è stato e di chi hai incontrato.
Che tu possa trovare il coraggio di raccontare ad un altro, ciò che non racconti nemmeno a te stess*.
È una bella sensazione, senza prezzo, ma di enorme valore!

Un mega abbraccio, che lenisca le crepe dello spirito

Da una viaggiatrice di anime

Assunta Marone

Mercoledì scorso sono andata al cinema, per vedere il documentario "The Librarians".Sono uscita dalla sala pensando anco...
06/10/2026

Mercoledì scorso sono andata al cinema, per vedere il documentario "The Librarians".

Sono uscita dalla sala pensando ancora una volta, a quanto i libri abbiano arricchito e costruito la mia vita.

I libri sono stati, da sempre, i miei migliori amici.
Le mie bussole, nei momenti in cui non sapevo quale direzione prendere, detesto, l'instabilità e l' incertezza.
Il mio rifugio quando sono rimasta sola dentro e fuori, quando avevo un'angoscia nell'anima difficile da leggere. Sono stati il mio conforto nei momenti difficili e, tante volte, anche il mio modo per dare un nome a quello che sentivo.
La proiezione parla di libri ritirati dalle biblioteche, perché affrontano temi come la sessualità, l'identità LGBTQIA+, la razza e altre realtà considerate scomode o non conformi. È bello sapere che esistono tante persone, che hanno il coraggio delle loro idee.

Cosa c'è, dietro la paura di un libro?

Credo, sia la paura della diversità e di ciò che non rientra nelle regole generali, che non appartiene alla maggioranza, che non assomiglia a noi.
Una guerra alla paura di chi percorre una strada diversa da quella che conosciamo e che, proprio per questo, può mettere in discussione le nostre certezze. Ma ti sei mai chiest*, quanto coraggio e sofferenza esista dietro la diversità? Secondo te, è sempre una scelta? No! È un modo di essere!

Viviamo in una società che spesso ci spinge verso ciò che è uguale, riconoscibile, condiviso dalla massa. E tutto ciò che esce dal perimetro, può diventare scomodo.

Ma siamo sicuri che, ognuno di noi è davvero dentro quel perimetro?

Ognuno di noi è diverso, unico, irripetibile, esclusivo nel modo in cui sente, pensa, ama, soffre e guarda il mondo. Alcune diversità sono visibili, altre invece no. Inoltre, oggi ci sei tu dentro il perimetro, domani potresti essere tu ad esserne fuori, chi te lo dice?

La storia, in fondo, sembra ripetersi costantemente e incessantemente: ogni epoca ha avuto il suo diverso, il suo estraneo, colui che non rispettava la forma conosciuta, la regola, il modello della maggioranza. Troppo spesso ciò che non comprendiamo diventa qualcosa da allontanare, correggere, nascondere o cancellare. Ciò vale sia per l'Altro, che per una parte di noi che reprimiamo.

Cacciamo il diverso, per una difficoltà ad accogliere noi stessi. Se io sto bene nelle stanze della mia mente e nel mio cuore, cosa mi importa di ciò che sei tu? E di chi sei tu? Sentiamo la diversità, come una minaccia alla nostra identità, quando la nostra identità è sabbia.

Un libro non ci chiede di essere d'accordo o di condividere una storia, un'identità, una scelta, ci chiede soltanto di aprire una porta dentro di noi.
Non possiamo crescere/migliorare, se ci circondiamo soltanto di ciò che ci somiglia.

I libri sono stati le mie bussole, i miei amici, il mio conforto e continueranno ad esserlo. In loro ho trovato mondi lontanissimi da me e, spesso, ho incontrato una parte di me che ancora non conoscevo, che ho fatto fatica ad accettare.

La libertà dello spirito è anche: poter aprire una pagina senza sapere dove ci porterà.
Lasciarsi sorprendere.
Accettare, che esiste ciò che non comprendiamo. (Attenzione: la nostra diversita' non deve in nessun modo nuocere all'Altro. Inoltre la mia unicità deve SEMPRE, cercare di trovare un accordo flessibile con l'esterno/Altro).

Facciamo tutti parte di una grande scatola di biscotti, diversi, irripetibili. Tutti siamo stati fatti con una ricetta dalla cuoca che è la vita, che nessun altro potrebbe riprodurre esattamente nello stesso modo.
Io mi sento (poi magari la realtà è un' altra, e sono un biscotto integrale!) un biscotto al cioccolato, con un carattere determinato e coraggioso, forse a volte potresti incontrare nel mio essere un retrogusto di zenzero, ma non sarei autentica, se ti dicessi di me solo pregi.
E tu, che biscotto sei?
Ci vediamo nella scatola di biscotti, così mi racconti!

Una pagina di abbracci cartacei

Da una viaggiatrice di anime

Assunta Marone

TheLibrarians # LGBTQIA+ # crescitapersonale #

Ci sono emozioni/sensazioni, che non possiamo ignorare per sempre.Qualche giorno fa mi sono ferita alla caviglia, andand...
29/09/2026

Ci sono emozioni/sensazioni, che non possiamo ignorare per sempre.

Qualche giorno fa mi sono ferita alla caviglia, andando in bicicletta.
Avevo un impegno di lavoro e non potevo fermarmi, avrei fatto tardi. Così ho fatto quello che facciamo tante volte, ho minimizzato:
"Non è niente. Passerà."

La sera, a letto, sentivo il bruciore provocato dal contatto con le lenzuola. Ero stanca, così ho cercato di non pensarci e mi sono addormentata.
La mattina, però, sotto l'acqua calda della doccia, quel bruciore è diventato impossibile da ignorare.

Il corpo aveva continuato a parlare, anche quando io avevo deciso di non ascoltarlo. Sciocca!

Ho pensato a quanto questa esperienza, assomigli a ciò che accade con il nostro vissuto emotivo.

Anche lì possiamo dirci:

"Non è il momento."
"Non è così importante."
"Passerà."
"Devo essere forte."
"Ho cose più urgenti da fare."

E continuiamo. Lavoriamo. Ci occupiamo degli altri. Sorridiamo. Organizziamo. Funzioniamo.
Ma ciò che proviamo non scompare, perché noi abbiamo smesso di ascoltarlo.

Freud aveva già parlato del ritorno del rimosso: ciò che viene escluso dalla consapevolezza può trovare altre vie per esprimersi (malattie, sintomi, ecc...).

Il grande Solano diceva: ciò che non piangono gli occhi, lo piangeranno altri organi.

La prospettiva dell'Acceptance and Commitment Therapy (ACT) ha poi mostrato come l'evitamento esperienziale — il tentativo sistematico di non entrare in contatto con emozioni, pensieri o sensazioni dolorose — possa, paradossalmente, aumentare la sofferenza nel lungo periodo.

Damasio ci ricorda quanto profondamente emozioni e corpo siano intrecciati: ciò che viviamo emotivamente, non è qualcosa che accade soltanto "nella testa". Il corpo partecipa alla nostra esperienza.

Questo non significa che ogni sintomo fisico, sia un'emozione nascosta e nemmeno che dobbiamo analizzare ogni sensazione alla ricerca di un significato psicologico.

Significa solo che ciò che sentiamo merita, almeno, di essere ascoltato.

Perché ignorare un'emozione non equivale a superarla, ma soltanto a rimandare il momento in cui dovremo occuparcene, pagando le conseguenze del nostro evitamento. Sempre a te, aspetta, è lì!

La rabbia, diventa irritabilità.
La tristezza, si trasforma in apatia.
La paura che continuiamo a evitare può restringere progressivamente il nostro mondo, senza lasciarci spazi di piacere vitali.

Il corpo che non ascoltiamo, diventa sempre più difficile da abitare.

Chiediti, che cosa sta cercando di dirmi questa cosa?
Saper riconoscerla, darle un nome, comprenderne il messaggio e scegliere consapevolmente cosa farne.

La mia caviglia mi ha ricordato una cosa molto semplice:
Il dolore/emozione non chiede il permesso per esistere, non vuole essere eliminato subito, chiede di essere ascoltato.

Le emozioni fanno proprio questo, bussano alla porta della coscienza.

All'inizio piano.
Poi un po' più forte.
Finché non possiamo più far finta di non sentirle.

A volte la guarigione comincia proprio nel momento in cui smettiamo di scappare, da ciò che sentiamo. E forse è proprio lì,
in quel piccolo spazio tra il dolore e l’ascolto,
che qualcosa dentro di noi comincia a cambiare. Perché
alcune ferite non chiedono di essere nascoste, ma solo di essere viste, così come le emozioni che non chiedono di essere sconfitte, ma accolte e vissute.

E se il giorno in cui smettiamo di scappare da ciò che sentiamo,
il dolore smettesse di esistere e diventasse una strada, un nuovo modo di vivere e sentire?

Ricordati, una strada che avresti voluto evitare, ti riporta lentamente a casa.

Un abbraccio di emozioni consapevoli

Da una viaggiatrice di anime

Assunta Marone

Emozioni # psicosomatica # crescitapersonale #

Quest' estate ho sperimentato l'abitudine di alzarmi e uscire molto presto la mattina, in seguito a nuove abitudini.All'...
05/09/2026

Quest' estate ho sperimentato l'abitudine di alzarmi e uscire molto presto la mattina, in seguito a nuove abitudini.

All'alba, il mondo è sospeso. I colori sono sfumati, il traffico non esiste ancora, l'aria è pulita. Chi ama vivere la mattina presto, conosce bene questa sensazione di pace esclusiva. Chi mi conosce, sa che io p***eguo tutto ciò che è raro e esclusivo, che crea spazio nel cuore e equilibrio nello spirito.

Cosa dice la scienza?
Cosa succede alla nostra mente in quei minuti di quiete?

Prendiamo il controllo (Autoefficacia): Svegliarsi presto per scelta, e non per imposizione, inverte la nostra percezione del tempo. Non stiamo subendo la giornata, ma stiamo decidendo come iniziarla. Questo aumenta il senso di efficacia;

Riduzione dello stress. La mattina presto è una zona protetta, priva di notifiche. Questo permette al nostro sistema nervoso di attivarsi in modo graduale, riducendo lo stress;

Un rituale di benessere. Il silenzio dell'alba ci ancora al momento presente. Che sia una camminata, yoga, corsa o semplicemente bere un caffè guardando fuori dalla finestra, questi piccoli rituali allenano la mente alla gratitudine e bloccano i pensieri intrusivi. Se tu sei serena, penserai meglio e agirai meglio.

La mattina presto non è solo un orario, è una tabula rasa. Un'opportunità per ricordarmi che sono io a guidare la mia vita, che ho la fortuna di poter decidere cosa voglio e dovrò cercare di meritarlo.

E tu, sei più un'allodola che ama la calma del mattino o un gufo che si attiva di notte?

Domani mattina appena ti svegli, genera un pensiero positivo per la giornata e lascia che ti accompagni fino a quando metti la testa sul cuscino.

Quello che resta fuori dal caos lo spiega il mare, prima che il mondo si sveglia. Perché tutto ciò che racconta l'orizzonte, si ascolta in silenzio e resta tra le onde. Cosa dice? Ah, sono propositi di speranze e felicità, se lo rivelo non si avvera! Shhh...

Un abbraccio alle allodole

Da una viaggiatrice di anime

Assunta Marone

Ricominciare.Un verbo che ha un peso enorme, come fatica e imprevedibilità.Dopo un tradimento, un licenziamento, un pens...
31/08/2026

Ricominciare.

Un verbo che ha un peso enorme, come fatica e imprevedibilità.

Dopo un tradimento, un licenziamento, un pensionamento, un lutto, la fine di una relazione amicale importante, l'inizio di una nuova carriera, un trasferimento ... ognuno di questi eventi richiede un diverso modo di riprendere in mano la propria vita e ripartire.
Oppure potresti aver raggiunto la vetta di qualcosa a cui tenevi, ed ora che si fa?
Questi sono eventi esterni alla persona, ma possono esserci anche cambiamenti interni che inducono ugualmente il soggetto a dover ricominciare.
Immagina di aver coltivato il tuo falso se' da sempre, improvvisamente accade qualcosa dentro di te e da lì devi ricostruirti (Winnicot). Un' insoddisfazione inspiegabile, una tristezza latente, una persona vicina a me che vive un'amore autentico o un collega che fa un salto di carriera ... e tu ti chiedi: perché a me non accade?

All' interno di te avviene una spaccatura e dentro si struttura un caos emotivo. Devi ricominciare di nuovo. Sei perso. Smarrito.

Che faccio??

Parti da uno stato di regressione, dove devi entrare in uno stato di sospensione. Come hanno fatto i grandi (Freud, Jung) che hanno avuto un momento di stasi, dove non devi fare niente. Che sia un periodo circoscritto e non troppo lungo, mi raccomando. Un momento vuoto di azione, ma ricco di pensieri. Tornare ad essere fermi.

In questa fase di regressione devi ascoltarti e poi agire. Le grandi battaglie vanno pianificate. Devi capire i tuoi valori e le tue direzioni, quelle che hai messo da parte e negato. Ecco è arrivato il momento di fare uscire la tua parte più nascosta, quella cosa che non ti permetti di desiderare, perché tanto non la raggiungi. È lì che devi mettere tutta la forza che hai e realizzare ciò che non hai mai osato esprimere di volere a voce alta. Attenzione NON devi essere spontaneo, devi importi quel qualcosa. Se non ti imponi le cose, avrai sempre le stesse cose. Se fai sempre le stesse cose avrai sempre le stesse cose.

Sei in bici. Che succede, se mentre pedali in salita se ne esce la catena? Non puoi scegliere se continuare, DEVI continuare e restare in sella. Devi forzarti e mostrare ancora più forza. Se non ti sforzi in quel momento non serve a niente. Sei in salita e la pendenza ti farà scendere giù e cadrai. Non puoi scegliere.
Ricordati, non puoi essere naturale, devi rinascere, se non ti "forzi" resti fermo. È una sciocchezza dire, devo essere me stesso, verrà da sé... non viene niente da sé...devi essere razionale e agire seguendo ciò che senti.
Perché sai dove stai il rischio? Che ormai la spaccatura dentro di te è avvenuta.
Non sei più come prima - ghiaccio, ma non ti sei nemmeno evoluto, quindi non sei ancora acqua ... quindi resterai nebbia.

Devi lottare e essere ribelle, per realizzare ciò che vuoi. Trova il tuo modo.
La scelta è tua.

Un brindisi di pensieri ai nuovi inizi, a ciò che arriva dopo il tuo agire che non ti aspettavi ma che ci speravi tanto, alle coccinelle che atterranno su di te e alle albe della vita.

Un abbraccio per ricominciare

Da una viaggiatrice di anime

Assunta Marone

Oggi il cielo ci ha parlato di ombra, attraverso l' eclissi lunare.Mentre guardavo pensavo al significato simbolico, a c...
28/08/2026

Oggi il cielo ci ha parlato di ombra,
attraverso l' eclissi lunare.

Mentre guardavo pensavo al significato simbolico, a ciò che può rappresentare psicologicamente.

Non perché l'eclissi abbia, scientificamente, un potere sulla nostra psiche, ma perché i simboli parlano alla nostra parte più profonda.

Per Jung, la psiche non è fatta soltanto di ciò che conosciamo di noi, ma soprattutto di ciò che rimane nell'inconscio.

Pensieri, che non vogliamo avere.

Emozioni, che non riusciamo ad accettare.

Desideri, che ci mettono in difficoltà.

Paure, che preferiamo non guardare.

Jung la definiva l' Ombra, che non è il "male", ma ciò che non abbiamo ancora nella nostra consapevolezza.

L'eclissi è una bellissima metafora.

La Luna non scompare, ma viene attraversata dall'ombra.
L' eclissi è come noi.

Ci sono giorni in cui non ci riconosciamo, in cui perdiamo entusiasmo.
Ma poi qualcosa cambia.
Relazioni, che ci fanno emergere emozioni che non sapevamo di avere o di poter provare nuovamente.
Perdite, che fanno riaffiorare ferite antiche.
Rifiuti, che ci fanno sentire "non abbastanza".

Stiamo vedendo una parte di noi, che prima non riuscivamo a vedere.

Jung affermava che ciò che non riconosciamo dentro di noi, continua ad agire senza che ne siamo consapevoli.

Per questo il cambiamento non consiste nel diventare completamente luminosi, ma nell'imparare a conoscere anche le nostre zone d'ombra.

Quando riconosco la mia paura, posso imparare a gestirla.

Quando riconosco la mia gelosia, posso comprenderne l'origine.

Quando riconosco il mio bisogno di essere scelto, posso chiedermi perché ne ho così bisogno.

Quando riconosco la mia rabbia, posso ascoltare ciò che sta cercando di proteggere.

Quando riconosco la mia ferita di abbandono posso capire la mia paura di essere amato.

L'Ombra smette di essere una nemica, ma diventa consapevolezza.

La luce non viene distrutta dall'ombra, ma oscurata temporaneamente. La luce è sempre lì e dove io non ho più paura di guardare, gradualmente cambio, diventando
più consapevole, più autentico e più intero.
L' Ombra non mi guida più.

Quando non riesci più a vedere la tua luce, non avere paura, potresti essere soltanto dentro un'eclissi.

Tu sei dentro o fuori dall'eclissi della tua anima?

Un eclissi di abbracci

Da una viaggiatrice di anime

Assunta Marone

Indirizzo

Via Giovanni Giolitti, 94
Pesaro
61121

Orario di apertura

Lunedì 10:00 - 12:00
Martedì 15:00 - 20:00
Mercoledì 08:00 - 09:00
Giovedì 14:00 - 20:00
Venerdì 08:00 - 19:00
Sabato 08:00 - 12:00

Telefono

3335254386

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