02/04/2026
“NON STA MAI FERMO" 🤸♀️🏃🤾🤸
È una frase che sentiamo spesso ... è una frase che pesa ...
Pesa sull’adulto, che può sentirsi stanco, frustrato, in difficoltà, ma pesa ancora di più sul bambino, che rischia di sentirsi “troppo”, “sbagliato”, “fuori posto”.
E se provassimo a cambiare sguardo?
Quel movimento continuo non è solo “troppa energia”.
Spesso è un modo per esprimere qualcosa che non riesce ancora a essere detto con le parole.
Il corpo, nei bambini, è un linguaggio.
Attraverso il movimento, raccontano emozioni, bisogni, tensioni, desideri.
Un bambino che non sta fermo potrebbe:
• cercare di scaricare un’intensità emotiva
• provare ad autoregolarsi
• avere bisogno di contatto e relazione
• essere alla ricerca di confini che diano sicurezza
In questa prospettiva, la psicomotricità relazionale diventa uno spazio prezioso.
Non ha l’obiettivo di “far stare fermo” il bambino.
Ha l’obiettivo di comprenderlo.
È uno spazio in cui:
• il bambino può esprimersi liberamente attraverso il corpo e il gioco
• l’adulto osserva, accoglie e dà significato, senza giudicare
• la relazione diventa il luogo in cui nasce il cambiamento
Qui il limite non è rigido né imposto.
È un limite che nasce nella relazione, che contiene e rassicura.
Quando un bambino si sente davvero compreso:
• il corpo può rallentare spontaneamente
• l’agitazione si trasforma in esplorazione
• il caos interno trova, poco alla volta, una forma
• il bisogno di attirare attenzione diventa desiderio di relazione.
E anche l’adulto cambia posizione.
Non deve più “correggere” un comportamento; può iniziare ad ascoltare un messaggio.
Perché, molto spesso, dietro un bambino che “non sta mai fermo” c’è un bambino che sta chiedendo:
“Riesci a vedermi anche così?”
La psicomotricità emotiva relazionale parte proprio da qui!
- Dallo sguardo 👀
- Dall’ascolto 🗣
- Dalla relazione ❤️