06/09/2026
“Siamo così concentrati a guardare quello che
non abbiamo ricevuto da non accorgerci
di quanto sia stato prezioso quell’atto.
Ci ha reso più forti,
ci ha mostrato le nostre risorse
e soprattutto ci ha reso
più indipendenti.”
Quante volte ci siamo lamentati per ciò che non abbiamo ricevuto da piccoli? Quante volte abbiamo messo l’attenzione su ciò che manca e non su ciò che c’è? Quante volte abbiamo puntato il dito sulle mancanze dei genitori, dei figli, del partner…?
Questo meccanismo appartiene alla dimensione della mancanza, all’abitudine di lamentarsi piuttosto che di gioire di ciò che abbiamo fatto, di ciò che abbiamo ottenuto o ricevuto, di ciò che abbiamo come dono.
Spesso, senza rendercene conto, ciò che non abbiamo ottenuto è stata la cosa migliore che poteva capitarci.
Quando ci sentiamo privati di qualcosa abbiamo l’opportunità di scoprire risorse dentro di noi fino a quel momento inesplorate, capacità di trovare soluzioni che non sarebbero mai arrivate alla coscienza, la consapevolezza di essere capaci di stare al mondo, di essere forti e in grado di rinnovarci.
La lamentela o lagna è un meccanismo che identifico con qualcosa che chiamo “poverismo”. Non è legato alla ricchezza materiale; anzi, potresti appartenere a una classe sociale molto agiata, ma passare le giornate ad avvitarti su temi depotenzianti, legati alla sensazione di vivere in povertà anche se non è così, di essere privo di cose fondamentali anche se non è così, di avere la costante sensazione di preclusione rispetto a ciò che si desidera.
Questa percezione è collegata a vari aspetti della vita, non solo, quindi, a quelli materiali.
Questa abitudine abbassa il potere personale, sposta automaticamente la nostra frequenza e vibrazione nella povertà, nella mancanza.
Ci allineiamo a situazioni basse, a persone con poca spinta vitale, con poca capacità di realizzazione e crescita interiore.
Rimaniamo intrappolati in un’orbita di poverismo, di visione limitata e di quasi totale assenza di gratitudine.
Una delle forze più potenti che l’uomo possiede è la gratitudine.
Ed è con questa che siamo capaci di risollevarci dalle situazioni difficili, di gioire per ciò che abbiamo conquistato o ricevuto. È così che lasciamo andare il passato e ci proiettiamo verso nuovi progetti, verso il futuro, verso la costruzione della nostra realtà.
Sappiamo che il passato non si può cambiare e, per quanto sia difficile, è necessario lasciarlo dov’è, andare oltre e capire cosa possiamo ottenere per il futuro.
Quando ci lamentiamo risultiamo intimamente ingrati per il dono più prezioso che abbiamo ricevuto: la vita.
Qualcosa che, al solo pensiero, dovrebbe ogni giorno sorprenderci e meravigliarci e che invece diamo per scontato.
Non è sempre facile guardare il mondo e aprirsi al mondo con gratitudine, ma possiamo cominciare dalle piccole cose, decidere di non entrare nel solito loop e provare a cercare una visione diversa di ciò che ci accade.
Essere grati e smettere di lamentarci di tutto e di tutti ci libera e ci apre a nuove e interessanti visioni di noi e della vita.
(Barbara Michienzi)