20/09/2026
L’edera arriva dopo.
Dopo che una casa è stata abbandonata.
Dopo che un muro ha cominciato a sgretolarsi.
Dopo che un albero è diventato vecchio.
Dopo che il tempo ha fatto il suo lavoro.
E proprio lì, dove qualcosa è stato lasciato andare, lei comincia a crescere, si attacca a ciò che resta, lo percorre, lo ricopre e trasforma ciò che rimane in bellezza.
La si vede abbracciare un albero e si pensa che lo stia nutrendo a proprie spese, che gli sottragga la vita per poter crescere.
L’edera si arrampica sugli alberi, aderisce alla loro corteccia e li utilizza come sostegno, ma non penetra nei loro tessuti per sottrarre loro la linfa.
L’edera non prende la vita dell’albero : prende la sua forma.
E questa distinzione, apparentemente botanica, racconta già qualcosa della sua natura.
L’edera ha bisogno di un sostegno, ma non necessariamente per distruggerlo.
Si appoggia.
Aderisce.
Segue.
Si espande.
E proprio grazie a ciò che trova, costruisce qualcosa di nuovo.
La sua natura può essere accostata alla segnatura di Giove.
Giove è espansione, crescita, abbondanza, ampiezza, capacità di generare e di dare nuova forma alla materia.
Dove prima c’era una superficie nuda, compare una trama vegetale.
Dove c’era una rovina, compare un paesaggio.
Dove il tempo aveva lasciato spogliazione, l’edera porta abbondanza.
Questa può essere letta come una delle sue più belle segnature gioviali:
“la capacità di vedere ancora possibilità là dove noi vediamo soltanto ciò che è finito.”
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