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Re-mind Centro specializzato nel trattamento dei disturbi d'ansia

Ti prepari, ti impegni e cerchi di non lasciare nulla al caso. Eppure, quando arriva il momento di metterti alla prova, ...
23/10/2026

Ti prepari, ti impegni e cerchi di non lasciare nulla al caso. Eppure, quando arriva il momento di metterti alla prova, temi di non essere abbastanza.

L’ansia da prestazione può presentarsi in contesti diversi:
- nello studio, prima di un esame o di un’interrogazione;
- nel lavoro, quando devi assumerti una responsabilità, parlare in pubblico o rispettare una scadenza;
- nello sport, prima di una gara o quando senti di dover confermare i risultati raggiunti.
Il problema non è la volontà di fare bene.

La difficoltà nasce quando ogni prova diventa una misura del proprio valore e l’errore viene vissuto come la conferma di non essere capaci.

Possono comparire pensieri continui, tensione, difficoltà di concentrazione, bisogno di controllare ogni dettaglio o, al contrario, il desiderio di evitare la situazione.

Lavorare sull’ansia da prestazione non significa rinunciare agli obiettivi. Significa imparare ad affrontarli senza sentirsi definiti da un voto, da un risultato o dal giudizio degli altri.

Se la paura di sbagliare condiziona le tue scelte, contatta il Centro Re-Mind per un primo confronto.

Nello studio, nel lavoro o nello sport, fare del proprio meglio può trasformarsi nella sensazione di non fare mai abbast...
19/10/2026

Nello studio, nel lavoro o nello sport, fare del proprio meglio può trasformarsi nella sensazione di non fare mai abbastanza.

Ti prepari più del necessario. Controlli ogni dettaglio. Fatichi a delegare. Un piccolo errore continua a tornarti in mente anche quando gli altri sembrano non averlo notato.
E quando raggiungi l’obiettivo? La soddisfazione dura poco, perché stai già pensando alla prova successiva.

L’ansia da prestazione non nasce sempre dalla mancanza di preparazione. A volte è proprio il bisogno di essere impeccabili a generare tensione, blocco e paura del giudizio.
Può portarti a rimandare un compito finché non ti senti completamente pronto, evitare una sfida per paura di fallire o vivere ogni risultato come una misura del tuo valore.

Lavorare sul perfezionismo non significa diventare meno ambiziosi. Significa imparare ad affrontare obiettivi ed errori con maggiore flessibilità, senza dover dimostrare continuamente di essere all’altezza.

Se la paura di sbagliare sta limitando le tue scelte, contatta il Centro Re-Mind per un primo confronto.

Se vuoi scoprire i segnali da tenere d'occhio quando perfezionismo e ipercontrollo limitano il tuo quotidiano, leggi l'articolo:

https://centroremind.it/perfezionismo-ipercontrollo-e-paura-di-sbagliare-quando-il-devo-farcela-alimenta-lansia/

16/10/2026

Controlli ogni dettaglio, programmi tutto in anticipo e cerchi di prevedere anche gli imprevisti.

Avere tutto sotto controllo può farti sentire più sicuro. Ma questa tranquillità spesso dura poco: basta una modifica, un errore o qualcosa che non va come previsto per far riemergere ansia e paura.

Il costo dell’ipercontrollo non è sempre visibile agli altri.

Può manifestarsi attraverso:

- tensione e stanchezza mentale;
- difficoltà a delegare;
- bisogno di verificare più volte ciò che fai;
- paura di prendere una decisione sbagliata;
- irritabilità di fronte agli imprevisti;
- difficoltà a riposare senza sentirti in colpa;
- insoddisfazione anche dopo aver raggiunto un obiettivo.

Dietro il bisogno di controllare tutto può esserci la convinzione che un errore sia sufficiente a mettere in discussione il proprio valore o la fiducia degli altri.

Allentare il controllo non significa diventare superficiali o smettere di impegnarsi. Significa imparare a tollerare ciò che non può essere previsto e affrontare l’errore senza viverlo come un fallimento personale.

Se il bisogno di avere tutto sotto controllo sta assorbendo le tue energie, contatta il Centro Re-Mind per un primo confronto.

14/10/2026

Riesci a raggiungere i tuoi obiettivi, ma non ti senti mai davvero soddisfatto?
Dietro una persona precisa, efficiente e sempre organizzata può nascondersi una forte paura di sbagliare.

Ogni attività diventa una prova da superare. Ogni errore sembra mettere in discussione il proprio valore. Anche fermarsi può essere difficile, perché riposare viene vissuto come una perdita di tempo o una mancanza di impegno.

Il perfezionismo diventa fonte di sofferenza quando non spinge più a crescere, ma alimenta ansia, autocritica e bisogno di avere tutto sotto controllo.
Allentare la presa non significa rinunciare ai propri obiettivi. Significa imparare a perseguirli senza vivere ogni imperfezione come un fallimento personale.

Se questa pressione condiziona il tuo benessere quotidiano, contatta il Centro Re-Mind per un primo confronto.

Leggi il nostro articolo:
https://centroremind.it/perfezionismo-ipercontrollo-e-paura-di-sbagliare-quando-il-devo-farcela-alimenta-lansia/

Il lavoro è finito, ma la mente continua a lavorare.Per molti professionisti, chiudere il computer non significa davvero...
12/10/2026

Il lavoro è finito, ma la mente continua a lavorare.

Per molti professionisti, chiudere il computer non significa davvero staccare. Restano i pensieri sulle scadenze, le decisioni da prendere, i problemi ancora aperti e la sensazione di dover essere sempre disponibili.

Fermarsi può diventare difficile perché rallentare fa sentire in colpa. Si teme di perdere tempo, deludere qualcuno o non fare abbastanza. Così anche i momenti di riposo vengono occupati dal lavoro e il recupero diventa sempre più difficile.

Con il tempo, questo carico mentale può manifestarsi attraverso stanchezza persistente, irritabilità, difficoltà di concentrazione, disturbi del sonno e una progressiva perdita di motivazione.

Fermarsi non significa rinunciare ai propri obiettivi. Significa riconoscere i propri limiti e costruire un rapporto con il lavoro che sia sostenibile anche nel tempo.

Se senti di non riuscire più a staccare, parlarne con un professionista può aiutarti a comprendere cosa alimenta questa pressione e a ritrovare un maggiore equilibrio.

Scopri di più sul burnout lavorativo nel nostro articolo:
https://centroremind.it/burnout-e-stress-lavorativo-i-segnali-da-non-ignorare/

Fermarti ti fa sentire in colpa?Per molti professionisti il lavoro non termina quando si chiude il computer. Scadenze, r...
09/10/2026

Fermarti ti fa sentire in colpa?

Per molti professionisti il lavoro non termina quando si chiude il computer. Scadenze, responsabilità e problemi da risolvere continuano a occupare la mente anche la sera, durante il fine settimana o nei momenti che dovrebbero essere dedicati al riposo.

Si continua perché ci si sente indispensabili. Perché dire di no sembra impossibile. Perché rallentare viene vissuto come una perdita di tempo o un segnale di debolezza.
Ma restare sempre attivi non significa necessariamente essere più efficaci.

Quando il carico mentale diventa costante, può ridurre la concentrazione, aumentare l’irritabilità e rendere sempre più difficile recuperare le energie.

Fermarsi non vuol dire rinunciare ai propri obiettivi. Può significare riconoscere i propri limiti e costruire un modo più sostenibile di affrontare il lavoro.

Se senti di non riuscire più a staccare, parlarne con un professionista può aiutarti a comprendere cosa alimenta questa pressione e a ritrovare un maggiore equilibrio.

Leggi l’articolo:
https://centroremind.it/burnout-e-stress-lavorativo-i-segnali-da-non-ignorare/

Non tutta la stanchezza passa con una notte di sonno o un fine settimana di riposo.Quando lo stress lavorativo si prolun...
05/10/2026

Non tutta la stanchezza passa con una notte di sonno o un fine settimana di riposo.

Quando lo stress lavorativo si prolunga, può modificare il modo in cui ci sentiamo, lavoriamo e ci relazioniamo con gli altri. Ci si sveglia già stanchi, si perde progressivamente interesse per ciò che si fa e cresce la sensazione di non essere più abbastanza capaci o produttivi.

Esaurimento fisico ed emotivo, distacco mentale e perdita di fiducia nelle proprie capacità sono tre segnali da non ignorare. Non compaiono necessariamente insieme o nello stesso ordine, ma possono indicare che il carico sostenuto sta diventando eccessivo.

Riconoscerli non significa essere deboli. Significa iniziare ad ascoltare ciò che corpo e mente stanno comunicando.

Se questi segnali persistono e incidono sulla tua quotidianità, parlarne con un professionista può aiutarti a comprendere cosa sta accadendo e a ritrovare un maggiore equilibrio.

Scopri di più nel nostro nuovo articolo:
https://centroremind.it/burnout-e-stress-lavorativo-i-segnali-da-non-ignorare/

Una notte di sonno non basta più. Il lunedì pesa già dalla domenica e anche le attività più semplici richiedono uno sfor...
01/10/2026

Una notte di sonno non basta più. Il lunedì pesa già dalla domenica e anche le attività più semplici richiedono uno sforzo enorme.

Non sempre è solo stanchezza.
Quando lo stress lavorativo si prolunga e non viene gestito, possono comparire alcuni segnali:

- esaurimento fisico ed emotivo;
- difficoltà di concentrazione;
- insonnia e tensioni fisiche;
- irritabilità;
- distacco dalle proprie attività;
- sensazione di non essere più efficaci.

Il burnout non arriva all’improvviso. Spesso cresce lentamente, mentre continuiamo a dirci che è soltanto un periodo difficile e che presto passerà.

Se il riposo non ti aiuta più a recuperare e il lavoro sta occupando anche il tuo tempo personale, ascoltare questi segnali può essere il primo passo per comprendere ciò che sta accadendo.

Nel nuovo articolo del Centro Re-Mind parliamo di stress lavorativo, sintomi del burnout e possibilità di recupero.

Leggi l’articolo completo:
https://centroremind.it/burnout-e-stress-lavorativo-i-segnali-da-non-ignorare/

Quando arriva 𝘂𝗻𝗮 𝗱𝗶𝗮𝗴𝗻𝗼𝘀𝗶 𝗱𝗶 𝗗𝗦𝗔, per molti genitori inizia anche un nuovo percorso fatto di sigle, documenti e domande...
24/09/2026

Quando arriva 𝘂𝗻𝗮 𝗱𝗶𝗮𝗴𝗻𝗼𝘀𝗶 𝗱𝗶 𝗗𝗦𝗔, per molti genitori inizia anche un nuovo percorso fatto di sigle, documenti e domande:
“Cosa cambia adesso a scuola?” “Quali strumenti servono davvero a mio figlio?” “Come posso confrontarmi con gli insegnanti senza creare tensioni?”

Il 𝗣𝗗𝗣, 𝗣𝗶𝗮𝗻𝗼 𝗗𝗶𝗱𝗮𝘁𝘁𝗶𝗰𝗼 𝗣𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗮𝗹𝗶𝘇𝘇𝗮𝘁𝗼, non dovrebbe essere vissuto come un’etichetta o come un modo per “facilitare” lo studente.

Si tratta di uno strumento pensato per costruire un percorso didattico più adatto alle sue caratteristiche.
Può prevedere, ad esempio, 𝘀𝘁𝗿𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗲𝗻𝘀𝗮𝘁𝗶𝘃𝗶 come mappe concettuali, sintesi vocale, audiolibri, videoscrittura o calcolatrice e 𝗺𝗶𝘀𝘂𝗿𝗲 𝗱𝗶𝘀𝗽𝗲𝗻𝘀𝗮𝘁𝗶𝘃𝗲, come tempi aggiuntivi nelle verifiche o la possibilità di non svolgere alcune attività particolarmente penalizzanti rispetto al disturbo.

Ma un PDP funziona davvero quando non rimane soltanto un documento.

𝗦𝗲𝗿𝘃𝗲 𝘂𝗻’𝗮𝗹𝗹𝗲𝗮𝗻𝘇𝗮 𝘁𝗿𝗮 𝘀𝗰𝘂𝗼𝗹𝗮, 𝗳𝗮𝗺𝗶𝗴𝗹𝗶𝗮 𝗲 𝘀𝗽𝗲𝗰𝗶𝗮𝗹𝗶𝘀𝘁𝗶.

A casa, infatti, possono emergere informazioni preziose: 𝘭𝘦 𝘮𝘢𝘱𝘱𝘦 𝘢𝘪𝘶𝘵𝘢𝘯𝘰 𝘥𝘢𝘷𝘷𝘦𝘳𝘰? 𝘐 𝘤𝘰𝘮𝘱𝘪𝘵𝘪 𝘤𝘰𝘯𝘵𝘪𝘯𝘶𝘢𝘯𝘰 𝘢 𝘳𝘪𝘤𝘩𝘪𝘦𝘥𝘦𝘳𝘦 𝘰𝘳𝘦? 𝘐𝘭 𝘳𝘢𝘨𝘢𝘻𝘻𝘰 𝘶𝘵𝘪𝘭𝘪𝘻𝘻𝘢 𝘴𝘦𝘳𝘦𝘯𝘢𝘮𝘦𝘯𝘵𝘦 𝘨𝘭𝘪 𝘴𝘵𝘳𝘶𝘮𝘦𝘯𝘵𝘪 𝘱𝘳𝘦𝘷𝘪𝘴𝘵𝘪?

Il percorso può quindi essere osservato, discusso e adattato nel tempo.
Perché l’obiettivo non è semplicemente “a𝘯𝘥𝘢𝘳𝘦 𝘮𝘦𝘨𝘭𝘪𝘰 𝘢 𝘴𝘤𝘶𝘰𝘭𝘢”, ma permettere allo studente di 𝗶𝗺𝗽𝗮𝗿𝗮𝗿𝗲 𝘀𝗲𝗻𝘇𝗮 𝘃𝗶𝘃𝗲𝗿𝗲 𝗼𝗴𝗻𝗶 𝗱𝗶𝗳𝗳𝗶𝗰𝗼𝗹𝘁à 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝘂𝗻𝗮 𝗰𝗼𝗻𝗳𝗲𝗿𝗺𝗮 𝗱𝗶 𝗻𝗼𝗻 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲 𝗮𝗯𝗯𝗮𝘀𝘁𝗮𝗻𝘇𝗮 𝗰𝗮𝗽𝗮𝗰𝗲.

𝗙𝗮𝗺𝗶𝗴𝗹𝗶𝗮 𝗲 𝘀𝗰𝘂𝗼𝗹𝗮 𝗻𝗼𝗻 𝗱𝗲𝘃𝗼𝗻𝗼 𝗮𝗳𝗳𝗿𝗼𝗻𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗼 𝗽𝗲𝗿𝗰𝗼𝗿𝘀𝗼 𝗱𝗮 𝘀𝗼𝗹𝗲: quando serve, il confronto con professionisti specializzati può aiutare a interpretare le difficoltà e individuare strategie più adatte.

Leggi l’articolo nel nostro blog:
https://centroremind.it/dsa-quando-una-difficolt-scolastica-merita-una-valutazione-specialistica/

“F𝘢 𝘧𝘢𝘵𝘪𝘤𝘢, 𝘮𝘢 𝘧𝘰𝘳𝘴𝘦 𝘥𝘦𝘷𝘦 𝘴𝘰𝘭𝘰 𝘦𝘴𝘦𝘳𝘤𝘪𝘵𝘢𝘳𝘴𝘪 𝘥𝘪 𝘱𝘪ù.”undefinedÈ un pensiero che può accompagnare molti genitori quando com...
21/09/2026

“F𝘢 𝘧𝘢𝘵𝘪𝘤𝘢, 𝘮𝘢 𝘧𝘰𝘳𝘴𝘦 𝘥𝘦𝘷𝘦 𝘴𝘰𝘭𝘰 𝘦𝘴𝘦𝘳𝘤𝘪𝘵𝘢𝘳𝘴𝘪 𝘥𝘪 𝘱𝘪ù.”undefined

È un pensiero che può accompagnare molti genitori quando compaiono le prime difficoltà scolastiche.

Ed è vero: 𝗻𝗼𝗻 𝗼𝗴𝗻𝗶 𝗳𝗮𝘁𝗶𝗰𝗮 è 𝘂𝗻 𝗗𝗦𝗔.
Ciò che merita attenzione è soprattutto una difficoltà che persiste nel tempo, nonostante l’impegno, l’esercizio e il supporto.

Può succedere, ad esempio, che un bambino:
- legga lentamente e si stanchi molto;
- faccia ancora numerosi errori nella scrittura;
- eviti i compiti scritti perché troppo faticosi;
- abbia particolare difficoltà con calcoli, numeri o tabelline;
- dedichi moltissimo tempo allo studio ottenendo risultati che non rispecchiano lo sforzo.

Una 𝘃𝗮𝗹𝘂𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 non serve a stabilire quanto un bambino sia “bravo” a scuola. Serve a 𝗰𝗮𝗽𝗶𝗿𝗲 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗮𝗽𝗽𝗿𝗲𝗻𝗱𝗲 e perché alcune attività gli richiedono così tanta energia.

Fare chiarezza può aiutare famiglia, scuola e ragazzo a smettere di concentrarsi soltanto sull’errore e iniziare a cercare strategie realmente adatte al suo modo di apprendere.

Leggi l’articolo nel nostro blog:
https://centroremind.it/dsa-quando-una-difficolt-scolastica-merita-una-valutazione-specialistica/

Indirizzo

Via Sant'Antonino 11
Turin
10139

Orario di apertura

Lunedì 08:00 - 20:00
Martedì 08:00 - 20:00
Mercoledì 08:00 - 20:00
Giovedì 08:00 - 20:00
Venerdì 08:00 - 20:00
Sabato 08:00 - 13:00

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