24/09/2026
Annalisa Deiuri Arteterapeuta
🐙 Il polpo che continuava a tornare
C'è stato un periodo in cui continuavo a pensare all'immagine del polpo.
Il polpo mi ha sempre affascinata. Da una parte lo trovo una creatura straordinariamente intelligente, capace di adattarsi, cambiare colore e forma, trovare soluzioni e muoversi con una sorprendente flessibilità.
Dall'altra, però, mi sono accorta di quanto spesso il polpo venga rappresentato nel nostro immaginario come una creatura minacciosa, misteriosa, quasi malefica. Nei film d'animazione, nelle fiabe e nelle rappresentazioni fantastiche compare spesso come un essere da cui difendersi. E non è raro che dietro quei tentacoli ci sia proprio una figura femminile: la donna potente, seducente, manipolatrice, la "cattiva" che avvolge e trattiene.
Questa contraddizione mi ha incuriosita.
Perché la stessa creatura può rappresentare intelligenza e pericolo, adattabilità e minaccia, profondità e mistero?
Il polpo porta con sé molti significati simbolici. I suoi tentacoli possono evocare la capacità di raggiungere più direzioni contemporaneamente, di entrare in relazione con ciò che lo circonda, di adattarsi alle situazioni. Il suo vivere nelle profondità del mare lo lega invece all'idea dell'ignoto, del mistero, dell'intuizione e di ciò che si trova sotto la superficie.
E poi c'è un aspetto che mi ha colpita particolarmente: la femmina del polpo, dopo aver deposto le uova, rimane a proteggerle e a ventilarle, smettendo di nutrirsi fino alla morte. Un'immagine che nel simbolismo può richiamare la maternità, la cura, la dedizione e il sacrificio.
Ma lo stesso polpo, nella storia delle immagini, è stato associato anche all'erotismo e al desiderio. Penso, per esempio, alla celebre incisione di Hokusai Il sogno della moglie del pescatore, dove i tentacoli diventano immagine di un desiderio potente e inquietante allo stesso tempo.
Insomma, più guardavo il polpo, più mi rendevo conto di quante storie potesse contenere.
E allora è arrivata un'immagine.
Un polpo con uno sguardo ammaliante, quasi ipnotico, e sullo sfondo qualcosa che indica pericolo.
Quell'immagine mi ha fatto pensare.
Non tanto a cosa significa il polpo, ma a cosa significa per me quell'immagine.
Ed è proprio qui che trovo interessante il rapporto tra simbolo e arteterapia.
Quando un'immagine ci affascina, quando continuiamo a incontrarla o a pensarci, possiamo fermarci ad ascoltare cosa sta muovendo dentro di noi.
Non esiste necessariamente un significato giusto da trovare. La simbologia culturale può offrirci delle piste, delle possibilità, delle associazioni.
Ma poi c'è la nostra storia.
Perché magari ciò che ci colpisce del polpo non è la sua capacità di adattarsi.
È il suo essere una creatura degli abissi.
Oppure quei tentacoli che raggiungono ovunque.
O ancora la sua capacità di mimetizzarsi.
La sua intelligenza.
Il suo essere affascinante e, allo stesso tempo, inquietante.
Quale di queste immagini ci parla?
È proprio questa domanda che può trasformare un simbolo in una porta verso l'esplorazione personale.
🎨 In arteterapia possiamo partire da un'immagine, da un animale, da un colore o da una forma e lasciarci guidare da ciò che suscita in noi.
Non per trovare una risposta già scritta nei libri dei simboli.
Ma per scoprire quale significato prende vita quando quel simbolo incontra la nostra storia.