Satia Riva- Analista Del Comportamento ABA

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Satia Riva- Analista Del Comportamento ABA Analista del Comportamento certificata IBAO e IACABAI, Dottoressa in Psicologia Magistrale, Educatrice Professionale Sanitaria e laureata in Economia.

Responsabile della traduzione italiana degli esami IBA e IBT di IBAO. Contatti: [email protected]

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11/10/2026

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Questo studio ha valutato una procedura per insegnare a due bambini con autismo a distinguere tra due Mand diversi: chiedere direttamente un oggetto e chiedere informazioni su dove si trovi.

Gli autori non volevano semplicemente insegnare ai bambini a chiedere โ€œdovโ€™รจ X?โ€. Lโ€™obiettivo era fare in modo che due forme di Mand, โ€œvoglio Xโ€ e โ€œdovโ€™รจ X?โ€, fossero emesse in condizioni differenti e appropriate.

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Perchรฉ un Mand per informazione sia funzionale, non basta che il bambino sappia dire โ€œdovโ€™รจ la palla?โ€. La risposta deve essere evocata quando lโ€™informazione sulla posizione della palla ha effettivamente valore.

Devono quindi verificarsi almeno due condizioni. Da una parte deve esserci una MO per lโ€™oggetto: in quel momento il bambino deve volere o avere interesse per quellโ€™oggetto. Dallโ€™altra, la posizione dellโ€™oggetto deve essere sconosciuta. Se il bambino ha giร  appreso dove si trova, lโ€™informazione โ€œรจ nellโ€™armadioโ€ non aggiunge nulla di necessario per raggiungerlo.

Gli autori sottolineano proprio questo punto: togliere un oggetto dalla vista non รจ necessariamente sufficiente per creare unโ€™EO per lโ€™informazione sulla sua posizione. Se il bambino ha giร  appreso dove viene normalmente conservato lโ€™oggetto, potrebbe non avere motivo di chiedere โ€œdovโ€™รจ?โ€.

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Il punto centrale dello studio รจ la discriminazione tra situazioni diverse.

Se lโ€™oggetto รจ davanti al bambino e puรฒ essere preso, non serve chiedere nulla.

Se lโ€™oggetto non รจ al suo posto, ma รจ chiaramente visibile nelle mani dellโ€™insegnante, chiedere โ€œdovโ€™รจ?โ€ non รจ funzionale, perchรฉ il bambino sa giร  dove si trova. In quella situazione il Mand appropriato รจ โ€œvoglio/dammi Xโ€.

Se invece lโ€™oggetto non รจ al suo posto, non รจ visibile e il bambino non ne conosce la posizione, allora lโ€™informazione diventa utile e il Mand appropriato รจ โ€œdovโ€™รจ X?โ€.

Gli autori volevano quindi portare questi due Mand sotto controllo differenziale delle condizioni antecedenti, evitando che โ€œdovโ€™รจ?โ€ diventasse semplicemente una risposta da emettere ogni volta che un oggetto non si trovava immediatamente davanti al bambino.

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Lo studio replica ed estende un precedente lavoro di Howlett e colleghi. In quel lavoro i bambini avevano imparato a chiedere dove si trovasse un oggetto quando questo era assente, ma non era stato valutato direttamente il controllo differenziale tra il Mand per ottenere lโ€™oggetto e il Mand per ottenere informazioni.

Gli autori hanno quindi organizzato sistematicamente tre tipi di situazione: oggetto raggiungibile, oggetto visibile nelle mani dellโ€™insegnante, oggetto assente e fuori dalla vista. Inoltre, hanno utilizzato molti oggetti, diversi istruttori e diversi ambienti per programmare fin dallโ€™inizio la generalizzazione.

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Hanno partecipato allo studio due bambini con autismo di 8 e 9 anni, che frequentavano una classe scolastica in cui venivano utilizzate procedure ABA.

Per essere inclusi nello studio i bambini dovevano giร  possedere un repertorio di Mand per almeno 20 oggetti nella forma โ€œvoglio + oggettoโ€. Non dovevano invece possedere un Mand per chiedere informazioni sulla posizione degli oggetti.

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Per ciascun bambino venivano utilizzati 15 giochi ad alta preferenza e 15 fotografie corrispondenti. Le fotografie erano disposte su una choice board.

Vicino alla board si trovava uno scaffale con contenitori trasparenti. Su ciascun contenitore era applicata la fotografia corrispondente a uno dei giochi. Il bambino sceglieva quindi la fotografia del gioco desiderato, raggiungeva il contenitore corrispondente, abbinava la fotografia e guardava allโ€™interno.

A quel punto poteva trovare il gioco oppure scoprire che mancava.
Per fornire i prompt vocali venivano utilizzati modelli audio registrati. Erano disponibili sia modelli completi sia modelli parziali delle risposte da insegnare. Le registrazioni erano state effettuate da bambini della stessa fascia dโ€™etร  e dello stesso genere dei partecipanti.

๐•๐ž๐ซ๐ข๐Ÿ๐ข๐œ๐š ๐๐ž๐ข ๐ฉ๐ซ๐ž๐ซ๐ž๐ช๐ฎ๐ข๐ฌ๐ข๐ญ๐ข

Prima dellโ€™intervento gli autori hanno verificato diversi repertori necessari per partecipare al training.

Hanno innanzitutto identificato i giochi preferiti attraverso un preference assessment. Hanno poi verificato che i bambini sapessero utilizzare correttamente la choice board: selezionare una fotografia, raggiungere il contenitore corrispondente e recuperare il gioco.

รˆ stato inoltre verificato che sapessero raggiungere dieci diverse posizioni dellโ€™ambiente in seguito a istruzioni come โ€œvai allโ€™armadioโ€ o โ€œvai al lavandinoโ€. Questo era necessario perchรฉ, dopo aver chiesto โ€œdovโ€™รจ?โ€, il bambino doveva poter utilizzare lโ€™informazione ricevuta, raggiungere il luogo indicato e recuperare il gioco. Entrambi possedevano giร  questa abilitร .

Gli autori hanno controllato, infine, che i partecipanti fossero in grado di imitare verbalmente modelli provenienti dal registratore, perchรฉ le registrazioni sarebbero poi state utilizzate come prompt. Anche questo repertorio era giร  presente.

๐ƒ๐ข๐ฌ๐ž๐ ๐ง๐จ ๐ฌ๐ฉ๐ž๐ซ๐ข๐ฆ๐ž๐ง๐ญ๐š๐ฅ๐ž

รˆ stato utilizzato un concurrent multiple-baseline design tra i due partecipanti.

Ogni sessione comprendeva 15 prove: cinque con lโ€™oggetto presente, cinque nelle quali il bambino doveva chiedere direttamente lโ€™oggetto e cinque nelle quali doveva chiedere informazioni sulla sua posizione.

Il criterio di acquisizione era il 100% di risposte corrette in tutti e tre i tipi di prova per due sessioni consecutive.

๐‚๐จ๐ฆ๐ž ๐ข๐ง๐ข๐ณ๐ข๐š๐ฏ๐š ๐จ๐ ๐ง๐ข ๐ฉ๐ซ๐จ๐ฏ๐š

La sequenza iniziale era sempre simile.

Il bambino sceglieva la fotografia di un gioco dalla choice board, raggiungeva lo scaffale, abbinava la fotografia al contenitore corrispondente e guardava dentro.

A seconda della prova, il gioco poteva essere presente nel contenitore oppure mancare. Se mancava, poteva essere visibile nelle mani dellโ€™insegnante oppure essere completamente fuori vista.

La risposta appropriata dipendeva quindi da ciรฒ che il bambino trovava dopo aver aperto il contenitore.

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In questa condizione il gioco era effettivamente nel contenitore.
La risposta corretta consisteva semplicemente nel prenderlo. Il bambino non doveva dire nรฉ โ€œvoglio Xโ€ nรฉ โ€œdovโ€™รจ X?โ€.

Questa condizione serviva proprio a dimostrare che lโ€™obiettivo non era aumentare indiscriminatamente il numero di Mand, ma fare in modo che il bambino emettesse una richiesta soltanto quando la situazione la rendeva funzionale.

๐๐ซ๐จ๐ฏ๐š ๐๐ข ๐ซ๐ข๐œ๐ก๐ข๐ž๐ฌ๐ญ๐š ๐๐ž๐ฅ๐ฅโ€™๐จ๐ ๐ ๐ž๐ญ๐ญ๐จ

In questa condizione il gioco non si trovava nel contenitore, ma era chiaramente visibile nelle mani dellโ€™insegnante.

Il bambino sapeva quindi perfettamente dove si trovasse. Non aveva bisogno di unโ€™informazione sulla posizione: aveva bisogno di ottenere lโ€™oggetto.

La risposta corretta era quindi โ€œvoglio + oggettoโ€.

Se il Mand veniva emesso correttamente, lโ€™insegnante consegnava il gioco e il bambino poteva utilizzarlo per 2-3 minuti.

๐๐ซ๐จ๐ฏ๐š ๐๐ข ๐ซ๐ข๐œ๐ก๐ข๐ž๐ฌ๐ญ๐š ๐๐ข ๐ข๐ง๐Ÿ๐จ๐ซ๐ฆ๐š๐ณ๐ข๐จ๐ง๐ž

In questa condizione il gioco non era nel contenitore e non era nemmeno visibile nelle mani dellโ€™insegnante.

La sua posizione non era quindi disponibile al bambino.
La risposta bersaglio era โ€œdovโ€™รจ + oggetto?โ€.

Se il bambino emetteva correttamente il Mand, lโ€™insegnante gli diceva dove si trovava il gioco. Il bambino poteva quindi raggiungere quella posizione, recuperarlo e utilizzarlo per 2-3 minuti.

๐๐š๐ฌ๐ž๐ฅ๐ข๐ง๐ž

Durante la baseline non venivano utilizzati modelli audio.
Se il bambino emetteva spontaneamente la risposta appropriata, otteneva la conseguenza prevista dalla prova. Se chiedeva lโ€™oggetto nella condizione appropriata, lo riceveva; se chiedeva dove si trovasse nella condizione appropriata, riceveva lโ€™informazione necessaria per trovarlo.

Se entro cinque secondi non compariva la risposta corretta, veniva presentato un compito giร  acquisito e la prova terminava.

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Nelle prove in cui il gioco era visibile nelle mani dellโ€™insegnante, se il bambino non diceva โ€œvoglio + oggettoโ€ entro cinque secondi, veniva riprodotto un modello audio completo della risposta.

Dopo che il bambino ripeteva il modello, riceveva il gioco.
Poichรฉ questo tipo di Mand era giร  presente nel repertorio dei partecipanti prima dello studio, il prompt รจ stato necessario soltanto occasionalmente.

๐‚๐จ๐ฆ๐ž ๐ฏ๐ž๐ง๐ข๐ฏ๐š ๐ข๐ง๐ฌ๐ž๐ ๐ง๐š๐ญ๐จ โ€œ๐ƒ๐จ๐ฏโ€™๐žฬ€?โ€

Nelle prove in cui il gioco non era presente e la sua posizione non era visibile, il bambino aveva cinque secondi per chiedere spontaneamente โ€œdovโ€™รจ + oggetto?โ€.

Se non lo faceva, veniva riprodotto dal registratore il modello completo della richiesta.

Quando il bambino ripeteva il modello, lโ€™insegnante gli comunicava dove si trovava il gioco. Il bambino raggiungeva quindi quel luogo, prendeva lโ€™oggetto e poteva utilizzarlo per 2-3 minuti.

La conseguenza specifica del Mand era quindi lโ€™informazione sulla posizione, non la consegna diretta dellโ€™oggetto.

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Se il bambino fosse stato esposto soltanto a situazioni nelle quali gli oggetti sparivano, avrebbe potuto imparare semplicemente una regola del tipo:

โ€œnon vedo lโ€™oggetto โ†’ dico โ€œdovโ€™รจ?โ€

Ma questo non sarebbe stato sufficiente a dimostrare un controllo antecedente accurato.

Gli autori alternavano quindi prove in cui lโ€™oggetto era raggiungibile, prove in cui non era raggiungibile, ma visibile e prove in cui era assente e la posizione era sconosciuta.

In questo modo potevano verificare non soltanto se il bambino sapesse dire โ€œdovโ€™รจ?โ€, ma se lo dicesse quando lโ€™informazione sulla posizione era effettivamente rilevante.

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Dopo aver raggiunto il criterio durante il training con il modello audio completo, gli autori tornavano a una condizione senza prompt.

Il fatto che il bambino fosse capace di ripetere โ€œdovโ€™รจ la palla?โ€ dopo averlo sentito dal registratore non dimostrava ancora che avesse acquisito il Mand.

Per parlare di risposta indipendente, il modello audio doveva essere eliminato e la richiesta doveva comparire sotto controllo delle condizioni antecedenti programmate.

Se il bambino raggiungeva il 100% di risposte corrette senza prompt per due sessioni consecutive, si procedeva alle verifiche di generalizzazione.

๐‘๐ข๐ฌ๐ฎ๐ฅ๐ญ๐š๐ญ๐ข ๐๐ข ๐•๐ž๐ซ๐ง๐จ๐ง ๐ž ๐‘๐จ๐›

Durante la baseline, nรฉ Vernon nรฉ Rob emettevano correttamente il Mand โ€œdovโ€™รจ + oggetto?โ€ quando la posizione dellโ€™oggetto era sconosciuta.

Con lโ€™introduzione del modello audio completo, Vernon ha iniziato a ripetere la richiesta e, giร  dalla terza sessione, a emetterla indipendentemente prima della presentazione del prompt; dopo sette sessioni ha raggiunto il criterio e ha mantenuto una prestazione corretta anche senza modello, nelle prove di generalizzazione e alla verifica dopo due settimane.

Rob, invece, durante il training riusciva a rispondere correttamente in presenza del modello completo, ma la risposta non si manteneva quando il prompt veniva rimosso. Per questo gli autori hanno introdotto un modello parziale, โ€œdovโ€™รจโ€ฆโ€, che lasciava a Rob il completamento della richiesta con il nome dellโ€™oggetto. La procedura ha dovuto essere ripetuta, ma successivamente anche Rob ha iniziato a emettere il Mand in modo indipendente, mantenendolo durante la generalizzazione e alla verifica a due settimane.

La differenza tra i due partecipanti mostra che la capacitร  di ripetere correttamente un modello vocale non garantisce, da sola, che il Mand venga poi emesso indipendentemente sotto il controllo delle condizioni antecedenti appropriate.

๐‚๐ก๐ž ๐œ๐จ๐ฌ๐š ๐ฆ๐จ๐ฌ๐ญ๐ซ๐š๐ง๐จ ๐ข ๐ซ๐ข๐ฌ๐ฎ๐ฅ๐ญ๐š๐ญ๐ข

Entrambi i bambini hanno imparato a differenziare tre condizioni:

quando lโ€™oggetto era presente, lo prendevano senza emettere un Mand;

quando lโ€™oggetto era visibile ma non accessibile, chiedevano lโ€™oggetto;

quando lโ€™oggetto non era visibile e la sua posizione era sconosciuta, chiedevano dove si trovasse.

Gli autori descrivono questo risultato come lโ€™acquisizione di un controllo funzionale differenziale sui due repertori di Mand.

๐†๐ž๐ง๐ž๐ซ๐š๐ฅ๐ข๐ณ๐ณ๐š๐ณ๐ข๐จ๐ง๐ž

Gli autori hanno programmato la generalizzazione utilizzando fin dal training numerosi esemplari: 15 oggetti, diversi istruttori e diversi ambienti.

Successivamente hanno verificato la prestazione con oggetti nuovi, persone nuove, ambienti nuovi e situazioni naturali della routine quotidiana, per esempio durante attivitร  scolastiche o nellโ€™accesso a uno snack.

Entrambi i bambini hanno generalizzato i repertori acquisiti a nuovi oggetti, istruttori, ambienti e situazioni naturali.

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Il mantenimento รจ stato verificato due settimane dopo la conclusione del training.

Nel periodo precedente alla verifica, agli insegnanti era stato chiesto di creare almeno cinque opportunitร  quotidiane per emettere Mand per oggetti e per informazioni sulla posizione.

Alla verifica a due settimane entrambi i partecipanti continuavano a rispondere correttamente.

๐‹๐ข๐ฆ๐ข๐ญ๐ข

Il primo limite evidente รจ il numero molto ridotto di partecipanti: soltanto due.

Inoltre, i due bambini non hanno risposto allo stesso modo alla procedura. Per Vernon il modello completo รจ stato sufficiente per ottenere rapidamente una risposta indipendente, mentre Rob ha avuto bisogno di unโ€™ulteriore sfumatura del prompt. Gli autori sottolineano quindi la necessitร  di ulteriori repliche.

Mancava inoltre una condizione da verificare: quella in cui lโ€™oggetto non fosse nel luogo abituale, ma fosse comunque visibile in unโ€™altra posizione. A seconda dellโ€™accessibilitร  dellโ€™oggetto, in una situazione del genere la risposta funzionale potrebbe essere semplicemente raggiungerlo oppure chiedere di averlo, senza bisogno di chiedere dove si trovi.

Infine, nelle situazioni naturali utilizzate per valutare la generalizzazione non era stata dimostrata sperimentalmente, per ogni prova, una MO per gli oggetti coinvolti. Le situazioni erano state selezionate sulla base dellโ€™osservazione che quelle attivitร  sembravano avere valore rinforzante per i partecipanti.

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Dal punto di vista clinico, lo studio mostra che insegnare un Mand non significa semplicemente insegnarne la forma verbale.

Un bambino puรฒ saper dire โ€œdovโ€™รจ la palla?โ€ e tuttavia utilizzare quella risposta nelle condizioni sbagliate. Il repertorio รจ realmente funzionale quando la risposta รจ sotto controllo delle MO e delle condizioni antecedenti appropriate.

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โ€œVoglio la pallaโ€ e โ€œdovโ€™รจ la palla?โ€ non sono semplicemente due frasi diverse da inserire nel repertorio.

Nel primo caso la conseguenza rilevante รจ lโ€™accesso allโ€™oggetto. Nel secondo caso la conseguenza immediata รจ unโ€™informazione che permette successivamente di localizzare e raggiungere lโ€™oggetto.

Lo studio mostra che, attraverso lโ€™alternanza sistematica delle condizioni, lโ€™uso di modelli vocali successivamente sfumati e un insegnamento con numerosi esemplari, entrambi i bambini hanno imparato a utilizzare questi due Mand sotto controllo antecedente differenziale. Le risposte si sono inoltre generalizzate a nuovi oggetti, persone, ambienti e situazioni naturali e si sono mantenute a due settimane dalla conclusione dellโ€™intervento.

๐…๐จ๐ง๐ญ๐ž

Somers, A., Sidener, T. M., DeBar, R. M., & Sidener, D. W. (2014). Establishing concurrent mands for items and mands for information about location in children with autism. The Analysis of verbal behavior, 30(1), 29-35.

๐ท๐‘–๐‘ ๐‘๐‘™๐‘Ž๐‘–๐‘š๐‘’๐‘Ÿ:
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11/10/2026

Thank you to OPERANT EDGE! One of our GOLD Sponsors for the IBAO 1 conferee in a couple weeks in Naples, Italy! https://www.oebehavioral.com/ Advancing Behavior Analysis. Expanding Access. Building Better Practice.

Operant Edge Behavioral Institute is a nonprofit organization dedicated to making high-quality behavior-analytic education, clinical resources, and professional development more accessible. Through affordable and scholarship-supported CEUs, practical caregiver training programs, the Assessment of Behavioral Cusps (ABC), and the Global Journal of Behavior Analysis and Intervention, Operant Edge works to bridge the gap between research and everyday practice around the world.

Our focus is on creating resources that are evidence-based, clinically useful, and designed to be usedโ€”not simply completed. From continuing education and assessment tools to caregiver supports and open-access scholarship, Operant Edge is committed to strengthening practitioners, supporting families, and advancing behavior analysis around the world.

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09/10/2026

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๐ˆ๐ง๐ญ๐ซ๐จ๐๐ฎ๐ณ๐ข๐จ๐ง๐ž

Lo studio ha valutato se alcune risposte intraverbali potessero emergere dopo un training di Listener in bambini con autismo.

In altre parole, gli autori volevano verificare se insegnare al bambino a selezionare correttamente unโ€™immagine in risposta a una domanda potesse essere sufficiente perchรฉ, successivamente, il bambino producesse vocalmente quella stessa risposta alla stessa domanda, senza che la risposta vocale fosse stata direttamente insegnata.

Quattro partecipanti su cinque hanno mostrato questo passaggio dal Listener allโ€™Intraverbale; per il quinto รจ stato necessario aggiungere un training che richiedeva anche il Tact dello stimolo selezionato.

๐๐ฎ๐š๐ฅ ๐ž๐ซ๐š ๐ฅ๐š ๐๐จ๐ฆ๐š๐ง๐๐š ๐๐ข ๐ซ๐ข๐œ๐ž๐ซ๐œ๐š

Immaginiamo che lโ€™istruttore chieda: โ€œche cosa mangi che รจ rosso?โ€. Durante il Listener training, il bambino non doveva dire โ€œpomodoroโ€: doveva selezionare lโ€™immagine del pomodoro tra altre immagini. Successivamente, durante una probe intraverbale, le immagini venivano tolte e veniva posta nuovamente la stessa domanda. A quel punto si osservava se il bambino dicesse โ€œpomodoroโ€ senza che quella relazione domanda-risposta fosse stata direttamente insegnata in forma intraverbale.

Prima dello studio, la parola bersaglio era giร  presente nel repertorio del bambino come Tact ed ecoico. Per esempio, il bambino sapeva dire โ€œpomodoroโ€ vedendo un pomodoro e sapeva ripetere โ€œpomodoroโ€ dopo averlo sentito, ma non produceva โ€œpomodoroโ€ in risposta alla domanda โ€œche cosa mangi che รจ rosso?โ€. Quello che mancava era quindi quella specifica relazione di controllo intraverbale.

๐๐ž๐ซ๐œ๐ก๐žฬ ๐ข๐ฅ ๐‹๐ข๐ฌ๐ญ๐ž๐ง๐ž๐ซ ๐ฉ๐จ๐ญ๐ซ๐ž๐›๐›๐ž ๐Ÿ๐š๐œ๐ข๐ฅ๐ข๐ญ๐š๐ซ๐ž ๐ฅโ€™๐ˆ๐ง๐ญ๐ซ๐š๐ฏ๐ž๐ซ๐›๐š๐ฅ๐ž

Gli autori partono dallโ€™idea che rispondere correttamente a domande verbali complesse richieda un controllo discriminativo adeguato da parte dello stimolo verbale antecedente. Il Listener training puรฒ essere un modo per stabilire questo controllo: il bambino sente una domanda e deve selezionare uno specifico stimolo tra piรน alternative. La risposta di selezione permette quindi di insegnare direttamente la discriminazione dello stimolo verbale prima di richiedere una risposta vocale.

La letteratura precedente non aveva dato risultati uniformi. Alcuni studi avevano osservato una certa emergenza di Intraverbali dopo Listener training, altri no. Un elemento interessante notato dagli autori รจ che gli studi con risultati piรน positivi avevano utilizzato stimoli giร  imparati in Tact.

๐ˆ ๐ฉ๐š๐ซ๐ญ๐ž๐œ๐ข๐ฉ๐š๐ง๐ญ๐ข

Hanno partecipato allo studio cinque bambini con diagnosi di autismo: quattro maschi e una femmina. Le etร  andavano dai 5 ai 15 anni. I partecipanti avevano giร  repertori verbali abbastanza ampi, anche se diversi tra loro. Tutti disponevano di repertori di Mand, Tact, Intraverbale ed ecoico; inoltre, gli item utilizzati nello studio erano giร  acquisiti sia come Tact sia come risposte di Listener.

Gli autori non stavano, quindi, insegnando parole nuove. Stavano modificando le condizioni antecedenti sotto le quali una risposta vocale giร  presente nel repertorio veniva emessa.

๐‚๐ก๐ž ๐ญ๐ข๐ฉ๐จ ๐๐ข ๐๐จ๐ฆ๐š๐ง๐๐ž ๐ฏ๐ž๐ง๐ข๐ฏ๐š๐ง๐จ ๐ฎ๐ฌ๐š๐ญ๐ž

Per ogni partecipante venivano individuate sei domande bersaglio da insegnare attraverso il Listener training e due domande aggiuntive che non venivano mai insegnate e servivano come controllo.

Le domande richiedevano discriminazioni verbali relativamente complesse. Per esempio:

โ€œQual รจ un animale grigio?โ€ โ†’ elefante
โ€œChe cosa respira attraverso le branchie?โ€ โ†’ pesce
โ€œQual รจ un cibo giallo?โ€ โ†’ banana
โ€œChe cosa indossi intorno alla vita?โ€ โ†’ cintura
โ€œQuale animale รจ notturno?โ€ โ†’ gufo
โ€œChe cosa prendi a calci che รจ rotondo?โ€ โ†’ palla.

Le risposte bersaglio erano sempre nomi e gli stimoli corrispondenti erano giร  presenti nel repertorio di Tact e Listener del partecipante.

๐๐š๐ฌ๐ž๐ฅ๐ข๐ง๐ž

Durante la baseline non erano presenti immagini o altri materiali visivi. Lโ€™istruttore e il bambino sedevano uno di fronte allโ€™altro e le domande venivano presentate in ordine casuale.

Il bambino aveva tre secondi per fornire una risposta vocale. Se rispondeva correttamente, riceveva una breve lode verbale. Se rispondeva in modo errato o non rispondeva, lโ€™istruttore forniva un breve commento neutro/incoraggiante e ripresentava la domanda.

In baseline nessuno dei cinque partecipanti rispondeva correttamente alle otto domande utilizzate nello studio. Pur essendo le parole bersaglio giร  presenti come Tact ed ecoico, quindi, la relazione intraverbale specifica non era ancora nel repertorio.

๐‹๐ข๐ฌ๐ญ๐ž๐ง๐ž๐ซ ๐ญ๐ซ๐š๐ข๐ง๐ข๐ง๐ 

Ogni trial iniziava con la domanda dellโ€™istruttore. Sul tavolo erano presenti una o piรน immagini e il bambino aveva tre secondi per toccare o indicare quella corretta.

Per esempio:

โ€œQual รจ una bevanda bianca?โ€

Sul tavolo potevano esserci diverse immagini e la risposta corretta consisteva nel toccare lโ€™immagine del latte. In questa fase non era necessario dire โ€œlatteโ€. La risposta bersaglio era la selezione dello stimolo corretto.

๐‚๐จ๐ฆ๐ž ๐ฏ๐ž๐ง๐ข๐ฏ๐š ๐œ๐จ๐ฌ๐ญ๐ซ๐ฎ๐ข๐ญ๐š ๐ฅ๐š ๐๐ข๐ฌ๐œ๐ซ๐ข๐ฆ๐ข๐ง๐š๐ณ๐ข๐จ๐ง๐ž

Il training non iniziava immediatamente con tutte e sei le domande e tutte e sei le immagini insieme. La difficoltร  veniva aumentata progressivamente.

Per prima cosa veniva insegnata una domanda con una sola immagine disponibile. Poi veniva aggiunta una seconda immagine e la posizione delle immagini veniva variata. Successivamente veniva introdotta una seconda domanda. Le due domande venivano poi alternate in ordine semi casuale con le relative immagini presenti contemporaneamente.

La stessa procedura continuava aggiungendo progressivamente la terza, la quarta, la quinta e infine la sesta relazione. Alla fine, il bambino doveva discriminare tra tutte e sei le domande e selezionare correttamente tra tutte e sei le immagini.

Il programma costruiva progressivamente una discriminazione condizionale in cui la selezione dellโ€™immagine corretta dipendeva dalla domanda verbale presentata in quel trial.

๐‚๐ก๐ž ๐œ๐จ๐ฌ๐š ๐ฌ๐ฎ๐œ๐œ๐ž๐๐ž๐ฏ๐š ๐๐จ๐ฉ๐จ ๐ฎ๐ง๐š ๐ซ๐ข๐ฌ๐ฉ๐จ๐ฌ๐ญ๐š ๐œ๐จ๐ซ๐ซ๐ž๐ญ๐ญ๐š ๐จ ๐ž๐ซ๐ซ๐š๐ญ๐š

Una selezione corretta produceva rinforzo. Veniva fornita anche una lode verbale, ma il tutor evitava di pronunciare il nome dellโ€™oggetto raffigurato. In questo modo il bambino non riceveva anche un modello vocale della futura risposta intraverbale e gli autori potevano valutare piรน chiaramente se quella risposta sarebbe emersa come effetto del solo Listener training.

Se il bambino selezionava lโ€™immagine sbagliata, lโ€™istruttore forniva un breve commento e, nel trial successivo, utilizzava un prompt con pointing. Il prompt veniva poi sfumato attraverso un time delay di due secondi. Se il bambino non rispondeva entro due secondi, il prompt veniva fornito; al terzo trial consecutivo il prompt veniva nuovamente trattenuto per verificare la risposta indipendente.
Il criterio di acquisizione era almeno il 90% di risposte corrette in un blocco di dieci trial.

๐‚๐ก๐ž ๐œ๐จ๐ฌ๐š ๐ฌ๐ฎ๐œ๐œ๐ž๐๐ž๐ฏ๐š ๐๐จ๐ฉ๐จ ๐ฅโ€™๐š๐œ๐ช๐ฎ๐ข๐ฌ๐ข๐ณ๐ข๐จ๐ง๐ž ๐๐ž๐ฅ ๐‹๐ข๐ฌ๐ญ๐ž๐ง๐ž๐ซ

Una volta acquisite tutte e sei le risposte di Listener, le immagini venivano eliminate e veniva effettuata una nuova probe intraverbale identica alla baseline.

Quindi, se durante il training il bambino aveva imparato:

โ€œQual รจ un cibo giallo?โ€ โ†’ toccare banana,

durante la probe lโ€™istruttore chiedeva semplicemente:

โ€œQual รจ un cibo giallo?โ€

senza mostrare immagini.

La risposta โ€œbananaโ€ veniva considerata un Intraverbale emergente perchรฉ quella risposta vocale, sotto controllo di quella specifica domanda, non era stata direttamente insegnata.

Se durante una probe il bambino sbagliava alcune domande, il Listener training veniva nuovamente effettuato prima della probe successiva. Gli autori volevano evitare che un fallimento nellโ€™Intraverbale dipendesse semplicemente dal deterioramento delle discriminazioni di Listener precedentemente acquisite.

๐‚๐ก๐ž ๐œ๐จ๐ฌ๐š ๐š๐œ๐œ๐š๐๐ž๐ฏ๐š ๐ฌ๐ž ๐ฅโ€™๐ˆ๐ง๐ญ๐ซ๐š๐ฏ๐ž๐ซ๐›๐š๐ฅ๐ž ๐ง๐จ๐ง ๐ž๐ฆ๐ž๐ซ๐ ๐ž๐ฏ๐š

Gli autori avevano previsto due passaggi aggiuntivi.

Se dopo due probe intraverbali il partecipante continuava a rispondere in modo errato a piรน di una domanda, veniva aggiunto un modello vocale al Listener training. Quando il bambino selezionava correttamente lโ€™immagine, lโ€™istruttore pronunciava immediatamente il nome dellโ€™oggetto.

Se, dopo cinque probe, continuavano a esserci piรน errori, veniva aggiunta una richiesta ancora piรน esplicita: il bambino doveva Tactare lโ€™item mentre lo selezionava. Se necessario, il Tact veniva evocato mediante prompt ecoico.

๐‹๐ž ๐๐ฎ๐ž ๐๐จ๐ฆ๐š๐ง๐๐ž ๐๐ข ๐œ๐จ๐ง๐ญ๐ซ๐จ๐ฅ๐ฅ๐จ

Ogni partecipante aveva anche due domande che comparivano nelle probe, ma non venivano mai incluse nel Listener training.
Servivano a verificare se il miglioramento degli Intraverbali fosse specificamente associato alle relazioni che erano state sottoposte al training oppure se il bambino avesse semplicemente iniziato a rispondere meglio alle domande in generale.

Quattro partecipanti su cinque continuarono a rispondere in modo errato a entrambe le domande di controllo. Freddie rispose correttamente a una delle due. Questo pattern sostiene lโ€™interpretazione che il cambiamento osservato fosse collegato al Listener training delle specifiche relazioni bersaglio.

๐ˆ๐ฅ ๐๐ข๐ฌ๐ž๐ ๐ง๐จ ๐ฌ๐ฉ๐ž๐ซ๐ข๐ฆ๐ž๐ง๐ญ๐š๐ฅ๐ž

Gli autori hanno utilizzato un nonconcurrent multiple-baseline design across participants. I partecipanti venivano assegnati casualmente a baseline della durata di due oppure tre settimane. Il cambiamento veniva quindi valutato confrontando le prestazioni prima e dopo lโ€™introduzione del Listener training, mantenendo anche le due domande non insegnate come controllo.

๐‘๐ข๐ฌ๐ฎ๐ฅ๐ญ๐š๐ญ๐ข: ๐’๐š๐ซ๐š๐ก ๐ž ๐‘๐จ๐›๐›๐ข๐ž

Per Sarah e Robbie, cinque delle sei risposte intraverbali emersero immediatamente dopo il Listener training.

Sarah aveva ricevuto 115 trial di Listener training prima della prima probe; Robbie 158. Entrambi raggiunsero circa lโ€™83% di risposte corrette, cioรจ cinque domande su sei. Ulteriori sessioni di Listener training non produssero lโ€™emergenza della sesta relazione: una domanda rimase errata per ciascuno.

๐‘๐ข๐ฌ๐ฎ๐ฅ๐ญ๐š๐ญ๐ข: ๐…๐ซ๐ž๐๐๐ข๐ž

Anche per Freddie cinque risposte su sei emersero dopo il Listener training. Dopo una nuova esposizione al training, arrivรฒ a sei risposte corrette su sei.

La prestazione, perรฒ, non fu completamente stabile: in una probe successiva tornรฒ a tre risposte corrette su sei, per poi risalire nuovamente a sei su sei nella probe seguente.

๐‘๐ข๐ฌ๐ฎ๐ฅ๐ญ๐š๐ญ๐ข: ๐„๐๐ฐ๐š๐ซ๐

Edward inizialmente produsse quattro delle sei risposte intraverbali corrette. Nelle quattro probe successive rispose correttamente rispettivamente a sei, cinque, sei e sei domande.

Quindi anche in questo caso si osservรฒ un chiaro passaggio dalla risposta di selezione insegnata nel Listener training alla forma vocale intraverbale, pur con una certa variabilitร  iniziale.

๐ˆ๐ฅ ๐œ๐š๐ฌ๐จ ๐ฉ๐ข๐ฎฬ€ ๐ข๐ง๐ญ๐ž๐ซ๐ž๐ฌ๐ฌ๐š๐ง๐ญ๐ž: ๐‚๐ก๐š๐ซ๐ฅ๐ข๐ž

Charlie รจ il partecipante che rende particolarmente interessante lo studio.

Dopo il Listener training standard, inizialmente emersero soltanto due delle sei risposte intraverbali; nella seconda probe ne emersero quattro.

Gli autori aggiunsero quindi il modello vocale durante il Listener training, ma la prestazione intraverbale rimase sostanzialmente invariata.

A quel punto venne aggiunto il requisito di Tact: mentre selezionava lโ€™immagine corretta, Charlie doveva anche nominarla. Il Tact poteva essere evocato attraverso un prompt ecoico. Dopo questa modifica, tutte e sei le risposte intraverbali emersero e Charlie mantenne il 100% nelle tre probe successive.

Questo risultato รจ importante, ma va interpretato con cautela: quando รจ stato aggiunto il Tact era presente anche un prompt ecoico. Di conseguenza, lo studio non permette di stabilire se il cambiamento sia stato prodotto specificamente dal Tact, dal prompt ecoico o dalla combinazione dei due.

๐‚๐ก๐ž ๐œ๐จ๐ฌ๐š ๐ฆ๐จ๐ฌ๐ญ๐ซ๐š ๐ฅ๐จ ๐ฌ๐ญ๐ฎ๐๐ข๐จ

Nel complesso, quattro partecipanti su cinque hanno mostrato lโ€™emergenza di risposte intraverbali dopo il Listener training, senza un insegnamento diretto della forma vocale domanda-risposta.

La relazione insegnata era:

domanda verbale โ†’ selezione dellโ€™immagine.

La relazione successivamente osservata era:

stessa domanda verbale โ†’ risposta vocale.

Quindi lโ€™antecedente verbale rimaneva identico, mentre cambiava la topografia della risposta. Durante il training il bambino toccava unโ€™immagine; nella probe pronunciava il nome dellโ€™item. Gli autori indicano proprio questa identitร  dellโ€™antecedente come una possibile ragione dellโ€™emergenza osservata.

๐๐ž๐ซ๐œ๐ก๐žฬ ๐ฉ๐จ๐ญ๐ซ๐ž๐›๐›๐ž ๐ž๐ฌ๐ฌ๐ž๐ซ๐ž ๐š๐ฏ๐ฏ๐ž๐ง๐ฎ๐ญ๐จ ๐ข๐ฅ ๐ญ๐ซ๐š๐ฌ๐Ÿ๐ž๐ซ๐ข๐ฆ๐ž๐ง๐ญ๐จ

Gli autori evidenziano due caratteristiche che possono aver favorito il risultato.

La prima รจ che la domanda utilizzata nel Listener training era esattamente la stessa utilizzata nella probe intraverbale. Non cambiava lo stimolo verbale antecedente; cambiava soltanto la risposta richiesta.

La seconda รจ che tutti i partecipanti avevano giร  repertori di Listener, Tact, ecoico e Intraverbale e potevano giร  Tactare gli stimoli utilizzati nello studio. Per esempio, la risposta โ€œbananaโ€ non doveva essere costruita ex novo: era giร  presente sotto altre forme di controllo antecedente.

Quindi sarebbe eccessivo concludere che qualunque Listener training produca automaticamente Intraverbali. I dati riguardano bambini che possedevano giร  repertori verbali rilevanti e item giร  acquisiti come Tact e Listener.

๐”๐ง ๐ฅ๐ข๐ฆ๐ข๐ญ๐ž ๐ข๐ฆ๐ฉ๐จ๐ซ๐ญ๐š๐ง๐ญ๐ž: ๐œ๐ก๐ž ๐œ๐จ๐ฌ๐š ๐œ๐จ๐ง๐ญ๐ซ๐จ๐ฅ๐ฅ๐š๐ฏ๐š ๐๐š๐ฏ๐ฏ๐ž๐ซ๐จ ๐ฅ๐š ๐ซ๐ข๐ฌ๐ฉ๐จ๐ฌ๐ญ๐š?

Lo studio non ha analizzato in dettaglio quale parte della domanda esercitasse controllo sulla risposta.

Per esempio, Freddie poteva rispondere โ€œbananaโ€ alla domanda โ€œQual รจ un cibo giallo?โ€. Ma nessunโ€™altra domanda conteneva necessariamente la parola โ€œciboโ€ oppure โ€œgialloโ€ in combinazioni diverse. Di conseguenza, non si puรฒ escludere che la risposta fosse sotto controllo soltanto di una parte dellโ€™antecedente, per esempio โ€œciboโ€ oppure โ€œgialloโ€, invece che della combinazione completa โ€œcibo + gialloโ€.

Questo รจ un punto molto rilevante in termini ABA, perchรฉ una risposta formalmente corretta non dimostra automaticamente che il controllo da parte dello stimolo sia quello desiderato.

Per dimostrare una discriminazione verbale piรน generalizzata sarebbe utile, per esempio, allenare piรน combinazioni:

โ€œQual รจ un cibo giallo?โ€
โ€œQual รจ un cibo verde?โ€
โ€œQual รจ un animale giallo?โ€
โ€œQual รจ un animale grigio?โ€

e poi verificare risposte a nuove combinazioni non direttamente allenate.

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Durante le probe, le risposte intraverbali corrette producevano lode. Questo introduce una possibile variabile confondente: una volta comparsa per la prima volta, una risposta corretta poteva essere mantenuta e rafforzata direttamente nelle probe.

Gli autori fanno perรฒ una distinzione importante: la prima emissione corretta emergeva senza prompt e prima di avere ricevuto rinforzo per quella specifica risposta intraverbale. Per questo il rinforzo presente nelle probe sembra piรน plausibilmente coinvolto nel mantenimento delle risposte emerse che nella loro prima comparsa.

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Il risultato piรน interessante dello studio รจ che una risposta vocale non deve necessariamente essere insegnata direttamente in ogni nuova relazione antecedente-risposta. In quattro dei cinque bambini, dopo aver stabilito una risposta di Listener sotto controllo della domanda, la stessa domanda ha successivamente evocato una risposta vocale giร  presente nel repertorio come Tact ed ecoico.

Non significa che Listener e Intraverbale siano la stessa cosa, nรฉ che lโ€™uno produca automaticamente lโ€™altro. Significa che, in determinate condizioni, un training progettato per stabilire un controllo discriminativo nella modalitร  Listener puรฒ favorire lโ€™emergenza di una nuova relazione intraverbale. Il caso di Charlie mostra inoltre che, quando questo trasferimento non avviene, puรฒ essere necessario aggiungere altri repertori o modificare la procedura di insegnamento.

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Smith, D. P., Eikeseth, S., Fletcher, S. E., Montebelli, L., Smith, H. R., & Taylor, J. C. (2016). Emergent intraverbal forms may occur as a result of listener training for children with autism. The Analysis of Verbal Behavior, 32(1), 27-37.

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