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Jair Bolsonaro, sperimentazioni clinico-sociali e crimini contro l'umanità.Forse pochi ricordano che Jair Bolsonaro, olt...
10/31/2026

Jair Bolsonaro, sperimentazioni clinico-sociali e crimini contro l'umanità.

Forse pochi ricordano che Jair Bolsonaro, oltre alle condanne per tentato colpo di stato, incitazione allo stupro, corruzione e violenze varie, è stato accusato anche di crimini contro l'umanità, quando, durante la pandemia Covid, decise di ignorare qualunque evidenza scientifica ma "protesse" i brasiliani con ivermectina, idrossiclorochina e azitromicina.

Non si è trattò di un esperimento clinico autorizzato, bensì di una strategia politica e sanitaria deliberata che i critici e i rapporti d'inchiesta hanno paragonato a un esperimento di massa sulla salute pubblica.
Le indagini ufficiali hanno evidenziato due filoni principali:

1. La strategia dell'immunità di gregge per contagio naturale.
Il rapporto finale della CPI (approvato nel 2021) e diversi studi successivi, come quello della Facoltà di Salute Pubblica dell'Università di San Paolo (USP), hanno concluso che il governo Bolsonaro ha intenzionalmente promosso la libera diffusione del virus.
L'obiettivo era aggiungere rapidamente l'immunità di gregge attraverso il contagio naturale della popolazione, così da evitare i lockdown e non bloccare le attività economiche.
L'allora Presidente ostacolò l'uso delle mascherine, ignorò il distanziamento sociale e ritardò l'acquisto dei vaccini (ignorando numerose offerte ufficiali delle case farmaceutiche).
Questa condotta è stata definita una "violazione senza precedenti del diritto alla vita" ed è costata al presidente l'accusa formale di crimini contro l'umanità ed epidemia colposa, ritenendolo responsabile di centinaia di migliaia di morti evitabili.

2. La promozione del "Kit Covid". Parallelamente al rifiuto dei vaccini, l'amministrazione Bolsonaro ha distribuito su larga scala alla popolazione e alle comunità indigene il cosiddetto "Kit Covid" (a base di idrossiclorochina, ivermectina e azitromicina), sostenendo l'efficacia di un "trattamento precoce" privo di qualsiasi validità scientifica. Durante le indagini del Senato è emerso il caso della compagnia assicurativa privata Prevent Senior e di una sperimentazione non etica.
Questa clinica condusse veri e propri studi clinici non autorizzati e privi di criteri etici sui pazienti a loro insaputa, somministrando questi farmaci non efficaci e manipolando i dati sui decessi per dimostrare la validità del "trattamento precoce" caldeggiato dal governo.
Il Bolsonaro usò i dati di questa e altre simili ricerche per validare la propria politica.

An unethical trial and the politicization of the COVID‐19 pandemic in Brazil: The case of Prevent Senior
https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC9349525/

Radical Right Populism and the Politics of Cruelty: The Case of COVID-19 in Brazil Under President Bolsonaro
https://academic.oup.com/isagsq/article/2/2/ksab048/6521894

The Brazilian Federal Senate created a Parliamentary Inquiry Commission (CPI) to investigate the Bolsonaro government's irregularities in the management of the COVID‐19 pandemic. One of the cases that drew attention was the research conducted by ...

Jair Bolsonaro.In molti hanno quasi dimenticato che Jair Bolsonaro, oltre che di corruzione, peculato, violenze contro l...
10/31/2026

Jair Bolsonaro.

In molti hanno quasi dimenticato che Jair Bolsonaro, oltre che di corruzione, peculato, violenze contro la popolazione, incitamento allo stupro (condannato IMMEDIATAMENTE appena finito il suo mandato presidenziale!), imbavagliamento della stampa e tentativo di colpo di stato, questo criminale coinvolse la popolazione in una sperimentazione medico/sociale SENZA informare la popolazione, come riportato dalle conclusioni ufficiali della Commissione parlamentare d'inchiesta (CPI) del Senato brasiliano e alle denunce di vari organismi internazionali sulla gestione della pandemia di Covid-19.

Nello specifico, le accuse e le indagini hanno evidenziato due aspetti principali:
1. Il contagio di massa pianificato.
Secondo la relazione finale della CPI presentata nel 2021 e diversi studi indipendenti (come quello condotto dall'Università di San Paolo), il governo Bolsonaro non ha agito per semplice negligenza o incompetenza, ma ha portato avanti una strategia deliberata e istituzionale per favorire la rapida diffusione del virus.
L'obiettivo era raggiungere l'immunità di gregge tramite il contagio naturale della popolazione, così da non dover bloccare le attività economiche del Paese.
Questo approccio anti-scientifico è stato descritto dagli inquirenti e dai critici come un vero e proprio esperimento sociale e sanitario sulla pelle dei cittadini.
2. La promozione del "Trattamento Precoce" con farmaci inefficaci
Bolsonaro ha attivamente promosso e distribuito alla popolazione il cosiddetto kit Covid o "trattamento precoce", composto da farmaci privi di efficacia scientifica comprovata contro il coronavirus, come l'idrossiclorochina, la clorochina e l'ivermectina.

Il governo investì milioni di fondi pubblici per la produzione e l'acquisto in massa di questi farmaci, che vennero distribuiti capillarmente alla popolazione (comprese le comunità indigene vulnerabili) spingendo i cittadini a usarli al posto di adottare il distanziamento sociale, l'uso delle mascherine o i vaccini.

Questo utilizzo di massa di terapie non approvate e smentite dalla comunità scientifica è stato equiparato a una sperimentazione clinica non etica su scala nazionale, condotta senza il consenso informato della popolazione.
A causa di queste scelte politiche, che secondo il Senato brasiliano hanno causato centinaia di migliaia di morti evitabili, la CPI ha raccomandato l'incriminazione di Bolsonaro per molteplici reati, tra cui crimini contro l'umanità, epidemia colposa e ciarlatanismo.

Successivamente, nel 2022, anche il Tribunale Permanente dei Popoli (TPP) ha simbolicamente condannato l'ex presidente per crimini contro l'umanità, confermando che il rifiuto intenzionale delle raccomandazioni dell'OMS ha costituito una violazione sistematica del diritto alla vita e alla salute del popolo brasiliano.

https://www.ispionline.it
Brasile: Bolsonaro accusato di crimini contro l'umanità

https://legrandcontinent.eu
Bolsonaro e l'influenza evangelica: un'inchiesta

https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC9349525/
An unethical trial and the politicization of the COVID‐19 pandemic in Brazil: The case of Prevent Senior

Domenica in Brasile ballottaggio tra Lula e Bolsonaro: una vittoria della destra porterebbe la prima economia latinoamericana nell’orbita di Washington rimettendo in discussione l’accordo Ue-Mercosur.

Sperando che il mio vicino meridionale non lanci un attacco atomico, vorrei pagare il mio prossimo caffè e brioche (doub...
09/18/2026

Sperando che il mio vicino meridionale non lanci un attacco atomico, vorrei pagare il mio prossimo caffè e brioche (double double e doughnut) con una banconota da 20 dollari canadesi...

E lo so che è uno scherzo generato con la IA, che Obama è figo ma non entrerà mai nelle banconote canadesi, però immaginate l'incazzo del porco arancione?

Sembra Storia, ma è politica.Qualcuno si ricorda che I Romani copiarono il Pantheon dei Greci (Giove per Zeus, Venere pe...
08/13/2026

Sembra Storia, ma è politica.

Qualcuno si ricorda che I Romani copiarono il Pantheon dei Greci (Giove per Zeus, Venere per Afrodite, Vulcano per Efesto, eccetera) e che perseguitavano i Cristiani?

Quindi questa dei "valori greci, romani e cristiani" come la dovremmo interpretare?

Come un popolo che cambia gusti a seconda della convenienza, o una ca***ta pre-elettorale che fa presa su chi ha finito a malapena la scuola dell'obbligo?

08/09/2026

❄️💀 𝐈𝐋 𝐆𝐈𝐆𝐀𝐍𝐓𝐄 𝐀𝐃𝐃𝐎𝐑𝐌𝐄𝐍𝐓𝐀𝐓𝐎 𝐒𝐓𝐀 𝐏𝐄𝐑 𝐒𝐕𝐄𝐆𝐋𝐈𝐀𝐑𝐒𝐈: 𝐏𝐄𝐑𝐌𝐀𝐅𝐑𝐎𝐒𝐓, 𝐅𝐄𝐄𝐃𝐁𝐀𝐂𝐊 𝐂𝐋𝐈𝐌𝐀𝐓𝐈𝐂𝐈 𝐄 𝐈𝐋 𝐏𝐔𝐍𝐓𝐎 𝐃𝐈 𝐍𝐎𝐍 𝐑𝐈𝐓𝐎𝐑𝐍𝐎

Un sentito preambolo, molto "sentito".
Sotto i vostri piedi, mentre leggete questo post, non c'è nulla di particolare. Sotto i piedi di circa due miliardi di persone nell'emisfero boreale, invece, c'è qualcosa che non si muove da millenni: suolo congelato, duro come roccia, che scende a profondità di decine, a volte centinaia di metri. Si chiama permafrost. E contiene una bomba a orologeria che nessun essere umano ha mai innescato prima, ma che il disastro climatico a cui abbiamo dato origine sta lentamente avvicinando alla deflagrazione.
Ora, concedetemi un piccolo sfogo, perché da decenni sono cose che spesso non mi fanno dormire la notte. Ma questo post lo scrivo adesso perché ho finito da poco di lavorare (come se qui giocassi, Maremma impestata, ma tant'è). E sì, sono terrorizzato.
Perché? Perché un solo dato dovrebbe farvela fare addosso "a spruzzo", casomai non fosse chiaro.
Ora cerco di spiegarvelo.

𝐈𝐥 𝐧𝐮𝐦𝐞𝐫𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐝𝐨𝐯𝐫𝐞𝐛𝐛𝐞 𝐟𝐞𝐫𝐦𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐦𝐨𝐧𝐝𝐨

I suoli della regione del permafrost contengono 𝗶𝗹 𝗱𝗼𝗽𝗽𝗶𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝗰𝗮𝗿𝗯𝗼𝗻𝗶𝗼 𝗽𝗿𝗲𝘀𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗶𝗻 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗮 𝗹'𝗮𝘁𝗺𝗼𝘀𝗳𝗲𝗿𝗮 𝘁𝗲𝗿𝗿𝗲𝘀𝘁𝗿𝗲: quasi 1.600 miliardi di tonnellate.
Ripetiamolo con calma.
L'atmosfera terrestre — quella che respiriamo, quella che regola il clima, quella in cui si trova la CO₂ responsabile del riscaldamento globale — contiene circa 870 miliardi di tonnellate di carbonio.
Il permafrost ne contiene quasi il doppio.
Tutto congelato. Tutto inerte. Per ora.
Quel carbonio non si è accumulato in decenni. Si è accumulato nell'arco di decine di migliaia di anni: ogni generazione di piante, animali e microrganismi morti nell'Artico e nella tundra boreale è stata sepolta e congelata prima che i microrganismi potessero decomporla. Il permafrost è, in termini pratici, il più grande archivio di materia organica preservata della Terra e il più grande deposito di carbonio potenzialmente mobile del sistema climatico.
Quando il permafrost si scongela, quel carbonio non rimane lì. I microrganismi lo decompongono e lo trasformano in CO₂ e metano, rilasciandoli nell'atmosfera.

𝐃𝐮𝐞 𝐦𝐨𝐝𝐢 𝐝𝐢 𝐬𝐜𝐨𝐧𝐠𝐞𝐥𝐚𝐫𝐞 𝐞 𝐪𝐮𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐩𝐞𝐠𝐠𝐢𝐨𝐫𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐢 𝐦𝐨𝐝𝐞𝐥𝐥𝐢 𝐢𝐠𝐧𝐨𝐫𝐚𝐯𝐚𝐧𝐨

Per decenni, i modelli climatici hanno rappresentato lo scongelamento del permafrost come un processo lento e graduale: la superficie si scongela di qualche centimetro ogni anno, il processo penetra verso il basso nei decenni e nei secoli, il carbonio viene rilasciato in modo prevedibile e gestibile.
Da oltre due decenni avvertivo che quella rappresentazione era incompleta e pericolosamente ottimistica.
Il suolo congelato non si limita a bloccare il carbonio, ma tiene fisicamente insieme il paesaggio. Nelle regioni artiche e boreali, il permafrost sta collassando improvvisamente mentre le sacche di ghiaccio al suo interno si fondono. Invece di pochi centimetri di suolo che si scongelano ogni anno, 𝗱𝗶𝘃𝗲𝗿𝘀𝗶 𝗺𝗲𝘁𝗿𝗶 𝗱𝗶 𝘀𝘂𝗼𝗹𝗼 𝗽𝗼𝘀𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗱𝗶𝘃𝗲𝗻𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗶𝗻𝘀𝘁𝗮𝗯𝗶𝗹𝗶 𝗻𝗲𝗹 𝗴𝗶𝗿𝗼 𝗱𝗶 𝗴𝗶𝗼𝗿𝗻𝗶 𝗼 𝘀𝗲𝘁𝘁𝗶𝗺𝗮𝗻𝗲. Il territorio può sprofondare ed essere inondato da laghi e zone umide in espansione.
Questo fenomeno si chiama 𝙩𝙝𝙚𝙧𝙢𝙤𝙠𝙖𝙧𝙨𝙩, o disgelo abrupato. Non è un processo graduale. È un collasso. E quando avviene, non rilascia il carbonio degli strati superficiali, ma rilascia il carbonio delle profondità, quello accumulato da decine di migliaia di anni, che 𝗶 𝗺𝗼𝗱𝗲𝗹𝗹𝗶 𝘁𝗿𝗮𝗱𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗶 𝗻𝗼𝗻 𝗿𝗶𝘂𝘀𝗰𝗶𝘃𝗮𝗻𝗼 𝗻𝗲𝗺𝗺𝗲𝗻𝗼 𝗮 𝗿𝗮𝗴𝗴𝗶𝘂𝗻𝗴𝗲𝗿𝗲.
Il cratere di Batagaika, in Siberia orientale — visibile in alcune immagini satellitari come una cicatrice gigantesca nel paesaggio — si è formato esattamente così: il permafrost è collassato negli anni Sessanta del Novecento, e da allora la cicatrice si allarga di decine di metri ogni anno. È uno dei "megaslump" più grandi del mondo, e non è l'unico.

𝐈𝐥 𝐦𝐞𝐭𝐚𝐧𝐨: 𝐢𝐥 𝐦𝐨𝐥𝐭𝐢𝐩𝐥𝐢𝐜𝐚𝐭𝐨𝐫𝐞 𝐬𝐢𝐥𝐞𝐧𝐳𝐢𝐨𝐬𝐨

Qui entra in gioco un secondo elemento di complessità che i titoli dei giornali raramente colgono: non tutto il carbonio del permafrost viene rilasciato come CO₂.
Nelle zone umide, nei laghi termokarst (quegli specchi d'acqua che si formano quando il permafrost collassa) le condizioni sono anossiche: i microrganismi decompongono la materia organica in assenza di ossigeno, producendo metano invece di CO₂. E il metano è molto più potente della CO₂ come gas serra: un potenziale di riscaldamento globale di 80 volte superiore su un orizzonte di 20 anni, e circa 30 volte superiore su 100 anni.
La ricerca finanziata dalla NASA ha scoperto che il processo di disgelo abrupto aumenta il rilascio di carbonio antico immagazzinato nel suolo dal 125 al 190% rispetto al solo disgelo graduale. Ciò che è ancora più preoccupante è che questo avviene in misura simile sia sotto scenari di riduzione moderata delle emissioni che sotto quelli di business-as-usual. Ciò significa che 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗼 𝘀𝗰𝗲𝗻𝗮𝗿𝗶𝗼 𝗶𝗻 𝗰𝘂𝗶 𝗴𝗹𝗶 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗶 𝘂𝗺𝗮𝗻𝗶 𝗿𝗶𝗱𝘂𝗰𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗼 𝗹𝗲 𝗲𝗺𝗶𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻𝗶 globali di carbonio, è probabile che si verifichino ancora grandi rilasci di metano dal disgelo abrupato.
Tradotto: anche se facessimo tutto bene, riducessimo drasticamente le emissioni, rispettassimo gli accordi di Parigi, raggiungessimo il net zero, il permafrost continuerebbe a rilasciare metano per decenni, forse per secoli. 𝗡𝗼𝗻 𝗲̀ 𝘂𝗻 𝗽𝗿𝗼𝗰𝗲𝘀𝘀𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝘀𝗶 𝗳𝗲𝗿𝗺𝗮 𝗾𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗻𝗼𝗶 𝗰𝗶 𝗳𝗲𝗿𝗺𝗶𝗮𝗺𝗼.

𝐈𝐥 𝐟𝐞𝐞𝐝𝐛𝐚𝐜𝐤 𝐜𝐡𝐞 𝐫𝐚𝐝𝐝𝐨𝐩𝐩𝐢𝐚 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐨

L'immagine che avete di fronte, il ciclo del feedback del carbonio nel permafrost, mostra esattamente questo meccanismo nelle sue quattro fasi fondamentali:

A. Il calore solare raggiunge il suolo artico. Il permafrost si scongela, trasformandosi in fango. La materia organica sepolta per secoli viene esposta.

B. I microrganismi decompongono quella materia organica. CO₂ e CH₄ salgono verso la superficie.

C. I gas raggiungono l'atmosfera, aggiungendosi alle emissioni antropiche, amplificando l'effetto serra.

D. Le temperature salgono ulteriormente. Il permafrost si scongela ancora di più. Il ciclo ricomincia più intenso di prima.

È un feedback positivo nel senso fisico del termine: si autoalimenta, si amplifica, tende all'accelerazione.
Non è lineare, è ricorsivo.
Stimiamo che il disgelo abrupato del permafrost nei laghi e nelle zone umide delle pianure, insieme a quello nelle colline, potrebbe rilasciare tra 60 e 100 miliardi di tonnellate di carbonio entro il 2300. Questo si aggiunge ai 200 miliardi di tonnellate di carbonio che si prevede vengano rilasciate nelle altre regioni che si scongeleranno gradualmente. Sebbene il disgelo abrupato riguardi meno del 20% delle terre gelate, aumenta le proiezioni di rilascio di carbonio dal permafrost di circa il 50%. Complessivamente, gli 𝗶𝗺𝗽𝗮𝘁𝘁𝗶 𝗱𝗲𝗹 𝗱𝗶𝘀𝗴𝗲𝗹𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝗽𝗲𝗿𝗺𝗮𝗳𝗿𝗼𝘀𝘁 𝘀𝘂𝗹 𝗰𝗹𝗶𝗺𝗮 𝘁𝗲𝗿𝗿𝗲𝘀𝘁𝗿𝗲 𝗽𝗼𝘁𝗿𝗲𝗯𝗯𝗲𝗿𝗼 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝗱𝗼𝗽𝗽𝗶𝗼 𝗱𝗶 𝗾𝘂𝗲𝗹𝗹𝗶 𝗮𝘁𝘁𝗲𝘀𝗶 𝗱𝗮𝗶 𝗺𝗼𝗱𝗲𝗹𝗹𝗶 𝗮𝘁𝘁𝘂𝗮𝗹𝗶.

𝐋𝐨 𝐘𝐞𝐝𝐨𝐦𝐚: 𝐢𝐥 𝐜𝐚𝐬𝐨 𝐩𝐞𝐠𝐠𝐢𝐨𝐫𝐞

Un milione di chilometri quadrati di Siberia, Canada e Alaska contengono sacche di Yedoma, spessi depositi di permafrost risalenti all'ultima era glaciale. Questi depositi sono spesso composti per il 90% da ghiaccio, rendendoli estremamente vulnerabili al riscaldamento. Inoltre, a causa della polvere glaciale e delle praterie che vi erano state incorporate quando i depositi si formarono, lo Yedoma contiene 130 miliardi di tonnellate di carbonio organico: l'equivalente di più di un decennio di emissioni globali di gas serra da parte dell'umanità.
130 miliardi di tonnellate in quello che è essenzialmente ghiaccio al 90%. Quando quel ghiaccio si fonde — e sta fondendo — la struttura collassa. Il carbonio viene esposto. La decomposizione inizia.
Non lentamente. Bruscamente.

𝐈𝐥 𝐭𝐢𝐩𝐩𝐢𝐧𝐠 𝐩𝐨𝐢𝐧𝐭: 𝐠𝐫𝐚𝐝𝐮𝐚𝐥𝐞 𝐠𝐥𝐨𝐛𝐚𝐥𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞, 𝐚𝐛𝐫𝐮𝐩𝐭𝐨 𝐥𝐨𝐜𝐚𝐥𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 — 𝐞 𝐢𝐫𝐫𝐞𝐯𝐞𝐫𝐬𝐢𝐛𝐢𝐥𝐞

La domanda scientifica più dibattuta degli ultimi anni riguarda esattamente la natura del permafrost come tipping point. Un recente studio del Max Planck Institute for Meteorology (2025) ha concluso che le variazioni del permafrost sono graduali su scala globale ma abrupte su scala locale, e che la perdita di carbonio è irreversibile. Una volta che il suolo si scongela, la decomposizione del carbonio che contiene continua, anche se le temperature globali si stabilizzano. Pertanto, un tipping rimane possibile in un momento successivo.
E uno studio pubblicato su 𝖤𝗇𝗏𝗂𝗋𝗈𝗇𝗆𝖾𝗇𝗍𝖺𝗅 𝖱𝖾𝗌𝖾𝖺𝗋𝖼𝗁 𝖫𝖾𝗍𝗍𝖾𝗋𝗌 il 12 giugno 2026, il più recente disponibile, ha aggiunto una dimensione che i modelli precedenti trascuravano: una rappresentazione più completa dei processi di disgelo del permafrost. Incluso il disgelo abrupto. I disturbi da incendio e le dinamiche post-incendio portano a una sovrastima, e quindi a un irrigidimento, dei budget di carbonio residui compatibili con gli obiettivi di temperatura. E può persino introdurre una potenziale dipendenza dallo stato del sistema. In termini di rischio, ciò implica che 𝗹𝗮 𝗽𝗿𝗼𝗯𝗮𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮̀ 𝗲 𝗹𝗮 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗶𝘀𝘁𝗶𝗰𝗮 𝗱𝗲𝗴𝗹𝗶 𝗲𝘃𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝘁𝗶𝗽𝗽𝗶𝗻𝗴 𝗰𝗹𝗶𝗺𝗮𝘁𝗶𝗰𝗼 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝘀𝗼𝘁𝘁𝗼𝘀𝘁𝗶𝗺𝗮𝘁𝗲.
Non "potremmo sottostimare il rischio". "Il rischio è sottostimato."

𝐈𝐥 𝐜𝐨𝐥𝐥𝐞𝐠𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐜𝐨𝐧 𝐢𝐥 "𝐒𝐮𝐩𝐞𝐫 𝐄𝐥 𝐍𝐢𝐧̃𝐨" 𝐢𝐧 𝐜𝐨𝐫𝐬𝐨

Chi segue questa pagina dai post sui tipping points non ha bisogno nemmeno di tanti dettagli in più, chi invece segue dal post sul bollettino climatico di luglio sa che le temperature superficiali del mare globali hanno raggiunto livelli record nel 2026, e che il Super El Niño in sviluppo proietta un picco di +3,6 °C nel Pacifico tropicale. Quello che meno si discute è il legame diretto tra El Niño e il permafrost.
El Niño non agisce direttamente sull'Artico, ma contribuisce al riscaldamento globale di base che accelera lo scongelamento. L'Artico è la regione che si sta scaldando quasi quattro volte più velocemente del resto del pianeta (l'Europa è invece il continente che si scalda di più). 𝗢𝗴𝗻𝗶 𝗳𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗶 𝗴𝗿𝗮𝗱𝗼 𝗮𝗴𝗴𝗶𝘂𝗻𝘁𝗮 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗲𝗿𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮 𝗺𝗲𝗱𝗶𝗮 𝗴𝗹𝗼𝗯𝗮𝗹𝗲 𝘀𝗶 𝗺𝗼𝗹𝘁𝗶𝗽𝗹𝗶𝗰𝗮 𝗻𝗲𝗹𝗹'𝗔𝗿𝘁𝗶𝗰𝗼 e, ogni grado in più nell'Artico, significa più permafrost che si scongela, più carbonio rilasciato, più metano nei laghi termokarst.
È un feedback che si inserisce nel feedback più grande: il ciclo che abbiamo documentato nel post sulla risonanza climatica globale dell'ENSO, nel post sull'AMOC, nel post sul ghiaccio marino. Non sono sistemi separati. Sono componenti dello stesso sistema e si influenzano a vicenda.

𝐐𝐮𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐢 𝐩𝐮𝐨̀ 𝐟𝐞𝐫𝐦𝐚𝐫𝐞 𝐞 𝐪𝐮𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐢 𝐩𝐮𝐨̀ 𝐚𝐧𝐜𝐨𝐫𝐚 𝐬𝐜𝐞𝐠𝐥𝐢𝐞𝐫𝐞

Non possiamo prevenire il disgelo improvviso del permafrost. Ma possiamo cercare di prevedere dove e quando è probabile che avvenga, per consentire a chi prende decisioni e alle comunità di proteggere persone e risorse. Ridurre le emissioni globali potrebbe essere il modo più sicuro per rallentare l'ulteriore rilascio di carbonio dal permafrost nell'atmosfera.
Questa frase — scritta nel 2019 da Turetsky e colleghi su Nature — vale ancora oggi, nel 2026, con più urgenza. Non possiamo "spegnere" il feedback del permafrost che abbiamo già innescato. Ma possiamo scegliere quanto farlo accelerare.
La differenza tra un mondo a 1,5 °C e uno a 3 °C non è solo una questione di temperatura media. È la differenza tra un permafrost che scongela gradualmente e uno che collassa in modo abrupto su scala regionale. È la differenza tra decine di miliardi di tonnellate di carbonio rilasciate e centinaia di miliardi. È la differenza tra un feedback gestibile e uno che sfugge al controllo.
Il gigante addormentato si sta svegliando. Non possiamo fermarlo. Possiamo scegliere quanto rumore fare per svegliarlo.

𝐔𝐧𝐚 𝐧𝐨𝐭𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐜𝐡𝐢 𝐜𝐡𝐢𝐞𝐝𝐞: "𝐌𝐚 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐞̀ 𝐩𝐫𝐨𝐛𝐚𝐛𝐢𝐥𝐞 𝐝𝐚𝐯𝐯𝐞𝐫𝐨?"

La risposta onesta è: 𝗮𝗯𝗯𝗮𝘀𝘁𝗮𝗻𝘇𝗮 𝗱𝗮 𝗻𝗼𝗻 𝗽𝗲𝗿𝗺𝗲𝘁𝘁𝗲𝗿𝗰𝗶 𝗱𝗶 𝗶𝗴𝗻𝗼𝗿𝗮𝗿𝗹𝗼. C'è un urgente bisogno di uno sforzo scientifico accelerato per stimare e comunicare con maggiore accuratezza la probabile entità delle emissioni aumentate di CO₂ e metano da un Artico in riscaldamento, per informare meglio le decisioni sull'aumento di ambizione necessario. Al momento, nemmeno la comprensione scientifica attuale delle emissioni future da un Artico in riscaldamento è riflessa nella maggior parte dei dialoghi e della pianificazione delle politiche climatiche.

Quello che sappiamo è sufficiente a imporci di agire come se il rischio fosse reale. Perché lo è.
E, per chi ne comprende la portata, quella sensazione di rischio concreto si spinge molto oltre il semplice terrore.
Benvenuti nel mio mondo.

🔗 Fonti:

— Turetsky, M.R. et al. "𝑃𝑒𝑟𝑚𝑎𝑓𝑟𝑜𝑠𝑡 𝑐𝑜𝑙𝑙𝑎𝑝𝑠𝑒 𝑖𝑠 𝑎𝑐𝑐𝑒𝑙𝑒𝑟𝑎𝑡𝑖𝑛𝑔 𝑐𝑎𝑟𝑏𝑜𝑛 𝑟𝑒𝑙𝑒𝑎𝑠𝑒." Nature 569, 32–34 (2019). DOI: 10.1038/d41586-019-01313-4

— Turetsky, M.R. et al. "𝐶𝑎𝑟𝑏𝑜𝑛 𝑟𝑒𝑙𝑒𝑎𝑠𝑒 𝑡ℎ𝑟𝑜𝑢𝑔ℎ 𝑎𝑏𝑟𝑢𝑝𝑡 𝑝𝑒𝑟𝑚𝑎𝑓𝑟𝑜𝑠𝑡 𝑡ℎ𝑎𝑤." Nature Geoscience 13, 138–143 (2020). DOI: 10.1038/s41561-019-0526-0

— Walter Anthony, K. et al. "21𝑠𝑡-𝑐𝑒𝑛𝑡𝑢𝑟𝑦 𝑚𝑜𝑑𝑒𝑙𝑒𝑑 𝑝𝑒𝑟𝑚𝑎𝑓𝑟𝑜𝑠𝑡 𝑐𝑎𝑟𝑏𝑜𝑛 𝑒𝑚𝑖𝑠𝑠𝑖𝑜𝑛𝑠 𝑎𝑐𝑐𝑒𝑙𝑒𝑟𝑎𝑡𝑒𝑑 𝑏𝑦 𝑎𝑏𝑟𝑢𝑝𝑡 𝑡ℎ𝑎𝑤 𝑏𝑒𝑛𝑒𝑎𝑡ℎ 𝑙𝑎𝑘𝑒𝑠." Nature Communications 9, 3262 (2018). DOI: 10.1038/s41467-018-05738-9

— Schuur, E.A.G. et al. "𝐶𝑙𝑖𝑚𝑎𝑡𝑒 𝑐ℎ𝑎𝑛𝑔𝑒 𝑎𝑛𝑑 𝑡ℎ𝑒 𝑝𝑒𝑟𝑚𝑎𝑓𝑟𝑜𝑠𝑡 𝑐𝑎𝑟𝑏𝑜𝑛 𝑓𝑒𝑒𝑑𝑏𝑎𝑐𝑘." Nature 520, 171–179 (2015). DOI: 10.1038/nature14338

— Abbott, B.W. et al. "𝑃𝑒𝑟𝑚𝑎𝑓𝑟𝑜𝑠𝑡 𝑐𝑎𝑟𝑏𝑜𝑛 𝑓𝑒𝑒𝑑𝑏𝑎𝑐𝑘𝑠 𝑡ℎ𝑟𝑒𝑎𝑡𝑒𝑛 𝑔𝑙𝑜𝑏𝑎𝑙 𝑐𝑙𝑖𝑚𝑎𝑡𝑒 𝑔𝑜𝑎𝑙𝑠." PNAS 118(21) (2021). DOI: 10.1073/pnas.2100163118

— Steinert, N.J. et al. "𝑃𝑒𝑟𝑚𝑎𝑓𝑟𝑜𝑠𝑡 𝑐𝑎𝑟𝑏𝑜𝑛–𝑐𝑙𝑖𝑚𝑎𝑡𝑒 𝑓𝑒𝑒𝑑𝑏𝑎𝑐𝑘 𝑎𝑚𝑝𝑙𝑖𝑓𝑖𝑒𝑠 𝐸𝑎𝑟𝑡ℎ 𝑠𝑦𝑠𝑡𝑒𝑚 𝑡𝑖𝑝𝑝𝑖𝑛𝑔 𝑟𝑖𝑠𝑘𝑠." Environmental Research Letters 21, 124008 (2026). DOI: 10.1088/1748-9326/ae7586

— Brovkin, V. et al. "𝑃𝑒𝑟𝑚𝑎𝑓𝑟𝑜𝑠𝑡 𝑡ℎ𝑎𝑤: 𝑔𝑟𝑎𝑑𝑢𝑎𝑙 𝑐ℎ𝑎𝑛𝑔𝑒 𝑜𝑟 𝑐𝑙𝑖𝑚𝑎𝑡𝑒 𝑡𝑖𝑝𝑝𝑖𝑛𝑔 𝑝𝑜𝑖𝑛𝑡?" Surveys in Geophysics (2025). DOI: 10.1007/s10712-025-09885-9

— NASA Science: "Unexpected future boost of methane possible from Arctic permafrost" (2024)

07/18/2026

𝐄𝐠𝐫𝐞𝐠𝐢𝐨 𝐌𝐢𝐧𝐢𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐞 𝐂𝐨𝐥𝐥𝐞𝐠𝐚, 𝐛𝐚𝐭𝐭𝐚 𝐮𝐧 𝐜𝐨𝐥𝐩𝐨!

Il ministro e medico Orazio Schillaci ha dimostrato in questi anni di saper mantenere la barra dritta pur navigando in un mare tutt’altro che calmo.

Auspico in una sua presa di posizione chirurgica rispetto all’emendamento sul condono dei medici radiati essendo peraltro indipendente, come è opportuno che sia chi in politica si occupa di salute.

Che deontologia ed evidenze scientifiche non hanno colore politico e non strizzano l’occhio a nessuno, tantomeno ai novax.

O almeno non dovrebbero farlo in un Paese civile.

Dott. Giorgio Cuffaro

Ministero della Salute

𝑃𝑜𝑠𝑡 𝑛𝑜𝑛 𝑔𝑒𝑛𝑒𝑟𝑎𝑡𝑜 𝑛𝑒́ 𝑒𝑑𝑖𝑡𝑎𝑡𝑜 𝑐𝑜𝑛 𝐴𝐼.

07/01/2026
14 giugno - GIORNATA MONDIALE DEL DONATORE DI SANGUEProclamata nel 2004 dal OMS in questo giorno, in onore dello scoprit...
06/14/2026

14 giugno - GIORNATA MONDIALE DEL DONATORE DI SANGUE

Proclamata nel 2004 dal OMS in questo giorno, in onore dello scopritore del sistema AB0 e co-scopritore del Sistema Rh, Karl Landsteiner, nel 1900.

Ma da allora a che punto è la ricerca sul sangue artificiale, che libererebbe milioni di pazienti dal problema della scarsità delle donazioni?

Le ricerche sul sangue artificiale si concentrano su due fronti: i globuli rossi coltivati in laboratorio da cellule staminali e i sostituti chimici sintetici.

● Globuli rossi coltivati.
Si estraggono cellule staminali da donatori o dal cordone ombelicale e le si coltiva in laboratorio per farle maturare in globuli rossi. Il Regno Unito ha avviato trial pionieristici di "mini-trasfusioni", mentre in Italia la ricerca è guidata da istituti di eccellenza (es. Istituto San Raffaele-Telethon).

https://www.equivalente.it/it/news/4367-in-uk-prima-trasfusione-al-mondo-di-sangue-artificiale.html

https://comunicazioneitaliana.it/news/6c80599debe4b44464edb734171356cc

● Sostituti a base di emoglobina o molecole simili.
Vengono studiate molecole in grado di legare e trasportare ossigeno. Un esempio è l'uso di molecole estratte dalla comunissima Arenicola marina (Hemo2Life), oggi approvate per la conservazione e il trasporto di organi nei trapianti, e le "vescicole di emoglobina" testate per l'emergenza medica.

https://www.sifweb.org/sif-magazine/articolo/sostituti-sintetici-del-sangue-cosa-sono-e-come-funzionano-2025-07-17

● Sangue "Universale": Esistono tecnologie come il sistema Seritra, un filtro che promette di rendere universale qualsiasi gruppo sanguigno rimuovendo gli antigeni, con l'obiettivo di superare le carenze di sangue raro.

https://www.wired.it/article/sangue-universale-filtro-seritra-gruppi-rari-carenti-trasfusioni/

Nonostante i progressi, la ricerca deve superare tre ostacoli principali prima di un uso clinico di massa:

▪︎ Scalabilità: produrre quantità elevate è estremamente costoso e complesso.
▪︎ Emivita: i globuli rossi artificiali non hanno la stessa durata di vita nel corpo rispetto a quelli naturali.
▪︎ Sicurezza: è fondamentale assicurarsi che le soluzioni sintetiche non causino reazioni immunitarie o tossicità sul lungo periodo.

Quindi, riassumendo, la ricerca per un sostituto di questo preziosissimo fluido vitale va avanti spedita, con alcuni risultati già raggiunti.

Nel frattempo, però, ricordiamo che
CHI DONA SANGUE, DONA LA VITA!

Per la prima volta al mondo due esseri umani hanno ricevuto una piccola trasfusione di sangue creato in laboratorio. È successo nel Regno Unito, dove un gruppo di ricercatori sta studiando le possibili reazioni dell'organismo umano al sangue artificiale. L’obiettivo finale è di produrre gruppi s...

Non sono un oncologo e neanche un pancreatologo, ma...Quando si parla di tumori e terapie rivoluzionarie contro il tumor...
06/07/2026

Non sono un oncologo e neanche un pancreatologo, ma...
Quando si parla di tumori e terapie rivoluzionarie contro il tumore del pancreas sto zitto e ascolto gli oncologi!

E rimango basito quando un certo microbiologo e virologo, bravissimo nella sua specialità e spettacolare comunicatore, anche sui social, non solo usa termini incorretti (no, daraxonrasib non ha SCONFITTO il cancro al pancreas, ma ha posto le basi per una terapia rivoluzionaria contro molti tipi di tumori), e fraintende l'entusiasmo degli oncologi (applaudono perchè finalmente si è riusciti ad intaccare KRAS, famiglia di geni fino ad ieri considerati farmacologicamente inattaccabile, non perchè la MEDIANA dell'aspettativa di vita dei pazienti aumenta di 6 mesi) ma addirittura ti blocca se, analizzando lo studio, glielo si fa notare!

Così come si incazza come una bestia se gli si fa notare che tutto il suo entusiasmo si basa su un unico studio di 500 pazienti (condotto, fra l'altro, dalla stessa azienda produttrice) mica una metanalisi di 100mila!

Sia chiaro, non contesto lo studio, nè i risultati di tale studio: sono fantastici, aprono le portre ad un nuovo modo di curare I tumori, "spegnendoli" a livello genico, ma è solo un primo passo.
Contesto la comunicazione di tale microbiologo e virologo che, esulando dal suo campo, si comporta alla "io sono io, voi non siete un c... perchè ho visto un video dove gli oncologi applaudono".

Pericolosamente vicino al Principio di Autorità, Professò, non crede?

Di seguito trovate lo studio

Results from the first phase 3 trial of a RAS(ON) multi-selective inhibitor show that daraxonrasib is effective for RAS-mutant and RAS-wild-type metastatic pancreatic ductal adenocarcinoma (mPDAC). In...

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Hamilton, ON
L4T3T9

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