27/10/2026
Dal gigante nero di Puglia al piccolo asino bianco di un'isola: l'Italia ha otto razze di asini, e quasi le perdevamo tutte. 🫏🇮🇹
Terzo capitolo della nostra serie sull'asino. Pochi lo sanno, ma il nostro Paese custodisce un vero tesoro di biodiversità : otto razze di asini autoctone, ciascuna nata in un angolo preciso d'Italia, ognuna con la sua storia, il suo colore, il suo carattere. Un patrimonio che siamo arrivati a un passo dal perdere per sempre — e che oggi sta lentamente rinascendo.
🏛️ Otto razze riconosciute per legge
In Italia sono ufficialmente riconosciute otto razze asinine autoctone, tutte iscritte a un registro nazionale che ne tutela la sopravvivenza. Non sono semplici "asini": sono razze selezionate nei secoli, adattate ai loro territori, e oggi parte del nostro patrimonio genetico e culturale esattamente come le grandi razze bovine o i cavalli autoctoni. Facciamo un giro d'Italia per conoscerle.
đź–¤ I due estremi: il gigante e il piccoletto
Due razze, sole, raccontano quanto sia varia questa famiglia.
• L'Asino di Martina Franca, dalla Murgia pugliese, è il gigante: la razza più grande e imponente d'Italia, dal mantello nero (morello) e il muso chiaro "infarinato". Un animale maestoso, un tempo richiestissimo.
• All'opposto, l'Asino dell'Asinara è il più piccolo e il più sorprendente di tutti: è bianco, con la pelle rosa e gli occhi chiari (una forma di albinismo). Vive libero, allo stato brado, sull'isola sarda da cui prende il nome, in poche centinaia di esemplari. Sembra uscito da una favola.
🗺️ Il resto della famiglia, da nord a sud
Tra questi due estremi si distende tutta l'Italia:
• L'Asino dell'Amiata (Toscana), grigio con la caratteristica "croce" scura sulle spalle, il tipico "sorcino crociato".
• L'Asino Romagnolo, unico autoctono della Romagna, anch'esso grigio con la croce scapolare, salvato da un pugno di esemplari rimasti.
• L'Asino Ragusano (Sicilia), oggi il più numeroso, più grande e vivace dei suoi cugini siciliani.
• L'Asino Pantesco, dell'isola di Pantelleria, piccolo e robusto, che ha davvero sfiorato l'estinzione totale.
• L'Asino Sardo, minuto e rustico, compagno storico delle campagne dell'isola.
• L'Asino Viterbese (o di Allumiere), grigio, del Lazio, il più raro di tutti: ne restano pochissimi.
📉 Perché quasi li abbiamo persi
La loro storia è la stessa di tanti animali da lavoro. Per secoli l'asino è stato insostituibile: trasportava merci, muoveva le macine, lavorava i campi. Poi, nel secondo dopoguerra, sono arrivati i trattori e i camion, e nel giro di pochi decenni l'asino è diventato "inutile". Gli allevamenti si sono svuotati, e molte di queste razze sono crollate fino a poche decine di capi, sull'orlo della scomparsa. Diverse sono ancora oggi classificate come minacciate.
🌱 La rinascita (e come funziona)
Ma la storia non finisce qui. Negli ultimi anni queste razze stanno tornando, grazie a nuove ragioni di esistere: il latte d'asina per i bambini allergici, l'onoterapia, il turismo lento, il pascolo ecologico per la cura del paesaggio. Dietro a ognuna ci sono allevatori custodi che hanno scelto di non lasciarle sparire. Ogni asino di queste razze che nasce oggi è un piccolo pezzo d'Italia salvato — un filo che ci lega ai nostri nonni e ai nostri paesaggi.
Otto razze, otto storie, un unico patrimonio da proteggere. Nell'ultimo tile scopriamo l'uso più tenero e moderno dell'asino: la sua capacità di prendersi cura di noi. 🌿