Maria Alessia Tirabovi

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Maria Alessia Tirabovi Percorsi di trasformazione interiore. Relazioni❤️ Lavoro✨ Corpo🦋

Ti accompagno a trasformare ciò che ti blocca, a rimetterti al centro e a creare una vita più autentica e allineata a chi sei davvero.

24/10/2026

Un bel ricordo di momenti condivisi fra fatiche, risate, leggerezza e quel meraviglioso “Oracolo dello Sticazzi” che in certi momenti non può proprio mancare, anche se dietro un titolo irriverente e divertentissimo, nasconde riflessioni tutt’altro che superficiali…

E mi è venuta in mente una cosa.

Quanto siamo capaci di concederci momenti di ozio e di puro piacere, senza sentirci in colpa o vergognarci?

Siamo spesso così abituati a fare, fare, fare, assolvere ai nostri doveri, raggiungere obiettivi, che persino il sacrosanto riposo rischia di diventare qualcosa da giustificare.

Come se divertirsi fosse una perdita di tempo. Pensa un po’…

Eppure, qualche giorno fa, una cliente mi ha raccontato una cosa bellissima:
“ma lo sai che da quando mi concedo più tempo per me, vado in bici, esco con le amiche e faccio più cose che mi piacciono, lavoro molto meglio? E produco pure di più!”

Curioso, no?

Quando la piantiamo di pretendere da noi stessi una produttività continua e ci concediamo spazio per vivere, ritroviamo forza, energia, creatività e motivazione anche nel lavoro.

Ma attenzione a non cadere in un’altra trappola: concederci momenti di divertimento e piacere soltanto perché così diventeremo più produttive!

Il riposo, l’ozio, il gioco e il cazzeggio hanno un valore intrinseco anche quando non producono assolutamente niente.

Perché esistiamo, siamo esseri umani e ce lo meritiamo. Non siamo robot o macchine da prestazione.

E abbiamo bisogno anche di ridere, scherzare, giocare, stare insieme, non fare nulla e, qualche volta, mandare allegramente al diavolo il senso del dovere e il famigerato detto “l’ozio è il padre di tutti i vizi”!😁

E tu, quanto tempo lasci nella tua vita alle cose che fai semplicemente perché ti piacciono, senza dover dimostrare o ottenere niente?

Scrivimelo nei commenti

Ti leggo 💟
Maria Alessia

tempopersé

16/10/2026

Ho accompagnato un professionista che provava una fortissima resistenza alla sola idea di farsi pubblicità.

Non aveva neppure una targa fuori dal suo studio.

Dietro quel rifiuto si nascondevano paure profonde: sentirsi giudicato, perdere la propria dignità, rischiare di esporsi e di essere svalutato.

Come se far sapere agli altri che esisteva e che offriva dei servizi potesse togliere valore alla sua professionalità.

Lavorando insieme su queste credenze limitanti, qualcosa è cambiato.

Ha iniziato a considerare le cose da una prospettiva diversa: farsi conoscere significa uscire allo scoperto, ma non per questo perdere la propria dignità. Significa permettere agli altri di sapere che esisti, di riconoscerti e di poter accedere al tuo lavoro e ai benefici che porta.

Alla fine ha deciso di agire: contattare un'azienda per realizzare la targa del suo studio e iniziare a comunicare anche sui social.

E sai una cosa? Per molto tempo anch'io ho guardato al marketing con sospetto. Mi dava fastidio addirittura sentire o pronunciarne la parola!

Me lo figuravo come qualcosa di artificioso, manipolatorio, lontano anni luce dai miei valori.

Poi ho compreso che, nella sua nuda essenza, il marketing è una forma di relazione.

Significa comunicare chi sei, che cosa fai, come lo fai e quale valore hai da offrire.

Certo, esiste una forma di marketing aggressiva, che manipola e promette ciò che non può mantenere.

Ma esiste anche un modo di comunicare rispettoso, autentico ed etico, che non chiede di tradire se stessi.

Perché puoi avere qualcosa di molto prezioso da offrire, ma se nessuno sa che esisti, come potrà raggiungerti?

Non devi scegliere tra essere fedele ai tuoi valori e alla tua unicità E rendere visibile il tuo lavoro.

E tu? Ti sei mai sentito/a a disagio all'idea di promuovere la tua attività?

28/09/2026

GRAZIE, ESTATE 2026

Natura, mare, gatti, lavoro, buon cibo, spiritualità e tempo tutto per me.

Scorrendo queste immagini mi sono resa conto che, senza volerlo, raccontano uno dei valori più importanti della mia vita:

LA LIBERTÀ

Libertà, per me, non significa fare sempre quello che voglio.

Significa poter scegliere.

Scegliere quando fermarmi e quando partire.
Con chi condividere il mio tempo e quando starmene da sola.
Lavorare a un progetto che sento mio.
Avere spazio per la natura, me stessa, la curiosità, il piacere e il silenzio.

E soprattutto potermi sentire libera di essere me stessa, anche quando questo significa non corrispondere alle aspettative degli altri.

Forse, alla fine, queste immagini raccontano proprio di questo.

La vita che sto scegliendo di vivere. 🤍

Grazie estate!

E tu? Qual’è il valore a cui non vorresti mai rinunciare?

Scrivimelo nei commenti
Ti leggo ❤️
Maria Alessia

*Grazie per le foto! 🌺

20/09/2026

Di recente ho accompagnato un uomo che stava attraversando una forte crisi lavorativa.
La sua professione lo portava naturalmente a esporsi e a parlare in pubblico: condurre, intervistare, stare davanti alle persone, in radio e in tv.

Era qualcosa che amava fare e che aveva già fatto con successo in passato.

Eppure, negli ultimi tempi, qualcosa era cambiato: proprio quando arrivava il momento di mostrarsi, dentro di lui sembrava attivarsi un allarme.
Ansia da prestazione
Pressione al torace
Palpitazioni
La sensazione di non essere all’altezza.
Il desiderio quasi di nascondersi, rannicchiarsi e proteggersi.

Come se salire su un palco o parlare davanti ad una telecamera non significasse semplicemente fare il proprio lavoro, ma esporsi a un pericolo.

Lavorando insieme sono emerse convinzioni limitanti molto profonde legate al riconoscimento, al rifiuto, al giudizio e al proprio valore.

Mentre una parte di lui desiderava essere vista,
un’altra sembrava dirgli:

“Non esporti troppo.”
“Non brillare.”
“Non è sicuro, rischi.”

Ed è questo che trovo estremamente interessante.

A volte diciamo di volere qualcosa con tutta la nostra parte mentale e razionale, ma dentro di noi possono esserci paure e convinzioni subconsce che vanno nella direzione opposta.

Non necessariamente perché vogliamo sabotarci.

Ma perché una parte di noi può aver imparato che esporsi, parlare in pubblico, essere riconosciuti e avere successo comporta un rischio.

Abbiamo lavorato su ciò che si attivava in lui, un passo per volta.

Poi è arrivato il momento cruciale: mettersi alla prova davvero.

È salito sul palco.
Ha condotto l’evento.
Ha fatto le sue interviste.
Si è confrontato con qualche paura? Sì, certo.

Ma questa volta la paura non gli ha impedito di farlo.

E alla fine mi ha scritto un WA per ringraziarmi.

Il punto non è arrivare a non provare più paura.

Il cambiamento vero comincia quando la paura smette di decidere al posto TUO 🤍

E allora ti lascio con una domanda:

C’è qualcosa che desideri veramente, ma davanti alla quale una parte di Te continua a tirarsi indietro?

Ti leggo 🩵

11/09/2026

Per anni il tuo sguardo è stato rivolto soprattutto verso di loro.
A come stanno..�A quello che fanno.�Alle loro difficoltà.�Alle loro scelte.�A ciò che puoi fare per aiutarli.

Poi, però, un giorno, i figli crescono.

E soprattutto nell’adolescenza comincia una fase necessario: si separano, sbagliano, sperimentano, cercano la propria identità e una maggiore autonomia.

E mentre loro iniziano ad allontanarsi dal centro della tua vita, può emergere una domanda:

Dove metto adesso tutta l’energia e quell’attenzione che per anni ho rivolto verso di loro?

In un percorso che sto accompagnando, sto osservando un passaggio che trovo molto significativo.

Dopo tanto tempo trascorso con lo sguardo prevalentemente rivolto verso i figli, una donna sta iniziando a riportarlo anche verso se stessa.

Sta riscoprendo i propri desideri, la leggerezza, il piacere, il proprio spazio.
E anche la possibilità non soltanto di dare, ma di permettersi di ricevere.
Non significa amare meno i propri figli.
Al contrario, lasciare loro più spazio può significare permettere loro di sperimentare e assumersi gradualmente la responsabilità della propria vita.

E nel frattempo ricordarsi di una cosa:
anche la vita della madre continua.

Forse crescere insieme significa anche questo.
Loro imparano, poco alla volta, a camminare senza che tu indichi continuamente la strada.
E tu puoi iniziare a chiederti nuovamente:

Cosa desidero oggi per me stessa?�Cosa mi fa stare bene?�Chi sono, oltre a tutto ciò che faccio per gli altri?

Perché mentre loro vanno verso se stessi, anche tu puoi tornare a te ed essere di esempio. 🤍

E allora ti chiedo:
Quanto del tuo sguardo oggi è rivolto agli altri e quanto a te stessa?

Percorsi Trasformativi 1:1 “Trasforma le tue relazioni partendo da te”

05/09/2026

Tempo fa ho accompagnato un uomo che faceva uso di cocaina.
Viste da fuori, molte cose nella sua vita sembravano funzionare.
Ma dentro di sé provava vergogna per la sua situazione e insicurezza e dolore per ferite che si portava dietro da tempo.
Aveva vissuto perdite importanti e attraversato momenti molto difficili anche nel lavoro.
E quella sostanza per lui, non rappresentava soltanto eccitazione, trasgressione.
Gli dava anche l'illusione di sentirsi sicuro.
Performante.
Entusiasta nel lavoro.
Più presente nella relazione, anche da un punto di vista intimo.
Più allegro, giocoso.
E persino un padre migliore.
E soprattutto gli permetteva di non mostrare agli altri quella parte di sé che temeva potesse apparire depressa.
Naturalmente, quell'effetto non durava a lungo.
Dopo l'euforia arrivava la discesa: sempre. E sempre più profonda…
Eppure il suo sistema subconscio continuava ad associare quella sostanza a una serie di vantaggi.
Ed è proprio lì che abbiamo lavorato.
Non tanto sul comportamento, ma su ciò che quel comportamento rappresentava per lui.
E ha deciso di riprendersi il suo potere.
Sulla paura.
Sul dolore.
Sul bisogno di sentirsi all'altezza.
Sulla possibilità di trovare dentro di sé tutte quelle risorse che aveva imparato a cercare altrove.
Nel corso di qualche mese il suo rapporto con “la sostanza” è cambiato, fino a quando ha smesso di utilizzarla.
Questa profonda esperienza può ricordarci ancora una volta quanto sia importante non fermarsi solamente alla domanda:
"Come faccio a smettere?"
A volte c'è una domanda ancora più profonda da porsi:
"Che cosa sto cercando di ottenere attraverso questa sostanza che oggi non riesco a trovare in me stesso?”
Perché comprendere un comportamento di questo tipo non significa affatto giustificarlo.
Significa iniziare a vedere che cosa lo alimenta. 🤍

Le dipendenze da sostanze sono condizioni complesse che è importante affrontare con professionisti e servizi sanitari specializzati. Questo racconto descrive esclusivamente l'esperienza individuale di una persona e non sostituisce un percorso di diagnosi o cura.

Oggi ho estratto una carta per te che parla di paure, ferite e rinascita.Una frase in particolare mi ha fatto soffermare...
28/08/2026

Oggi ho estratto una carta per te che parla di paure, ferite e rinascita.

Una frase in particolare mi ha fatto soffermare:

“Addentrati nelle ferite e nelle tue paure più segrete e trova i semi di saggezza che vi sono piantati.”

Spesso vorremmo liberarci velocemente di ciò che ci fa soffrire

Paura.
Insicurezza.
Fallimento.
Timore di non essere amati.
Solitudine.

E se, invece di contrastare continuamente queste parti di noi, provassimo ad ascoltarle e integrarle?

A volte ciò che ci fa più paura custodisce qualcosa che non abbiamo ancora visto di noi stessi.

Un bisogno recondito.
Una ferita ancora aperta.
Una parte di noi rimasta esclusa.
Ma anche una risorsa che aspetta di essere riconosciuta.

Forse “trasformarsi” non significa diventare qualcuno di diverso.

Significa lasciare andare ciò che ci blocca per permettere a qualcosa di più autentico di emergere.

🌱 E allora oggi ti lascio con la domanda di questa carta:

“Che cosa potrebbe esserci, per te, dall’altra parte di una paura che continui a evitare?”

Scrivimelo nei commenti
Ti leggo
Maria Alessia 💜

THE POWER DECK The cards of wisdom di Linn V. Andrews

18/08/2026

Un assaggio di una mia intervista di qualche anno fa…

E pensare che, fino a non molto tempo prima, ero la prima a sentirmi bloccata davanti a una videocamera o quando dovevo parlare in pubblico.

Oggi parlare di me, del mio lavoro e di ciò che faccio per accompagnare le persone nei loro percorsi di trasformazione è diventato parte della mia quotidianità.

In questa intervista racconto anche del metodo con cui ho iniziato questo viaggio e di come, attraverso il lavoro sulle convinzioni limitanti e sui blocchi interiori, ho scoperto una nuova possibilità: quella di accompagnare altre persone nel loro percorso di cambiamento.

Oggi il mio lavoro si è evoluto nei Percorsi Trasformativi individuali 1:1, pensati per chi sente di essere davanti a un passaggio della propria vita e desidera superare blocchi e insoddisfazioni ed essere più felice nelle relazioni, nel lavoro e nel corpo.

Questa intervista appartiene a una fase precedente del mio percorso, ma riascoltarla oggi mi ricorda una cosa importante:

a volte ciò che viviamo come un limite può diventare proprio il punto da cui iniziare a trasformarci. 🤍

Hai mai avuto paura di esporti o di mostrarti per come sei davvero?

Se sì, raccontamelo nei commenti. Ti leggo. 🌿

PERCORSI TRASFORMATIVI INDIVIDUALI 1:1
Per informazioni e per capire insieme se il percorso può essere adatto a te, scrivimi a [email protected]

07/08/2026

Qualche giorno fa ho ricevuto un post che mi ha profondamente colpita.

Parlava di un primario chirurgo da oltre 30 anni.

Per anni aveva immaginato che suo figlio avrebbe seguito le sue orme.

Invece quel figlio era pazzo per i motori, e ha scelto di fare il camionista.

All’inizio è stato difficile accettarlo.

Perché, volenti o nolenti, viviamo in una società che “impone regole non scritte” dove alcuni lavori valgono più di altri.

Poi, una notte, dopo un turno massacrante in ospedale, chiama il figlio.

È alla guida del suo Scania, sta attraversando il Brennero.

C’è la luna che illumina i monti.

La sua musica preferita.

E una frase che cambia tutto:

“Papà... sto una favola!”

In quel momento capisce una cosa.

Suo figlio è felice.

Sta facendo il lavoro che ama e che sente davvero suo.

E lo fa con responsabilità, serietà e dignità.

Questo post mi ha fatto pensare a una mia cliente.

Una mamma che, con tanto amore, ha sempre cercato di fare il meglio per suo figlio.

Lo ha protetto.

Lo ha guidato.

Lo ha controllato.

Aiutandolo a crescere.

Ma ora, durante il percorso insieme, sta scoprendo qualcosa di molto difficile.

Che amare un figlio non significa decidere chi deve diventare.

Significa restargli vicino mentre scopre chi è.

Ed è qui che arriva la parte più dura.

La RESA.

La resa del controllo.

La resa delle aspettative.

La resa dell’idea di pensare di sapere cosa sia meglio per chi amiamo.

Perché amare significa anche insegnare ai nostri figli ad assumersi le responsabilità della propria vita, delle proprie scelte e delle relative conseguenze.

Forse uno dei gesti d’amore più grandi che un genitore possa fare è proprio questo:

continuare ad amare il figlio... anche quando sceglie una strada diversa da quella che aveva immaginato.

🤍

E tu?

Hai mai dovuto rinunciare a un’aspettativa per permettere a qualcuno che ami di essere davvero sé stesso?

P.S. Questo reel nasce da un contenuto che mi ha profondamente colpita e che ringrazio per lo spunto di riflessione (Fonte: Claudio Michelizza).

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31/07/2026

…si, proprio quella da cui ti sei separata quando eravate due nel grembo e poi improvvisamente sei rimasta sola…

Così senti che manca sempre qualcosa per essere felice…e non sai cosa?

Per chi è un gemello superstite, quel vuoto ha un nome: sindrome del gemello scomparso.

“È l’oscurità negli occhi, il sospiro che esce senza volerlo, come se ti mancasse esattamente la tua metà.
Oggi ho scelto di trasformare il dolore in presenza.
Non è un tradimento: è amore che si libera.
Da qui inizio una vita piena, anche per chi non c’è.
Celebro, respiro, mi apro alle opportunità, all’amore, alle amicizie e alle passioni.
Le ferite non mi definiscono: le accolgo e le integro come ho fatto con questa grazie a un lavoro mirato.”

Così lo ha descritto la mia cliente, che finalmente, dopo la sessione, si è sentita libera…serena.

Se ti riconosci in queste parole, non restare sola/o, prenota una sessione: lavoriamo insieme per trasformare quel vuoto in spazio di vita.

Indirizzo

Bellante
64020

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