Dott.ssa Romina Giuliani

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🌶 Biologa Nutrizionista 🥝
🫆 Approccio PNEI & Neurodiversity-informed
📚 Nutraceutica & Medicina funzionale
💡 Microbiota, Neurodivergenze, Disturbi alimentari
ND 🧠
Sardegna 🏡

La ricerca sul neurosviluppo sta approfondendo un possibile punto d’incontro tra autoimmunità, metabolismo del folato e ...
29/10/2026

La ricerca sul neurosviluppo sta approfondendo un possibile punto d’incontro tra autoimmunità, metabolismo del folato e sviluppo cerebrale.

Gli autoanticorpi FRAA sono al centro di studi che esplorano il trasporto del folato verso il sistema nervoso centrale e il possibile contributo di questo meccanismo ad alcune traiettorie dello sviluppo autistico.

È un ambito di ricerca particolarmente interessante per la nutrizione in chiave PNEI, perché mette in relazione processi immunologici, metabolici e neurologici.

La priorità scientifica è comprendere quali sottogruppi presentino alterazioni clinicamente rilevanti e quali interventi possano essere realmente efficaci e sicuri.

Folate in autism neurodevelopment. Frontiers in Nutrition, 2026. DOI: 10.3389/fnut.2026.1927637

I disturbi alimentari non nascono dal nulla e non possiamo continuare a parlarne come se riguardassero soltanto il cibo....
28/10/2026

I disturbi alimentari non nascono dal nulla e non possiamo continuare a parlarne come se riguardassero soltanto il cibo.

Viviamo in una società che ci insegna a controllare il corpo, correggerlo, restringerlo e migliorarne continuamente l'aspetto. Una società in cui il dimagrimento viene spesso celebrato senza conoscerne le ragioni, la restrizione può essere scambiata per disciplina e il senso di colpa dopo un pasto viene banalizzato con un "domani mi rimetto in riga".

Commentiamo i corpi altrui, moralizziamo gli alimenti, proponiamo diete non richieste, trasformiamo la salute in un ideale estetico.

Ma cosa succede quando questi messaggi smettono di essere semplici stimoli esterni e diventano il modo in cui impariamo a giudicare noi stessi?

I disturbi della nutrizione e dell'alimentazione sono condizioni complesse, che possono coinvolgere processi neurocognitivi, autostima, regolazione emotiva, identità e relazioni. Le esperienze delle persone non possono essere ridotte a una questione di volontà.

La società non è l'unica causa di un disturbo alimentare e non tutte le persone esposte alla pressione estetica sviluppano un disturbo e non tutte le storie sono uguali.

Ma il contesto in cui viviamo conta. E interrogarsi su quel contesto è parte della prevenzione.

Conta il modo in cui parliamo del peso ma il riconoscimento dei sintomi anche nei corpi che non corrispondono agli stereotipi, conta la possibilità di chiedere aiuto senza vergogna e di ricevere cure senza essere giudicati.

Come biologa nutrizionista, credo che educare alla nutrizione non significhi insegnare alle persone a controllarsi sempre di più. Significa anche promuovere un rapporto con il cibo che non sia dominato dalla paura, dalla colpa e dalla necessità di meritare ciò che si mangia.

Non possiamo prevenire i disturbi alimentari chiedendo soltanto ai singoli di essere più forti. Dobbiamo interrogarci anche sui messaggi che trasmettiamo, sui comportamenti che normalizziamo e sulle persone che rischiamo di non riconoscere.



Bäck M, Gustafsson SA, Jacobson K, Ljung T, Holmqvist R, Andersson G. A way of relating to life; myself and others — a thematic analysis of patients’ experience of having an eating disorder. Journal of Eating Disorders. 2025
Derenne JL. Eating Disorders: Out With the Old and in With the New. FOCUS. 2024
Steinglass JE, Berner LA, Attia E. Cognitive Neuroscience of Eating Disorders. Psychiatric Clinics of North America. 2019
Coutinho BMDC, Pariz CG, Krahe TE, Mograbi DC. Are you how you eat? Aspects of self-awareness in eating disorders. Personal Neuroscience. 2024

🦠 BARRIERA INTESTINALEMicrobiota, alimentazione, attività fisica e infiammazione sono collegati da una rete di interazio...
26/10/2026

🦠 BARRIERA INTESTINALE

Microbiota, alimentazione, attività fisica e infiammazione sono collegati da una rete di interazioni biologiche sempre più studiata. Ma tra un meccanismo osservato in laboratorio e un intervento efficace nella pratica clinica esiste una differenza importante.

Alcune pubblicazioni approfondiscono diversi aspetti di questa relazione: dalla misurazione della permeabilità intestinale nell'uomo al ruolo dei macronutrienti, fino agli effetti dell'esercizio e dei prebiotici, probiotici e sinbiotici. I risultati sono interessanti, ma mostrano anche alcuni limiti. Per questo è fondamentale non confondere un biomarcatore con una diagnosi, un'associazione con una causa e un risultato sperimentale con una terapia dimostrata.

Ho raccolto nel carosello i principali meccanismi e le pubblicazioni scientifiche di riferimento. Quale aspetto vorresti approfondire in un prossimo contenuto: zonulina, SCFA, probiotici o asse intestino-cervello?

Dmytriv TR, Storey KB, Lushchak VI. Intestinal barrier permeability: the influence of gut microbiota, nutrition, and exercise. Front Physiol. 2024

Camilleri M. Review: Human Intestinal Barrier—Optimal Measurement and Effects of Diet in the Absence of Overt Inflammation or Ulceration. Aliment Pharmacol Ther. 2025

The intestinal barrier: a pivotal role in health, inflammation, and cancer. Lancet Gastroenterol Hepatol. 2025

Yang W et al. Exercise and Intestinal Barrier Integrity: Molecular Mechanisms and Therapeutic Potential in Gut Health and Disease. Biology. 2026

🎗️ 18–24 ottobre 2026SETTIMANA DELLE DISABILITÀ INVISIBILINon tutte le disabilità si vedono e non tutto ciò che non si v...
24/10/2026

🎗️ 18–24 ottobre 2026
SETTIMANA DELLE DISABILITÀ INVISIBILI

Non tutte le disabilità si vedono e non tutto ciò che non si vede è meno reale.

Lo scrivo da professionista della salute, ma soprattutto da persona che conosce sulla propria pelle cosa significa convivere con condizioni che non sempre gli altri riescono a comprendere.

La mia disabilità influenza il mio modo di percepire, elaborare e affrontare il mondo.

Ci sono giorni in cui il dolore è difficile da ignorare, la stanchezza sembra non lasciare spazio a nulla e anche le attività più semplici richiedono un'energia che non sempre ho a disposizione. Ci sono momenti in cui il corpo rallenta, mentre la mente fatica a tenere insieme pensieri, impegni e priorità. Giorni in cui la brain fog e il sovraccarico sensoriale rendono tutto più complesso.

Eppure, da fuori, potrei sembrare perfettamente in grado di fare tutto. Apparentemente funzionale.

Lavoro, sorrido, mi occupo degli altri, studio, progetto e porto avanti le mie responsabilità.

Ma essere capace di fare qualcosa non significa poterlo fare senza conseguenze.

A volte, quello che si vede è soltanto il risultato finale. Non si vede l'energia necessaria per arrivarci, la fatica affrontata, il recupero dopo una giornata impegnativa o tutto ciò a cui ho dovuto rinunciare per riuscire a fare anche una sola cosa.

Ed è proprio questa una delle contraddizioni più difficili da spiegare quando si vive con una disabilità invisibile.

Riuscire a fare qualcosa non significa stare bene.

Non significa non avere bisogno di aiuto. E, soprattutto, non significa che ogni giorno sarà uguale a quello precedente.

Non chiedo compassione, anzi. Esiste una differenza profonda tra essere compatiti ed essere compresi.

So quanto possa essere difficile vivere in una società che tende a misurare le capacità di una persona attraverso ciò che riesce a mostrare, anziché attraverso la complessità della sua esperienza.

Non tutto ciò che è invisibile è assente e nessuno dovrebbe essere costretto a dimostrare il proprio valore o la legittimità dei propri bisogni per essere rispettato.





⚡Energy drink: più energia o meno sonno?Una lattina per restare svegli a studiare. Un'altra per affrontare una giornata ...
23/10/2026

⚡Energy drink: più energia o meno sonno?

Una lattina per restare svegli a studiare. Un'altra per affrontare una giornata impegnativa. Ma cosa succede quando la stanchezza diventa un'abitudine e la caffeina sembra la soluzione più semplice?

Una revisione scientifica pubblicata nel 2026 sulla rivista Nutrients ha approfondito il rapporto tra consumo di bevande energetiche, sonno, funzioni cognitive e salute metabolica negli adolescenti.

Il punto è che sentirsi più svegli non significa aver recuperato le energie.

La caffeina può aumentare temporaneamente la vigilanza, ma può anche interferire con il sonno. E dormire poco, soprattutto durante l'adolescenza, può ripercuotersi sull'attenzione, sul comportamento alimentare e sul benessere quotidiano.

E le versioni senza zuccheri? Riducono il contributo degli zuccheri, ma non eliminano gli eventuali effetti collaterali.

Per i genitori è importante capire perché un ragazzo sente il bisogno di ricorrervi: dorme abbastanza? È spesso stanco? Ha ritmi troppo intensi?

All'adolescente che ne fa uso abituale, se hai bisogno di uno stimolante per arrivare a fine giornata, forse vale la pena chiederti da dove nasce quella stanchezza.

Senza giudizi e senza allarmismi: conoscere gli effetti delle proprie abitudini è il primo passo per fare scelte più consapevoli.

E tu? Quanto influisce la stanchezza sulle scelte quotidiane dei ragazzi?

Sakkas GK et al. Nutrients. 2026;18(18):2946.
https://doi.org/10.3390/nu18182946

Il desiderio di alimenti dolci nelle ore serali è un fenomeno complesso, sul quale possono convergere diversi fattori fi...
22/10/2026

Il desiderio di alimenti dolci nelle ore serali è un fenomeno complesso, sul quale possono convergere diversi fattori fisiologici, circadiani e comportamentali.

Ritmo circadiano. Il nostro organismo presenta variazioni nell'arco delle 24 ore che coinvolgono appetito, metabolismo e comportamento alimentare. Anche il cronotipo, cioè la predisposizione individuale a essere più attivi al mattino o alla sera, può influenzare gli orari dei pasti.

Sonno e appetito. La restrizione del sonno può modificare alcuni aspetti della regolazione dell'appetito e della risposta agli stimoli alimentari, favorendo in determinate condizioni il desiderio di alimenti gratificanti.

Adeguatezza dell'alimentazione. Una distribuzione dei pasti non adeguata ai propri fabbisogni, un apporto energetico insufficiente durante la giornata o intervalli prolungati tra i pasti possono contribuire alla fame serale.

Ricompensa e apprendimento. Il dolce può assumere anche un significato gratificante e diventare parte di un rituale associato alla conclusione della giornata. Le associazioni apprese tra contesto, emozioni e cibo possono contribuire a rendere il desiderio ricorrente.

E quando il desiderio compare durante la notte? È importante distinguere il normale consumo di un alimento dopo cena da episodi ricorrenti di alimentazione notturna, soprattutto quando sono associati a risvegli, difficoltà del sonno o disagio significativo.

Non esiste, quindi, una spiegazione unica per la voglia di dolce serale. Per comprenderla è necessario considerare il comportamento alimentare nel suo insieme, senza attribuirlo automaticamente a picchi insulinici, carenze nutrizionali o squilibri ormonali.

La domanda da porsi non è soltanto quanto desideriamo un dolce, ma in quale contesto nasce quel desiderio.

Lv W, Finlayson G, Dando R. Sleep, food cravings and taste. Appetite. 2018.

PEA e luteolina: nuove prospettive per la salute del cervello?L'invecchiamento cerebrale è un processo complesso, associ...
21/10/2026

PEA e luteolina: nuove prospettive per la salute del cervello?

L'invecchiamento cerebrale è un processo complesso, associato a diversi fenomeni biologici, tra cui neuroinfiammazione, stress ossidativo, disfunzione mitocondriale e senescenza cellulare.

Una revisione narrativa pubblicata nel 2026 sulla rivista Nutrients analizza il possibile ruolo della palmitoiletanolamide (PEA), della luteolina e della loro formulazione co-ultramicronizzata, PEA-Lut, nei processi coinvolti nel declino cognitivo e nelle demenze.

Che cosa emerge dalla ricerca? Gli studi preclinici suggeriscono possibili effetti sulla modulazione delle risposte neuroinfiammatorie, dello stress ossidativo e di alcuni meccanismi coinvolti nella sopravvivenza neuronale.

Ma c'è una distinzione fondamentale da fare. I risultati ottenuti in laboratorio e nei modelli animali non equivalgono a un'efficacia dimostrata nell'essere umano.

Le evidenze specifiche per il deterioramento cognitivo lieve e la malattia di Alzheimer sono ancora limitate. Servono studi clinici più ampi e rigorosi per chiarire efficacia, dosaggi e sicurezza a lungo termine.

Il punto non è trovare la molecola miracolosa, ma comprendere i meccanismi biologici senza perdere di vista le evidenze cliniche.

La nutraceutica può essere oggetto di ricerca e, in contesti appropriati, parte di un approccio integrato. Non sostituisce le terapie validate e non giustifica l'autosomministrazione.

https://doi.org/10.3390/nu18182949

CARNE ROSSA E DIABETE TIPO 2: E SE ENTRASSE IN GIOCO ANCHE L'INFIAMMAZIONE?Quando parliamo di alimentazione e rischio me...
20/10/2026

CARNE ROSSA E DIABETE TIPO 2: E SE ENTRASSE IN GIOCO ANCHE L'INFIAMMAZIONE?

Quando parliamo di alimentazione e rischio metabolico, siamo abituati a considerare calorie, grassi, zuccheri e composizione complessiva della dieta.

Ma la ricerca sta esplorando anche un'altra dimensione: l'interazione tra ciò che mangiamo e il nostro sistema immunitario.

Al centro di una nuova ipotesi scientifica troviamo il Neu5Gc, un acido sialico presente nei tessuti di diversi mammiferi non umani, che l'organismo umano non è in grado di produrre autonomamente.

Attraverso l'alimentazione, piccole quantità di questa molecola possono essere incorporate nei tessuti umani e interagire con anticorpi specifici.

Da qui nasce una domanda: questa interazione potrebbe contribuire all'infiammazione cronica di basso grado (low-grade inflammation) e, indirettamente, influenzare il rischio metabolico?

Sappiamo che l'infiammazione cronica è coinvolta nei meccanismi dell'insulino-resistenza, una delle alterazioni alla base del diabete mellito di tipo 2.

Uno studio presentato all'EASD ha osservato un'associazione tra maggiore assunzione alimentare stimata di Neu5Gc e un rischio relativo di diabete tipo 2 superiore del 63% nel gruppo con l'esposizione più elevata rispetto a quello con l'esposizione più bassa.

Attenzione, però, non è dimostrato che il Neu5Gc provochi il diabete, né che l'infiammazione rappresenti il meccanismo responsabile dell'associazione osservata.

Il rischio metabolico è multifattoriale e coinvolge predisposizione individuale, adiposità, alimentazione, attività fisica, sonno e numerosi processi biologici.

La prospettiva integrata ci invita a studiare le connessioni tra alimentazione, sistema immunitario, microbiota e metabolismo, senza attribuire a una singola molecola un ruolo che la ricerca deve ancora chiarire.

La domanda, quindi, non è se dobbiamo demonizzare la carne, ma come la qualità e la quantità degli alimenti si inseriscano nel modello alimentare complessivo e nella salute metabolica.

Salva il post per ritrovarlo e condividilo con chi ama comprendere la nutrizione attraverso la ricerca scientifica.



Nella mia pratica professionale mi capita spesso di incontrare genitori di bambini neurodivergenti che hanno deciso, aut...
19/10/2026

Nella mia pratica professionale mi capita spesso di incontrare genitori di bambini neurodivergenti che hanno deciso, autonomamente e no, di eliminare interi gruppi alimentari o nutrienti essenziali dalla dieta dei propri figli. Il desiderio di aiutarli è comprensibile.
Quando si cerca una risposta, soprattutto di fronte a difficoltà complesse, è facile imbattersi in informazioni che attribuiscono all'alimentazione un ruolo risolutivo. Ma tra un'ipotesi biologicamente plausibile e un intervento supportato da evidenze scientifiche c'è una differenza importante.

Tra gli alimenti e i nutrienti più demonizzati troviamo:

🌾 Il glutine, spesso eliminato anche in assenza di celiachia, allergia al frumento, gluten sensitivity o altre indicazioni cliniche.

🥛 I latticini, considerati un unico grande gruppo, senza distinguere tra caseina, lattosio e le diverse condizioni che possono richiedere interventi specifici.

🫘 I legumi, esclusi perché provocano gonfiore, senza valutare la quantità, la preparazione e le possibili strategie per migliorarne la digeribilità.

🍎 La frutta, ingiustamente limitata perché contiene zuccheri (come se fossero il male assoluto), dimenticando che questi alimenti apportano anche fibre, vitamine, minerali e composti bioattivi.

💊 E poi ci sono gli integratori, acquistati e somministrati sempre più spesso senza una preventiva valutazione professionale, senza aver verificato eventuali carenze e senza definire un obiettivo clinico preciso.

Il problema non è soltanto ciò che viene eliminato o aggiunto. È anche ciò che rischia di mancare: varietà alimentare, adeguatezza nutrizionale e un rapporto sereno con il cibo, soprattutto quando sono presenti selettività alimentare, sensibilità sensoriali o difficoltà gastrointestinali. È fondamentale evitare che restrizioni non necessarie rendano l'alimentazione ancora più limitata.

La revisione scientifica che accompagna questo carosello offre uno spunto per distinguere le evidenze dalle convinzioni diffuse.

💡 Ti è mai capitato di imbatterti in consigli nutrizionali che demonizzano nutrienti e alimenti?





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