20/10/2026
E SE IL CORPO NON FOSSE DA SCOPRIRE, MA DA COSTRUIRE? IL CORPO YOGICO NELLE TRADIZIONI TANTRICHE PREMODERNE
Siamo abituati a pensare al corpo come a qualcosa di puramente fisico: muscoli, ossa, organi, nervi. Ma alcune tradizioni premoderne tantriche dell'India hanno elaborato una concezione radicalmente diversa.
Il corpo non è soltanto qualcosa che possediamo: può diventare uno strumento di trasformazione e liberazione.
In diverse correnti ascetiche indiane, il corpo e i sensi sono stati considerati possibili ostacoli al raggiungimento della liberazione (mokṣa). Numerose tradizioni tantriche, invece, hanno attribuito al corpo un ruolo fondamentale nel percorso spirituale.
Nasce così una delle concezioni più affascinanti della cultura religiosa indiana: quella di un corpo yogico, organizzato secondo particolari corrispondenze tra l'essere umano e l'universo.
Preferisco utilizzare l'espressione corpo yogico anziché corpo sottile (sūkṣmaśarīra), poiché quest'ultima può generare un equivoco terminologico. Nella filosofia indiana, infatti, il sūkṣmaśarīra designa, in particolare nel Sāṃkhya e nel Vedānta, il corpo trasmigrante dell'individuo. Il corpo yogico delle tradizioni tantriche, invece, è una configurazione del corpo elaborata attraverso specifiche dottrine e pratiche contemplative e rituali. Si tratta di concezioni che possono intersecarsi, ma che è opportuno distinguere.
Come è organizzato questo corpo yogico?
Le diverse tradizioni descrivono strutture complesse, tra le quali troviamo:
- cakra: centri rappresentati simbolicamente come ruote o fiori di loto;
- nāḍī: canali che costituiscono parte della particolare fisiologia yogica;
- kuṇḍalinī: una potenza latente da ridestare che, in determinate tradizioni śaiva e śākta, è associata a specifici processi di trasformazione spirituale.
Ma attenzione: non esiste un unico sistema tantrico dei cakra!
La celebre rappresentazione dei sette cakra, oggi diffusissima nei corsi di yoga e nella spiritualità contemporanea, non costituisce un modello universale dell'antico tantrismo indiano. I testi testimoniano sistemi differenti, con numeri, disposizioni, divinità e funzioni che variano secondo le tradizioni.
E qui arriviamo all'aspetto forse più sorprendente: il corpo yogico non è semplicemente un'anatomia invisibile da scoprire, ma anche una realtà da "costruire" attraverso la pratica. Mediante la visualizzazione, i mantra, l'iniziazione e particolari procedimenti rituali, il praticante configura il proprio corpo come uno spazio sacro.
Attraverso la pratica del nyāsa, il praticante colloca simbolicamente determinate divinità o potenze divine nelle diverse parti del proprio corpo, servendosi di mantra e, spesso, di gesti rituali. In questo modo, il corpo viene progressivamente consacrato e trasformato in uno spazio sacro, nel quale trovano rappresentazione le divinità, gli elementi e i principi che costituiscono l'universo. Il corpo umano diventa così una rappresentazione rituale del cosmo.
Come ha evidenziato mirabilmente Gavin Flood nei suoi studi sul corpo tantrico, le pratiche e le tradizioni testuali contribuiscono a modellare il corpo religioso del praticante: non si tratta semplicemente di possedere un corpo, ma di "trasformarlo" attraverso una disciplina.
In questa prospettiva, la liberazione non richiede necessariamente di rifiutare il corpo. Il corpo stesso può diventare uno dei principali strumenti attraverso i quali si realizza il percorso spirituale.
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